22/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Oltre cinquemila firme per chiedere ai Governi di occuparsi delle malattie dimenticate
In 30 anni, i farmaci usciti sul mercato per le malattie dimenticate, quelle che portano morte e sofferenza nei Paesi poveri, sono 21. Ma se dal conteggio si tolgono i tre preparati per la tubercolosi e gli otto per la malaria, malattie che ogni tanto riescono a sfondare il muro del silenzio, il numero scende a dieci. Una media dunque di un farmaco nuovo ogni tre anni, a fronte di un totale di 1.556 nuove medicine introdotte dal 1975 al 2005.

Manifesto sulla strategia contro la tubercolosi in India. Copyright - Who/P. Virot Vuoti da colmare. Il tema sarà argomento di discussione nella prossima Assemblea mondiale della sanità (World Health Assembly), che prenderà il via a Ginevra il 22 maggio e durerà fino al 27. A seguito di una risoluzione proposta da Brasile e Kenya, si parlerà di ricerca e sviluppo e dei vuoti presenti. E sempre in occasione dell’Assemblea mondiale, verrà presentato l’appello internazionale per la ricerca e lo sviluppo promosso da Drugs for Neglected Diseases initiative (Attività a favore dei farmaci per le malattie dimenticate): lanciato un anno fa, si rivolge ai governi perché diano il loro supporto economico e il loro sostegno alla ricerca di nuovi farmaci, vaccini e strumenti diagnostici per le malattie dimenticate. Appoggiato da Oswaldo Cruz Foundation (Brasile), Indian Council of Medical Research, Médecins sans frontières, Bios Initiative (Australia), Kenya Medical Research Institute, Institut Pasteur (Francia), Ministero della salute della Malesia, Oxfam, l’appello in meno di un anno ha raccolto oltre 5.200 firme, fra cui 19 Premi Nobel.

Acqua stagnante in Etiopia, dove proliferano le zanzare portatrici di malaria. Copyright - Who/P. Virot Solo l’un per cento. Ogni giorno oltre 35mila persone muoiono per Aids, malaria e tubercolosi, le più conosciute, ma anche per malattie come leishmaniosi, morbo di Chagas, malattia del sonno, assai meno note. Per tutte queste patologie, nonostante colpiscano centinaia di milioni di persone, non vi è una possibilità di prevenzione, diagnosi e terapia sicure ed efficaci. Una prima valutazione sui farmaci prodotti dall’industria fra il 1975 e il 1999 aveva già fatto vedere come i prodotti per le malattie dimenticate non fossero molto presenti: 16 su 1.393, ma soltanto nove se non si contano i tre per la tubercolosi e i quattro per la malaria. Negli anni successivi, fra il 2000 e il 2004, la situazione non è cambiata: un solo farmaco nuovo, per la terapia della leishmaniosi, quattro se si considerano le tre novità per la malaria, basate sui derivati della pianta cinese Artemisia annua. Un quinto prodotto, sempre per la malaria, non è in realtà una sostanza nuova, ma una combinazione di due già note. Considerando il periodo complessivo, il totale di 21 farmaci, comprensivo di quelli per malaria e tubercolosi, rappresenta circa l’un per cento dei nuovi composti, nonostante queste malattie rappresentino il 12 per cento del carico globale di malattie nel mondo.

Industria farmaceutica in Etiopia. Copyright - Who/P. Virot Sveglia ai governi. Qualcosa è stato fatto, ma poco, troppo poco. Si inizia a parlare dello squilibrio esistente nella ricerca medica, sono nate collaborazioni di ricerca per trovare nuove terapie, strumenti diagnostici e di prevenzione. Ma gli investimenti finora effettuati dai governi lasciano molto a desiderare, con un contributo pari solo al 17 per cento: tutta la restante cifra è appannaggio di inziative filantropiche. L’appello richiede ai governi non solo un maggiore sostegno finanziario, ma anche un diverso modo di vedere la ricerca nei confronti di tali patologie, affinché trovi un posto fra le priorità dell’industria e vengano stabilite nuove regole per garantire il diritto alla salute e alle terapie ovunque, anche nei Paesi poveri. Ne deriva lo slogan dell’Appello che verrà portato all’Assemblea: “I nostri governi hanno la malattia del sonno?”, che ha la speranza di svegliare dal torpore e far rimboccare le maniche, a tutti.

 

Valeria Confalonieri

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