Per Nurjaha Begum, direttrice della Grameen Bank, il microcredito ha cambiato la vita di molti bengalesi
Quando una terribile carestia colpì il Bangladesh nel 1974, facendo migliaia
di vittime, Nurjaha Begum aveva solo 22 anni, ma da lì a poco sarebbe divenuta
la direttrice
generale della Grameen Bank, la prima banca per i poveri fondata dal professore
di economia Muhammad Yunus. E' diventata un’esperta delle condizioni
in cui vivono le popolazioni rurali del suo Paese e oggi organizza programmi di
formazione per dirigenti, clienti e organizzazioni che replicano i modelli della
Grameen Bank in altre nazioni. I principi sono quelli a cui le banche tradizionali
non credono: dare credito a chi non ha nulla, le persone senza terra e proprietà,
donne nel 96 percento dei casi. In trent’anni i passi compiuti sono incredibili
e hanno scosso la società bengalese dalle fondamenta.
Dal 1976, quando la Grameen Bank è nata, cos’è cambiato nel suo Paese?
Rispetto a trent’anni fa la povertà è diminuita. Il reddito annuo è cresciuto
a 420 dollari. Le famiglie hanno una maggiore capacità di pianificazione della
loro vita e più bambini vanno a scuola. Grazie al microcredito la partecipazione
delle donne nelle attività economiche è la più alta dell’Asia meridionale.
Una piccola rivoluzione, insomma…
Direi una rivoluzione silenziosa. Trent’anni fa le donne avevano una mobilità
sociale molto ridotta. In pubblico non potevano guardare gli uomini negli occhi
e mostrare loro il volto. Quando gli uomini entravano in casa loro, subito scomparivano.
Oggi il microcredito permette alle donne di essere coinvolte in diverse attività
e di prendere decisioni insieme con il marito all’interno della famiglia. Ora
guadagnano soldi e non dipendono più da nessuno. Anche i divorzi sono diminuiti,
perché prima gli uomini lasciavano facilmente le donne e i figli quando non erano
in grado di mantenerli. Ora, grazie alle entrate delle donne, la famiglia è più
stabile. Attualmente abbiamo 6 milioni di persone che usufruiscono del microcredito,
per lo più donne. Loro ricevono anche un prestito sulla casa e diventano quindi
proprietarie del terreno dove essa sorge. I mariti sono obbligati a lasciare che
la loro proprietà immobiliare sia a nome della moglie. Se divorziassero, non avrebbero
scelta, se ne dovrebbero andare.
Si riducono quindi anche le discriminazioni?
Sì. Più bambini e ragazzi vanno a scuola e proseguono fino
all’università. Alcuni
cominciano anche ad andare all’estero per delle specializzazioni. Il
microcredito
riesce indirettamente a valorizzare ogni talento e potenzia i diritti
umani per
i poveri, in particolare quelli delle campagne. La Grameen Bank,
infatti, lavora
solo nei villaggi con i più indigenti, dove abbiamo 2mila filiali. Qui
stiamo
lottando contro la tradizione della dote, che costringe i genitori a
spendere
molti soldi o a indebitarsi per far sposare le figlie. Insomma, ci sono
ancora
molte discriminazioni fra maschi e femmine, ma non come un tempo.
Prima solo i bambini andavano a scuola, ora ci vanno sempre più
bambine.
Il Bangladesh può essere un modello per gli altri Paesi poveri?
La Grameen Bank ha raggiunto 80 milioni di persone in Asia e molte altre in America
Latina. In Bangladesh diciassette milioni ne fanno uso. Le donne lavorano, più
bimbi vanno a scuola, ma resta il problema dell’instabilità politica.
Recentemente, infatti, ci sono stati scioperi e scontri tra manifestanti dell’opposizione
e polizia.
C’è un forte conflitto fra il partito di maggioranza e quello di opposizione.
E’ come uno scontro fra due persone che non si amano. Abbiamo bisogno di un cambiamento,
di una buona leadership che porti benessere nella popolazione.
Perché il suo Paese è così dimenticato dal resto del mondo? Quando ci furono
grandi carestie e alluvioni pochi vi aiutarono.
Meglio così. Nel 1998 abbiamo avuto alluvioni per tre mesi, ma anche attraverso
il microcredito siamo riusciti a cavarcela. Nessuno allora è morto di fame. Possiamo
uscire da soli da queste situazioni. Non dobbiamo dipendere da altri, ma imparare
a cavarcela con le nostre mani.