18/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Ancora tre morti, mentre tentano lo sbarco in Yemen, nel golfo di Aden
La scena è sempre la stessa, quasi ogni giorno. Una pattuglia di guardie di frontiera dello Yemen, mentre perlustra le coste, rinviene dei cadaveri sulla spiaggia. Sono i migranti che, mettendo a repentaglio la propria vita, tentano di entrare nel Paese attraversando il braccio di mare che separa il Corno d’Africa dalla penisola arabica. Le ultime tre vittime di questo massacro silenzioso sono quelle di ieri.
 
Una bara a cielo aperto. E’ il golfo di Aden, che nel punto più stretto, chiamato Bab el Mandeb, tra il Gibuti e lo Yemen, misura solo 16 chilometri. Quella zona di mare è diventata, in alternativa alle rotte della disperazione verso l’Europa (sempre più militarizzate), la porta d’accesso di una vita migliore per migliaia di somali, eritrei ed etiopi. In fuga dalla fame, dalle malattie e dalle guerre. Ma sempre più spesso la traversata, che per quanto breve è caratterizzata da forti correnti, diventa un viaggio di sola andata. Alcuni esempi, solo restando ai dati impressionanti del 2006: il 16 gennaio, un barcone carico di persone si rovescia e 20 di loro annegano nelle acque del golfo di Aden. La notte tra il 21 e il 22 gennaio, 91 migranti perdono la vita dopo essere stati costretti a saltare in acqua dagli scafisti che avevano avvistato una motovedetta della Guardia Costiera yemenita. Stessa sorte, il 25 febbraio, per 60 persone, per di più donne e bambini. Si potrebbe continuare, visto che secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Acnur), che ha una base nella cittadina di Mayfa’a, nello Yemen meridionale, sono in media 100 al giorno i migranti che tentano la traversata, in particolare nel periodo più favorevole, quello tra settembre e marzo. Una stima delle vittime è impossibile, per l’assenza di qualunque forma di verifica e per l’alto numero dei dispersi, ma si parla di migliaia di persone in pochi anni.
 
rifugiati somali in yemenUn carico di speranza. “E' incredibile che tanta gente continui a morire solo perché cerca di raggiungere una vita migliore”, ha dichiarato Astrid Van Genderen Stort, portavoce dell’Acnur a Ginevra. “Troppa gente è morta inutilmente nel tentativo di attraversare quel tratto di mare”.
Il viaggio costa relativamente poco, rispetto alle rotte dell’immigrazione clandestina, visto che un passaggio in barcone dalle coste africane allo Yemen si aggira attorno ai 50 dollari statunitensi. Ma il prezzo è basso per l’alto livello di rischio del tragitto e per la sorveglianza stretta delle forze navali yemenite. Nonostante tutto, sono migliaia i migranti che tentano lo stesso, per il fatto che lo Yemen è uno dei pochi paesi nella regione ad aver aderito alla Convenzione Onu sui rifugiati del 1951 e, quando un immigrato tocca terra, scattano le procedure di accoglienza. Il migrante riceve subito lo status di rifugiato sulla base della sua nazionalità e non in base a un esame individuale. Per questo motivo, secondo le stime dell’Acnur, al momento vivono in Yemen circa 80mila rifugiati, per il 90 percento somali. Lo Yemen è una meta per questo, cioè per la possibilità di essere accolti come rifugiati e non espulsi subito, ma non è qui che i migranti vogliono vivere e lavorare.
 
mappa della rotta tra il corno d'africa e lo yemenPosto di passaggio. Una rete criminale ben organizzata, e che conta su salde collusioni negli ambienti della polizia yemenita, dopo il riconoscimento dello status di rifugiato si occupa di ‘piazzare’ i migranti all’estero. L’obiettivo reale è quello di proseguire il viaggio verso i paesi ricchi del Golfo Persico, in particolare l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar, oppure raggiungere Israele o ancora il Libano, in modo da, in un secondo momento, tentare di proseguire il viaggio della speranza verso l’Europa. Molti si fermano nei cantieri edili del Golfo, sfruttati come schiavi, in particolare le donne, che diventano vittime di abusi sessuali di ogni genere da parte dei signori del petrolio. L’Acnur collabora con le autorità in Somalia ed Etiopia a una campagna di sensibilizzazione sui pericoli del viaggio nelle mani dei trafficanti attraverso il Golfo di Aden. L’organizzazione Onu, a gennaio, ha prodotto un video a questo scopo e sta lavorando a un programma radiofonico nelle lingue locali, nel tentativo di raggiungere un maggior numero di persone, visto che la radio rappresenta il mezzo di comunicazione più diffuso in quella zona.
Allo stesso tempo, a novembre 2005, l’Acnur ha firmato un accordo con il governo yemenita per registrare i rifugiati, e fino a ora sono circa 16mila le persone censite solo a Sana'a, la capitale dello Yemen, dove vive la maggior parte dei rifugiati. Il programma proseguirà in cinque altri centri di registrazione in tutto il paese. 

Christian Elia

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