18/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il regime di Assad continua a reprimere le opposizioni, anche per conto dell’Iran
Il regime siriano continua a promettere riforme e a reprimere le opposizioni, anche quelle più moderate, come dimostrano gli arresti dell'avvocato al Bunni e dello scrittore Michel Kilo, che ha seminato sconforto nell’opinione pubblica siriana. Un altro dissidente, un iraniano, è stato arrestato a Damasco e consegnato alle autorità di Teheran. L’asse tra Siria e Iran si va rinsaldando su due capisaldi: la resistenza alle pressioni occidentali e la repressione del dissenso interno.

Anwar al BunniAnwar al Bunni. I servizi di sicurezza siriani hanno arrestato ieri un altro dissidente, l’avvocato per i diritti umani Anwar al Bunni. Al Bunni, tra i più noti protagonisti dell’opposizione al regime di Bashar Assad, aveva aperto pochi mesi fa un centro per la tutela dei diritti civili a Damasco con fondi dell’Unione Europea. Ma le autorità lo avevano subito chiuso. La famiglia ha denunciato l’arresto, e ha raccontato che al Bunni è stato portato via nella notte de uomini dei servizi segreti: “Anwar ha chiesto loro di mostrare il mandato di arresto –ha dichiarato la figlia -, ma loro lo hanno spinto a forza nell’auto e l’hanno portato via”. Anche al Bunni era tra i firmatari della petizione Beirut-Damasco, costata l’arresto anche a diversi altri intellettuali e oppositori politici del regime, tra cui Michel Kilo.
 
Michel KiloMichel Kilo. Michel Kilo, un attivista per i diritti umani di 66 anni, è stato arrestato domenica dalle forze di sicurezza siriane e incarcerato senza esplicite accuse a suo carico. Il suo arresto ha colpito molto gli analisti e la gente comune: “Kilo non aveva mai espresso posizioni radicali sul regime di Bashar Assad – ha dichiarato Ammar Korabi, dell’organizzazione Siriana per i Diritti Umani – e nemmeno chiesto la sua rimozione. Desiderava solo vedere il regime riformarsi in modo da consentire alla popolazione una reale libertà di istruzione”. Non si tratta di un caso isolato: in Siria l’arresto di esponenti dell’opposizione, islamica e curda in particolare, è una cosa piuttosto frequente, nelle scorse settimane la stessa sorte è toccata anche ad altri oppositori meno famosi di lui. Secondo la maggior parte degli osservatori, Kilo è stato arrestato per essere stato il primo firmatario di una dichiarazione, firmata anche da altri 130 intellettuali siriani e 138 libanesi, in cui si chiedeva un riequilibrio delle relazioni tra Siria e Libano, decisamente peggiorate dall’omicidio dell’ex Premier libanese Rafiq Hariri, nel febbraio 2005, e dal conseguente ritiro delle truppe siriane dal libano. Altri sostengono che l’arresto sia da mettere in relazione con l’ultimo articolo da lui pubblicato, intitolato “Necrologio per la Siria”, in cui criticava l’atteggiamento schizofrenico del presidente Assad, sempre conciliante nelle dichiarazioni pubbliche e inflessibile nel dare la caccia ai dissidenti. Amnesty International ha criticato duramente gli arresti indiscriminati del regime. Kilo era già stato detenuto per diciotto mesi negli anni ’80, e dopo la liberazione era fuggito a Parigi. Con l’avvento di Bashar Assad, nel 2000, era tornato in Siria, sperando di assistere a una stagione di riforme, ma è stato presto deluso dai proclami mai attuati. Il suo arresto, sostiene un altro dei firmatari della dichiarazione Damasco-Beirut, “dimostra che il regime è ormai trincerato sulla difensiva”. Anche Ayman Abdul Noor, un Baathista moderato, sostiene che “le forze di sicurezza sono molto preoccupate per la stabilità del regime, e annientando un gruppo di 200 dissidenti, credono di essersi liberati dell’opposizione interna”.
 
Bashar Assad e Ahmadinejad a colloquioL’asse Iran-Siria. Gli arresti del regime di Damasco confermano anche che si sta rinsaldando il legame strategico tra Siria e Iran. Le due potenze regionali sono accomunate dall’essere nel mirino degli Stati Uniti, che le accusano di ingerenze nel conflitto iracheno, ma anche dall’essere guidate da un potere legato alla componente sciita (la Siria è un Paese a maggiornza sunnita, ma il gruppo al governo in Siria è alawita, una setta dello sciismo). Questo legame passa anche per il sostegno che il gruppo islamico Hizbollah, con base in Libano, trova sul territorio siriano e iraniano: secondo le accuse degli Stati Uniti, Iran e Siria stanno usando le milizie Hizbollah anche per inserirsi nel vuoto di potere in Palestina. Siria e Iran sono inoltre accomunate dal comune riferimento alla Russia in materia di forniture militari. Contemporaneamente all’annuncio della detenzione di Kilo, l’organizzazione Siriana per i Diritti Umani ha anche denunciato l’arresto di Said Faki, un dissidente iraniano. Faki, che fa parte dell’Organizzazione per la liberazione di Ahvatz, la regione abitata dalla minoranza sunnita nel sud dell’Iran, è stato consegnato insieme a un numero imprecisato di dissidenti nelle mani dei servizi segreti iraniani. Faki e gli altri rischiano il carcere a vita, torture e forse la forca, ma questo per il regime di Damasco è secondario. Oggi, per Assad e il presidente iraniano Ahmadinejad,  le priorità essenziali sono restare al potere ed evitare l’isolamento internazionale, anche al prezzo della vita di tanti cittadini, colpevoli solo di aver sognato un Paese diverso. 

Naoki Tomasini

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