17/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli Usa riaprono l’ambasciata a Tripoli. Adesso Gheddafi può dedicarsi ai suoi affari, a partire dai migranti
Da ieri la Libia non è più uno stato canaglia. Gli Stati Uniti d’America hanno riaperto la loro sede diplomatica a Tripoli e hanno elogiato Gheddafi e i suoi sforzi verso la distensione internazionale. Un altro successo per il Colonnello che, grazie all’arte della doppiezza politica, può adesso dedicarsi agli affari che più gli stanno a cuore, giocando sempre con la comunità internazionale. Come con l’Italia, che il leader della rivoluzione libica ricatta con il controllo dei flussi dell’immigrazione clandestina.
 
un cartellone celebrativo del colonnello gheddafiSenza esclusione di colpi. Andiamo con ordine. “Questo passo è il risultato tangibile della storica decisione presa dai libici nel 2003 di rinunciare al terrorismo e di abbandonare le armi di sterminio. La Libia rappresenterà un modello da prendere come esempio”. Con queste parole Condoleezza Rice, segretario di Stato Usa, ha commentato la decisione dell’amministrazione Bush di riaprire i rapporti diplomatici con Tripoli. L’evento è il culmine della strategia politica di Gheddafi che, in particolare dopo l’invasione dell’Iraq nel 2003, ha compreso come le relazioni internazionali siano profondamente mutate. Il Colonnello per anni ha provocato, grazie all’esistenza dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti, presentandosi come il paladino del panarabismo dopo Nasser in Egitto. Dopo la rivoluzione del 1969, quando il giovane colonnello Gheddafi guida un colpo di stato contro il re libico Idriss, i rapporti tra Washington e la Libia si deteriorano sempre più. Nel 1972 i primi screzi, ma è nel 1981 che gli Usa interrompono le relazioni diplomatiche con Gheddafi, accusato di essere il principale sponsor del terrorismo internazionale. Due gli episodi principali: l’attentato a Berlino nel 1986, davanti a una discoteca frequentata da militari Usa (che causa la morte di due soldati statunitesi, di una donna turca e il ferimento di oltre 200 persone) e la bomba sul volo 103 della Pan Am, nei cieli di Lockerbie, in Scozia, che causò la morte di 270 persone. La reazione degli Stati Uniti fu durissima: una serie di attacchi militari contro la Libia culminati nel bombardamento di Tripoli ordinato dal presidente Usa in persona, Ronald Reagan, che causò la morte di 40 persone, tra cui la figlia più piccola del Colonnello, Hanna.
 
il colonnello gheddafiFolgorati sulla via del petrolio. Come si è passati da un odio tanto profondo alle dichiarazioni d’amore delle ultime ore? Il percorso di riavvicinamento è cominciato nel 1999, quando Gheddafi, sempre più isolato a livello internazionale e di fronte alla crisi economica del Paese, decide di dare un segnale alla comunità internazionale consegnando due ufficiali dei servizi segreti libici sospettati di aver pianificato e realizzato l’attentato di Lockerbie. Da quel momento, grazie alle riserve petrolifere della Libia, che a causa dell’embargo internazionale sono state fino a ora sottoutilizzate, gli Stati Uniti e il resto del mondo cambiano atteggiamento verso Tripoli. Nel 2003, spaventato dalla sorte toccata a Saddam, che lo fa temere per il suo destino, Gheddafi rinuncia pubblicamente al programma militare per la produzione di armi chimiche e atomiche. Questo è il passaggio fondamentale, quello che serviva all’amministrazione Bush per presentare Gheddafi come un uomo nuovo, una sorta di paladino della pace, il cui mutamento sarebbe servito da monito a tutti i dittatori anti – americani. Tutti soddisfatti quindi: Gheddafi esce dall’isolamento internazionale che ne mina il regime e gli Stati Uniti, a gennaio 2005, incassano la vittoria, per le loro aziende petrolifere, del bando per l’esplorazione di 15 blocchi nel deserto libico. La riapertura della sede diplomatica Usa a Tripoli è solo la fine del grande freddo cominciato 25 anni fa.
 
un mezzo al alvoro nel deserto libico per la costruzione dell'aquedottoLinguaggio doppio. Gheddafi ha avuto ancora una volta ragione, quindi, cogliendo al volo il momento di perpetuare il suo potere attraverso repentini mutamenti di linea politica. L’appoggio incondizionato degli Stati Uniti e della comunità internazionale hanno aperto le porte al rinascimento economico della Libia, paese che si avvicinava al collasso. Sistemata la politica internazionale, il Colonnello può dedicarsi agli affari. Il turismo in primis. Per il 2006, il governo di Tripoli ha stanziato fondi per 3 miliardi di dollari finalizzati alla creazione di strutture alberghiere in grado di ospitare, secondo i calcoli del ministero del turismo, 10 milioni di visitatori dal 2005 al 2015. Lo sdoganamento internazionale apre infatti la strada del turismo a luoghi meravigliosi come le rovine di Shahat, Sahratha e Abikamash. Un altro capitolo chiave dello sviluppo libico passa dal termine del Great Man-Made River Project, un progetto grandioso del regime finalizzato a risolvere il problema della carenza di acqua potabile in Libia. Il progetto, che consiste in un’immensa rete di pipeline che porteranno l’acqua dalla profondità del deserto a tutto il Paese, è cominciato nel 1984 e ha un costo previsto di 20 miliardi di dollari. Un business enorme, al quale non mancheranno di partecipare le aziende statunitensi ed europee. Mentre fa affari d’oro, e reprime qualunque opposizione interna, forte dell’appoggio delle grandi potenze, Gheddafi pensa anche a salvare la faccia. E’ difficile per lui, dopo decenni di retorica antiamericana, far accettare il suo nuovo ruolo di amico di Washington. La soluzione è quella di fare delle cose e dirne, allo stesso tempo, altre. Mentre firma contratti miliardari con gli Usa, organizza a Tripoli, per il ventennale del bombardamento che gli ha ucciso una figlia, un concerto commemorativo con la partecipazione di Lionel Ritchie e Josè Carreras. Per dire al suo popolo che lui non dimentica e allo stesso tempo ricordare ai suoi nuovi amici che anche lui ha sofferto e che tutti lo debbono ricordare. Una sorta di credito politico permanente.
 
un barcone carico di migranti L’altra sponda. Lo stesso meccanismo diplomatico che Gheddafi utilizza con l’Italia. Il 17 febbraio scorso, a causa delle dichiarazioni irresponsabili dell’allora ministro per le Riforme italiano, Roberto Calderoli, che apparve in televisione con una maglietta che raffigurava le vignette blasfeme sul Profeta, un gruppo di manifestanti assalta il consolato italiano a Bengasi. Undici manifestanti vengono uccisi dalla polizia libica e la tensione è alle stelle. Gheddafi, mentre tutti si concentrano sul rispetto dei simboli religiosi e sulla brutale repressione dei militari libici, sposta completamente l’attenzione dell’opinione pubblica, sostenendo che quello che è successo è l’ultimo retaggio della sanguinosa colonizzazione italiana della Libia. Le recriminazioni per le stragi italiane in Libia mettono alle strette il governo Berlusconi che, in un baleno, s’impegna a costruire un’autostrada costiera in Libia come risarcimento per le sofferenze inflitte alla popolazione libica negli anni di dominio coloniale. Gheddafi ha incassato il massimo. Cosa che si prepara a fare con il futuro governo Prodi. Secondo fonti di PeaceReporter sul posto, Tripoli si prepara ad allentare i controlli sulle coste per far esplodere un’emergenza migranti sulle coste italiane. Nessun governo italiano, per come i media trattano il tema dell'immigrazione, può permettersi un flusso indiscriminato di migranti. Per questo il governo Berlusconi, nel 2003, aveva investito quantità ingenti di denaro per gli accordi con la Libia, in modo da co-gestire le espulsioni dei clandestini dal nostro paese verso strutture in territorio libico, come quella di Sebha. A febbraio 2006, durante un’audizione del Copaco (comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti italiani), il comandante del Sisde generale Mori ha denunciato le condizioni inumane del centro e le violazioni sistematiche dei diritti dei migranti reclusi nello stesso. Ma il nuovo governo italiano, che si trova sotto schiaffo per motivi d’immagine, farà fatica a chiedere chiarimenti su come sono stati spesi i soldi dell’accordo con l’Italia. E così Gheddafi, ancora una volta, ha vinto.

Christian Elia

Pubblicità
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità