Il ministro degli interni francese Sarkozy in Mali. Da persona non grata
Comincia oggi a Bamako, capitale
del Mali, il breve tour africano di Nicolas Sarkozy, il controverso Ministro
degli Interni francese che tanto ha fatto parlare di sé negli ultimi mesi. Nell’occhio
del ciclone in patria, a causa di uno scandalo finanziario che lo vede
protagonista, Sarkozy si troverà anche ad affrontare la contestazione dei
parlamentari maliani. Che non gli perdonano di essere il padre della nuova
legge francese sull’immigrazione.
La questione immigrati. Al centro della visita, neanche a dirlo, il
coordinamento tra autorità francesi e maliane per il controllo dei flussi
migratori. Il Mali, da cui partono ogni anno migliaia di persone alla volta delle
coste francesi, è anche un punto di transito nelle rotte migratorie che
dall’Africa occidentale arrivano alle coste mauritane, con destinazione le
Canarie, e in Algeria e Marocco. I colloqui si inscrivono nella politica di
“immigrazione selezionata”, promossa dal ministro nel 2003, che mira a
facilitare l’ingresso in Francia di personale qualificato (medici, laureati, ma
anche sportivi) e a dare contemporaneamente un giro di vite all’immigrazione
comune. Ironia della sorte, proprio oggi l’Assemblea Nazionale francese
comincerà a discutere la riforma Sarkozy, che renderà più difficili i
ricongiungimenti familiari e i matrimoni tra Francesi e immigrati, oltre ad impedire
ai clandestini che vivono in Francia da più di 10 anni di regolarizzare la
propria posizione.
Una pura provocazione. Una coincidenza che ad alcuni deputati
maliani proprio non va giù, specie a quelli provenienti dalla regione occidentale
di Kayes, uno dei crocevia delle rotte verso l’Europa. Così, 21 parlamentari,
facenti parte del Collectif des élus de la région de Kayes, hanno chiesto ufficialmente al ministro francese di
rinunciare alla visita, definendo la sua venuta in Mali come una “pura
provocazione”, come si legge in un comunicato pubblicato dallo stesso Codeka. PeaceReporter ha più volte provato a contattare il Collettivo, ma
senza fortuna. Nel comunicato, i deputati ricordano il ruolo positivo avuto
dall’immigrazione francese nello sviluppo della Francia, ruolo riconosciuto del
resto dallo stesso Sarkozy, discendente da una famiglia di immigrati ungheresi.
Ferri corti. Ciò non toglie che i rapporti tra il ministro e le varie
comunità di immigrati siano ai ferri corti ormai da tempo. Esattamente da
quando Sarkozy si convertì all’idea dell’immigrazione selezionata, condannata
recentemente dal Presidente della Commissione dell’Unione Africana Alpha Oumar
Konaré, perché saccheggiatrice dei migliori cervelli del continente; durante
gli scontri nelle
banlieues parigine,
poi, Sarkozy ebbe parole di fuoco nei confronti degli immigrati, principali
responsabili, a detta del ministro, dei disordini. A tutto ciò si aggiungono gli
usuali rimpatri forzati dei clandestini, che privano la maggior parte degli
Africani del sogno di un avvenire migliore.
Francia e Africa. Le rimostranze
del
Codeka non influiranno di certo
sull’agenda di Sarkozy, che si intratterrà a lungo con le principali autorità
maliane, compreso il presidente Amadou Toumani Touré. E’ però prevista una
manifestazione di protesta, che dovrebbe raccogliere qualche migliaio di persone,
per le strade di Bamako. E che contribuirà a gettare ulteriore sale sulle
ferite dei rapporti tra Francia ed ex-colonie africane, deterioratisi in
maniera preoccupante negli ultimi anni in coincidenza con lo scoppio della
guerra civile ivoriana.