16/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Bush ammette che la frontiera con il Messico fa acqua e invia altri sei mila soldati per controllarla
 
Saranno 6mila gli uomini della Guardia Nazionale Usa che entro la fine del 2008 andranno ad alimentare il già nutrito gruppo di poliziotti di frontiera che pattugliano il confine con il Messico.
La notizia arriva direttamente dal presidente George W. Bush durante un’intervista televisiva, durata una ventina di minuti, andata in onda nel momento di maggiore ascolto televisivo: “Non abbiamo il controllo totale del confine sud  del Paese - ha detto il presidente Usa – e sono assolutamente deciso a cambiare questa situazione”.
 
Immigrati clandestini nel deserto in attesa di attraversare la frontieraI fatti. Dal 2001 il numero di soldati addetti al pattugliamento della frontiera è passato da 9 mila a 12 mila circa e, per questo progetto di controllo, sono usciti dalle casse del Congresso diverse centinaia di milioni di dollari.
Ma non solo. Bush,  che ha fatto sapere che la “difesa dei confini riguarda la sovranità di una nazione”, ha intenzione di chiedere al Congresso ulteriori fondi (si parla di una cifra che nel corso degli anni dovrebbe raggiungere i 2 miliardi di dollari) destinati, questa volta, al miglioramento e all’ampliamento delle tecnologie nella zona di frontiera.
Infatti non basta solo l’uomo per controllare i confini. Il sistema tecnologico sofisticatissimo utilizzato dagli Usa ha permesso il fermo e il rimpatrio di milioni di clandestini, provenienti dal centro e sud America, nei loro paesi di origine. Secondo Bush, sarebbero circa sei milioni gli irregolari rimpatriati negli ultimi anni. Nonostante questo i dati sull’immigrazione verso gli Usa indicano che dal 1994 ai giorni nostri i clandestini che hanno attraversato la frontiera non sono mai diminuiti. Anzi si presume che aumentino di circa 300mila unità ogni anno.
 
Il muro della vergognaRecinzioni oltre la tecnologia. Durante il suo discorso, Bush ha fatto anche intendere la sua volontà di dare un colpo al cerchio e uno alla botte (in molti pensano che le uscite sugli immigrati di questi giorni siano un modo per ingraziarsi il nutrito gruppo di elettori conservatori favorevoli all’intensificarsi dei controlli alle frontiere). “Noi Statunitensi siamo una nazione di immigranti - ha ricordato -  ma allo stesso tempo siamo un Paese che fa rispettare le regole”.
“Faremo costruire recinzioni di altissima tecnologia  - ha detto Bush – e delle nuove strade per i nostri soldati e barriere nelle aree urbane”. Ma è evidente che non basta solo l’uomo per controllare l’afflusso di clandestini, tanto che Bush ha specificato: “Useremo sensori che riconoscono i movimenti delle persone e videocamere a raggi infrarossi per vedere meglio la notte”.
Oltre ai classici soldati del Border Patrol, costretti a pattugliare una zona molto ampia di territorio (dall’oceano Atlantico a quello Pacifico), esistono i Minuteman Project, volontari  che contribuiscono al controllo della zona e che diverse volte sono stati protagonisti di  casi abbastanza tragici.
 
Immigrati nel desertoPermessi di soggiorno? Ma, se da un lato la voglia di riuscire a riprendere il controllo della frontiera meridionale è al centro dei pensieri dell’amministrazione statunitense, dall’altro è ancora viva, e ci si sta lavorando molto, la proposta di fornire all’immigrato un permesso di soggiorno provvisorio, una specie di visto lavorativo (comunque un documento non falsificabile), ma solo in caso di lavoro temporaneo. In questo modo i cittadini non statunitensi avrebbero la possibilità di entrare negli Usa legalmente per un periodo limitato di tempo.
George Bush, intanto,  ha ricordato che l’immigrazione illegale si può combattere anche attraverso l’aiuto degli imprenditori statunitensi che dovrebbero verificare la condizione dei propri dipendenti stranieri. Il lavoro sommerso, mal retribuito e tante volte sfruttato, è stato una delle cause delle proteste dei giorni scorsi, che hanno fatto scendere per le strade delle grandi città degli Usa centinaia di migliaia di latinos. Ma Bush  non si dimentica che un domani l’elettorato latinos potrebbe essere decisivo e ricorda: “ Il futuro del nostro Paese dipende anche dall’aiuto che daremo a quelli che sono appena arrivati, affinché si integrino meglio nella nostra società”.
 
 
 
 
 
 
 

Alessandro Grandi

Articoli correlati: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità