Bush ammette che la frontiera con il Messico fa acqua e invia altri sei mila soldati per controllarla
Saranno 6mila gli uomini della Guardia Nazionale Usa che entro la fine del 2008
andranno ad alimentare il già nutrito gruppo di poliziotti di frontiera che pattugliano
il confine con il Messico.
La notizia arriva direttamente dal presidente George W. Bush durante un’intervista
televisiva, durata una ventina di minuti, andata in onda nel momento di maggiore
ascolto televisivo: “Non abbiamo il controllo totale del confine sud del Paese
- ha detto il presidente Usa – e sono assolutamente deciso a cambiare questa situazione”.
I fatti. Dal 2001 il numero di soldati addetti al pattugliamento della frontiera è passato
da 9 mila a 12 mila circa e, per questo progetto di controllo, sono usciti dalle
casse del Congresso diverse centinaia di milioni di dollari.
Ma non solo. Bush, che ha fatto sapere che la “difesa dei confini riguarda la
sovranità di una nazione”, ha intenzione di chiedere al Congresso ulteriori fondi
(si parla di una cifra che nel corso degli anni dovrebbe raggiungere i 2 miliardi
di dollari) destinati, questa volta, al miglioramento e all’ampliamento delle
tecnologie nella zona di frontiera.
Infatti non basta solo l’uomo per controllare i confini. Il sistema tecnologico
sofisticatissimo utilizzato dagli Usa ha permesso il fermo e il rimpatrio di milioni
di clandestini, provenienti dal centro e sud America, nei loro paesi di origine.
Secondo Bush, sarebbero circa sei milioni gli irregolari rimpatriati negli ultimi
anni. Nonostante questo i dati sull’immigrazione verso gli Usa indicano che dal
1994 ai giorni nostri i clandestini che hanno attraversato la frontiera non sono
mai diminuiti. Anzi si presume che aumentino di circa 300mila unità ogni anno.
Recinzioni oltre la tecnologia. Durante il suo discorso, Bush ha fatto anche intendere la sua volontà di dare
un colpo al cerchio e uno alla botte (in molti pensano che le uscite sugli immigrati
di questi giorni siano un modo per ingraziarsi il nutrito gruppo di elettori conservatori
favorevoli all’intensificarsi dei controlli alle frontiere). “Noi Statunitensi
siamo una nazione di immigranti - ha ricordato - ma allo stesso tempo siamo un
Paese che fa rispettare le regole”.
“Faremo costruire recinzioni di altissima tecnologia - ha detto Bush – e delle
nuove strade per i nostri soldati e barriere nelle aree urbane”. Ma è evidente
che non basta solo l’uomo per controllare l’afflusso di clandestini, tanto che
Bush ha specificato: “Useremo sensori che riconoscono i movimenti delle persone
e videocamere a raggi infrarossi per vedere meglio la notte”.
Oltre ai classici soldati del Border Patrol, costretti a pattugliare una zona
molto ampia di territorio (dall’oceano Atlantico a quello Pacifico), esistono
i Minuteman Project, volontari che contribuiscono al controllo della zona e che
diverse volte sono stati protagonisti di casi abbastanza tragici.
Permessi di soggiorno? Ma, se da un lato la voglia di riuscire a riprendere il controllo della frontiera
meridionale è al centro dei pensieri dell’amministrazione statunitense, dall’altro
è ancora viva, e ci si sta lavorando molto, la proposta di fornire all’immigrato
un permesso di soggiorno provvisorio, una specie di visto lavorativo (comunque
un documento non falsificabile), ma solo in caso di lavoro temporaneo. In questo
modo i cittadini non statunitensi avrebbero la possibilità di entrare negli Usa
legalmente per un periodo limitato di tempo.
George Bush, intanto, ha ricordato che l’immigrazione illegale si può combattere
anche attraverso l’aiuto degli imprenditori statunitensi che dovrebbero verificare
la condizione dei propri dipendenti stranieri. Il lavoro sommerso, mal retribuito
e tante volte sfruttato, è stato una delle cause delle proteste dei giorni scorsi,
che hanno fatto scendere per le strade delle grandi città degli Usa centinaia
di migliaia di latinos. Ma Bush non si dimentica che un domani l’elettorato latinos potrebbe essere decisivo e ricorda: “ Il futuro del nostro Paese dipende anche
dall’aiuto che daremo a quelli che sono appena arrivati, affinché si integrino
meglio nella nostra società”.