17/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli ex premier esiliati lo sfidano,al-Qaeda si prepara a rovesciarlo
Benazir Bhutto e Nawaz Sharif Gli ex premier pachistani in esilio Benazir Bhutto e Nawaz Sharif – quest’ultimo rovesciato nel 1999 dal golpe militare dell’attuale presidente Pervez Musharraf – hanno firmato a Londra una “Carta per la democrazia” per sfidare Musharraf alle elezioni del prossimo anno. Una sfida teorica, per ora, dato che ai due ex personaggi politici è stato vietato il ritorno in patria, pena l’arresto immediato. “In passato siamo stati avversari politici e ci sono molte differenze tra noi – ha ammesso la Bhutto parlando di Sharif – ma siamo legati dalla comune esperienza di esser state vittime della dittatura militare di Musharraf”.
Il potere di Mushharraf rischia effettivamente di essere giunto al tramonto. Ma non tanto per le manovre degli oppositori democratici in esilio all’estero, quanto per la sempre più concreta possibilità di una rivoluzione islamica interna ad opera dei talebani, dei movimenti integralisti d’opposizione e dei ‘falchi’ dell’esercito e dei servizi segreti dell’Isi. Uno scenario apocalittico, poiché farebbe del Pakistan la prima potenza nucleare governata da forze integraliste apertamente legate ad al-Qeada.
 
Un manifestante anti-MusharrafI talebani e gli integralisti sono sempre più forti. I talebani pachistani hanno ormai il saldo controllo della regione tribale del Nord Waziristan, a ridosso del confine afgano, dove hanno addirittura proclamato lo Stato islamico. Una situazione che non è stata minimamente scalfita dall’offensiva militare ordinata dal presidente ‘Mush’ (come lo chiamano gli integralisti per sottolineare la sua affinità con Bush) su pressione di Washington, per cui il Waziristan rappresenta la retrovia della resistenza talebana in Afghanistan. Anzi, gli attacchi e i bombardamenti pachistani su Miran Shah e dintorni (che negli ultimi mesi si sono intensificati provocando centinaia di morti - ieri gli ultimi dieci - e migliaia di profughi), non hanno fatto altro che aumentare il seguito popolare dei talebani in tutta la fascia tribale pashtun, dai deserti meridionali del Balucistan alle montagne settentrionali del Bajaur. E con esso è aumentata la forza dei partiti integralisti dell’opposizione anti-Musharraf e filo-talebani riuniti nella Muttahida Majlis-e-Amal (Mma), il Fronte d’Azione Unito, che dal 2002 governa le Aree Tribali.
 
Ayman al-ZawahiriL’appello di al-Zawahiri alla rivoluzione islamica. Ma il segnale più preoccupante per il futuro del Pakistan è arrivato due settimane fa dal numero due di al-Qaeda (ormai numero uno secondo molti), il medico egiziano Ayman al-Zawahiri, che in un video ha rivolto un lungo appello alla rivoluzione islamica in Pakistan e al rovesciamento del regime di Musharraf. Ne riportiamo i passaggi principali.
“Musharraf  ha installato in Pakistan un regime basato sulla corruzione e sulle frodi elettorali, governato da corrotti e opportunisti; ha attaccato e tradito la vera fede islamica, la sharìa e le scuole coraniche; ha sostenuto l’abbattimento dell’emirato di Kabul facendo perdere al Pakistan la sua profondità strategica, vitale in caso di guerra con il nemico indiano, esponendo le spalle dell’esercito pachistano a un regime afgano ostile in quanto alleato con il nemico indiano; ha posto il programma nucleare pachistano sotto tutela americana; ha indebolito la posizione del Pakistan in Kashmir facendo all’India una concessione dopo l’altra, senza ottenere nulla in cambio; ha riconosciuto l’entità sionista di Israele, per preparare l’opinione pubblica  interna al riconoscimento di uno Stato indiano del Kashmir; ha concesso l’accesso in Kashmir alle forze armate e all’intelligence Usa con la scusa dei soccorsi ai terremotati; ma soprattutto ha trasformato l’esercito pachistano in un cane da guardia al servizio dei Crociati, alleandosi con gli infedeli contro l’islam, mandando i suoi soldati a combattere il suo stesso popolo in Waziristan, in Bajaur e ovunque il crociato Bush gli chieda di colpire, muovendo addirittura contro i fratelli mujaheddin che vengono da altri paesi islamici e che rappresentano l’arma più forte per la liberazione del Kashmir. Faccio appello al popolo pachistano perché rovesci questo regime traditore, criminale e corrotto; faccio appello ai soldati e agli ufficiali dell’esercito pachistano perché disobbediscano agli ordini di chi li manda a uccidere i propri fratelli”.
 
Manifestazione anti-MusharrafUna nuova offensiva in Waziristan scatenerà la rivoluzione. L’ultima volta che al-Zawahiri aveva rivolto un appello contro Musharraf, nel 2003, il presidente era stato oggetto di una serie di attentati ai quali è sfuggito per miracolo. Ed erano tempi in cui i talebani e al-Qaeda erano deboli in Pakistan, non avevano una base fissa nel paese né tanto meno una rete di militanti ramificata a livello nazionale. Oggi quella base c’è, in Nord Waziristan, e la rete jihadista si estende ben oltre le Aree Tribali, fino a Karachi, Peshawar, Islamabad e Lahore. Con questo messaggio, al-Zawahiri ha attivato per la prima volta questa potente rete, l’ha messa in all’erta in vista del momento giusto in cui passare all’azione. Un momento che verrà quando Musharraf cederà alle sempre più pesanti pressioni Usa per sferrare in Nord Waziristan un’offensiva aerea in stile Tora-Bora per distruggere definitivamente le retrovie della guerriglia talebana in Afghanistan. Se e quando questo accadrà, i talebani e al-Qaeda sferreranno il loro contrattacco e in Pakistan scoppierà la rivoluzione islamica.
Secondo il sempre ben informato Asia Times, i generali di Musharraf hanno già preparato i piani per un simile attacco. Un attacco che, per Musharraf, sarebbe veramente suicida.
 

Enrico Piovesana

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