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Gli ex premier pachistani in esilio Benazir Bhutto e Nawaz Sharif – quest’ultimo
rovesciato nel
1999 dal golpe militare dell’attuale presidente Pervez Musharraf – hanno
firmato a Londra una “Carta per la democrazia” per sfidare Musharraf alle
elezioni del prossimo anno. Una sfida teorica, per ora, dato che ai due ex
personaggi politici è stato vietato il ritorno in patria, pena l’arresto
immediato. “In passato siamo stati avversari politici e ci sono molte
differenze tra noi – ha ammesso la Bhutto parlando di Sharif – ma siamo
legati dalla comune esperienza di esser state vittime della dittatura
militare di Musharraf”.
I talebani e gli
integralisti sono sempre più forti. I talebani pachistani hanno ormai il saldo controllo della regione
tribale del Nord Waziristan, a ridosso del confine afgano, dove hanno
addirittura proclamato lo Stato islamico. Una situazione che non è stata minimamente
scalfita dall’offensiva militare ordinata dal presidente ‘Mush’ (come lo
chiamano gli integralisti per sottolineare la sua affinità con Bush) su
pressione di Washington, per cui il Waziristan rappresenta la retrovia della
resistenza talebana in Afghanistan. Anzi, gli attacchi e i bombardamenti
pachistani su Miran Shah e dintorni (che negli ultimi mesi si sono
intensificati provocando centinaia di morti - ieri gli ultimi dieci - e migliaia
di profughi), non hanno
fatto altro che aumentare il seguito popolare dei talebani in tutta la fascia
tribale pashtun, dai deserti meridionali del Balucistan alle montagne
settentrionali del Bajaur. E con esso è aumentata la forza dei partiti
integralisti dell’opposizione anti-Musharraf e filo-talebani riuniti nella Muttahida
Majlis-e-Amal (Mma), il Fronte d’Azione Unito, che dal 2002 governa le Aree
Tribali.
L’appello di
al-Zawahiri alla rivoluzione islamica. Ma il segnale più preoccupante per il futuro del Pakistan è arrivato
due settimane fa dal numero due di al-Qaeda (ormai numero uno secondo
molti), il medico egiziano Ayman al-Zawahiri, che in un video ha rivolto un
lungo appello alla rivoluzione islamica in Pakistan e al rovesciamento del
regime di Musharraf. Ne riportiamo i passaggi principali.
Una nuova
offensiva in Waziristan scatenerà la rivoluzione. L’ultima volta che al-Zawahiri aveva rivolto
un appello contro Musharraf, nel 2003, il presidente era stato oggetto di una
serie di attentati ai quali è sfuggito per miracolo. Ed erano tempi in cui i
talebani e al-Qaeda erano deboli in Pakistan, non avevano una base fissa
nel paese né tanto meno una rete di militanti ramificata a livello nazionale.
Oggi quella base c’è, in Nord Waziristan, e la rete jihadista si estende ben
oltre le Aree Tribali, fino a Karachi, Peshawar, Islamabad e Lahore. Con questo
messaggio, al-Zawahiri ha attivato per la prima volta questa potente rete, l’ha
messa in all’erta in vista del momento giusto in cui passare all’azione. Un momento
che verrà quando Musharraf cederà alle sempre più pesanti pressioni Usa per
sferrare in Nord Waziristan un’offensiva aerea in stile Tora-Bora per
distruggere definitivamente le retrovie della guerriglia talebana in
Afghanistan. Se e quando questo accadrà, i talebani e al-Qaeda
sferreranno il loro contrattacco e in Pakistan scoppierà la rivoluzione
islamica. Enrico Piovesana