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Con 85 morti e decine di
feriti, la rivolta delle carceri è finita soffocata dall’intervento
massiccio
delle forze dell’ordine in assetto anti-guerriglia. Un’altra feroce
battaglia è
terminata, ma la guerra della criminalità contro lo Stato lo sarà
altrettanto?
Dopo quattro giorni di cruenti combattimenti, dettati da una rabbia
furibonda,
la calma, più o meno apparente, è calata sui 73 penitenziari in
tumulto. I duecento ostaggi sono stati liberati. Novantuno persone sono
state arrestate. Adesso le strade deserte della
più grande città del Sud America sono presidiate da poliziotti armati
fino ai
denti. Sì, perché questa volta la sommossa non si è fermata alle celle e
ai
secondini. Questa volta è stata una sorta di guerra civile, che ha
sconvolto la
vita di milioni di persone. Autobus incendiati, banche assaltate, bar
distrutti
sono stati i corollari di una battaglia senza esclusione di colpi.
“Siamo in
guerra con loro. Ci saranno molti feriti, ma non ci tireremo indietro”,
aveva
dichiarato nel pomeriggio di ieri il colonnello Elizeu Eclair Teixeira
Borges,
comandante generale della polizia militare.
Yin-Yang. Si chiama Marcos Willians
Herbas Camacho, detto Marcola e conosciuto anche come il Playboy. È lui il capo
del Primeiro Comando da Capital (Pcc), la fazione criminale più potente del
Brasile. Nato nel 1993 nel Centro di Riabilitazione penitenziaria di Taubaté,
carcere di massima sicurezza che ospitava i soggetti considerati più pericolosi
e indisciplinati, è cresciuta come un piovra, acquisendo potere e influenza
dentro e fuori le carceri di San Paolo. Era il 31 di agosto. Un gruppo di
detenuti organizzarono una partita di calcio. Le squadre furono presto fatte:
da una parte gli otto prigionieri appena trasferiti dalla capitale al Piranhao
(com’era chiamata la prigione di Tubate, situata a 130 chilometri da San Paolo)
e dall’altra ‘il resto del mondo’. Quel team ebbe fin da subito il nome di
Primo Comando della Capitale e da quel giorno non si sciolse mai più: la
partita finì, loro no. Da combattenti sul campo si trasformarono in combattenti
contro l’oppressione del sistema carcerario paulista e giurarono di vendicare
la morte dei 111 prigionieri uccisi dalla polizia militare il 2 ottobre 1992,
nel massacro di Corandiru, avvenuto nel padiglione 9 della Casa di detenzione
di San Paolo.
L'esordio. La prima vera azione di
ribellione coordinata fu messa a punto nel febbraio 2001, quando 29 carceri si
rivoltarono contemporaneamente. Risultato: 16 morti. Fu il battesimo del fuoco.
Da quel momento la piovra arrivò a stringere una potente alleanza persino con
il Comando Vermelho, i figli delle favelas, il gruppo criminale più potente di
Rio de Janeiro.
Come si finanziano. Ogni
‘fratello’ associato al Pcc deve versare una quota mensile: 50 reais se è in
prigione 500 se ormai è in libertà. Con i soldi si acquistano armi e droga, si
crea un commercio e si finanziano le azioni del gruppo. Per entrare a far parte
del Pcc gli aspiranti devono essere sottoposti a un rito di iniziazione, ‘il
battesimo’, oppure essere presentati da un altro membro. Tutti devono
sottoscrivere i 16 punti dello Statuto, redatto dai fondatori. Riuscendo a
sfruttare le difficoltà organizzative sofferte dal Comando Vermelho di Rio, adesso
il Pcc è la fazione criminale più potente del Paese. Stella Spinelli