30/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Viaggio tra gli appalti mercenari
La DynCorp, società di servizi specializzata in servizi militari, ha ottenuto dozzine di piccoli contratti in tutti il mondo, dall’Afghanistan al confine messicano, e molti di questi hanno portato la compagnia in acque agitate. Recentemente il Ministro della Difesa Francese, Michelle Alliot-Marie, recatosi in visita al presidente Afgano Hamid Karzai è stato sentito affermare che il comportamento delle guardie del corpo di Karzai fornite proprio da DynCorp “da un’impressione molto brutta” per la maniera aggressiva con cui trattano i visitatori. Lo stesso staff della sicurezza di Colin Powel, secondo il Washington Post, è andato su tutte le furie in una occasione per il modo in cui erano stati trattati dalle guardie della DynCorp.
 
Mike Dickerson, direttore delle comunicazioni di Computer Sciences Corporation, società che controlla la DynCorp, ha declinato qualsiasi commento sul provvedimento del Dipartimento di Stato, ma ha sottolineato come il Governo abbia nel contempo anche affermato che la DynCorp fornisce “eccellenti” servizi nelle difficili e pericolose condizioni dell’Afghanistan.
 
Ma il ruolo della DynCorp in un altro contratto rilasciato dal Dipartimento di Stato relativo al famoso Plan Colombia sembra disegnato appositamente per aggirare le leggi Usa. Recentemente, Washington ha fornito nell’ambito del conflitto colombiano più di 70 elicotteri Black Hawk e Huey ed altro equipaggiamento militare che viene gestito e fatto volare da compagnie a contratto private.
 
Ansioso di non permettere il riperetsi delle “guerre segrete” condotte dal Pentagono in Laos e Cambogia negli anni ’60, il Congresso ha limitato il numero del personale statunitense che può operare in Colombia a 400 militari e 400 civili a contratto. La legge degli Stati Uniti richiede inoltre una notifica diretta al congresso per qualsiasi esportazione di servizi militari decisa dal Governo che superi i 50 milioni di dollari di controvalore.
 
Ma limitando ogni singolo contratto a qualche milione di dollari, etichettandolo come “missione di pace”, impiegando personale di compagnie militari private di provenienza Cia o forze speciali ed infine utilizzando anche professionisti stranieri (che non ricadono nel limite dei 400 impiegati) decade il dovere di notifica al Congresso e perciò risulta quasi impossibile controllare tutti questi contratti.
 
Personale DyncorpA parte il rischio di azioni non autorizzate condotte dall’esecutivo Usa al di sopra del controllo del Congresso, c’è anche una ragione più prosaica di domandarsi se l’uso delle compagnie militari private sia davvero il miglior modo per gli Stati Uniti (o in generale per le nazioni ricche dell’Occidente) di condurre la propria politica estera.  Come nella ben documentata serie di abusi condotti da Halliburton e da altri “contractors” in Iraq, anche Pae (Pacific Architects & Engineers)  possiede una propria storia di accuse per eccessiva fatturazione.
PAE, che offre anche supporto a molti progetti di estrazione di petrolio in giro per il mondo, è stata coinvolta in molte missioni di peacekeeping in Africa, come ad esempio il trasporto (sia aereo che marittimo) di personale e materiale, la manutenzione di equipaggiamento e la fornitura di cibo, benzina ed acqua per i caschi blu Onu presenti in Congo nel 2001 ed in Sierra Leone nel 2003.
 
Il comportamento della compagnia in Congo è stato messo sotto investigazione da funzionari delle Nazioni Unite per il suo altissimo costo. La compagnia vinse l’appalto per il supporto della missione di pace Onu in Congo al fine di sostituire alcuni specialisti delle Forze Aeree Sudafricane, ma quando i manager di PAE arrivarono sul posto semplicemente misero sotto contratto i professionisti Sudafricani con salari migliori ed in dollari, con il risultato che i servizi rimasero identici e i costi aumentarono di molto.
 
Le accuse di favoritismi nella concessione dell’appalto furono inizialmente fatte cadere, ma quando i costi totali della missione superarono i 75 milioni di dollari, a fronte di un contratto iniziale con tetto di 34,2 milioni di dollari, un’investigazione dovette necessariamente partire. I consulenti Onu analizzarono da capo il contratto, presentando un rapporto all’Assemblea Generale che criticava fortemente la decisione di rigettare un’iniziale proposta meno costosa. L’appalto venne assegnato a PAE per la ragione che Crown Agents, compagnia disposta ad eseguire il compito per 12 milioni di dollari di compenso in meno, “aveva fornito informazioni incomplete”. I consulenti trovarono invece che tale miglior offerente era stato “erroneamente penalizzato” e che le informazioni che si ritenevano mancanti (dettagli su come equipaggiare e gestire sette piste aeree) erano in realtà pienamente a disposizione della commissione d’appalto.
 
Peter Singer, analista di Brookings Institution e massimo esperto mondiale di compagnie militari, non è così sicuro che l’uso segreto e saltuario di compagnie private sia il miglior modo per supportare operazioni di peacekeeping: “Si sta sviluppando la tendenza per cui quando il governo statunitense decide di sostenere missioni di pace in Africa – prima in Liberia ed ora in Sudan – sempre di più cerca di evitare un chiaro coinvolgimento politico cercando di non utilizzare mezzi ufficiali governativi. Ci sono ovvie ragioni per voler fare ciò, ma è necessario anche che se ne valutino gli svantaggi a livello di dibattito politico”.
 
Chiaramente invece per l’attuale amministrazione Usa i rischi derivanti dall’utilizzo di compagnie a contratto sono ampiamente sopravanzati dai benefici. Se la missione di peacekeeping in Darfur dovesse avere successo, il governo ne potrebbe trarre credito. Ma se qualcosa dovesse andare storto, come nel caso della Bosnia, saranno solo i professionisti privati ad essere  ripresi per i loro errori.
 
 
Non stupisce quindi il profondo attacco alle missioni internazionali di pace che alcuni ambienti della politica statunitense stanno conducendo. Il presidente della Sottocommissione per l’Africa della Camera dei Rappresentanti Usa, il repubblicano Ed Royce (California), ha infatti recentemente affermato: “C’è spazio per un grande miglioramento nelle operazioni di pace condotte dall’Onu, che sono state spesso flagellate da molti problemi, come ad esempio la scarsa preparazione delle truppe, l’inabilità a proteggere i civili, la insostenibilità economica”. Per questo motivo Royce ha invece suggerito che le compagnie militari private potrebbero avere un ruolo decisivo nel sistemare “il continente più percosso dalle guerre”.
“Con così tante regioni Africane in crisi”, ha continuato Royce, “dobbiamo ampliare il nostro modo di pensare” verso misure alternative come gli appalti esterni a privati perché “la sicurezza è una parte essenziale dello sviluppo africano. Abbiamo usato tali compagnie in Liberia e in Costa d’Avorio, e so che ora nostre compagnie sono sul campo per supportare le forze di Pace dell’Unione Africana”
 
Sarebbe interessante chiedere al Deputato Royce come mai tra le “nuove forme di pensiero” non viene mai considerata la possibilità di risolvere i problemi relativi ai conflitti dell’Africa e del mondo con azioni di vero sviluppo, di riequilibrio delle risorse e delle ingiustizie e con interventi di natura prettamente nonviolenta.
Così come ci piacerebbe chiedere se, per caso, lui o qualcuno della sua famiglia o del suo entourage possiede interessi in qualcuna delle innumerevoli e molto redditizie compagnie militari private che stanno crescendo a dismisura nel mondo economico e politico dell’Occidente del terzo millennio.
 
Francesco Vignarca
(Rete disarmo) 
Categoria: Guerra, Politica