16/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La poesia nello Yemen, uno strumento contro il terrorismo e dalla parte delle donne
Nello Yemen di oggi il tasso di analfabetismo della popolazione -specialmente quella femminile - è molto alto.  La tradizione orale invece ha ancora un grande peso sociale e la poesia, il genere letterario che meglio si concilia con la trasmissione orale e la memoria, sta diventando un mezzo per istruire chi non va a scuola e per comunicare una visione del mondo più moderna e individuale.
 
Poesia e società. Steven Caton, docente di antropologia ad Harward e autore di un saggio sulla poesia yemenita, spiega che la tradizione poetica dello Yemen poggia su un ricchissimo sistema di folklore: la poesia yemenita è al contempo un atto sociale e politico; recitata o cantata, impiega un linguaggio colloquiale e spontaneo, che cattura ipnoticamente l’attenzione del pubblico. I generi principali che si possono riconoscere nella tradizione lirica yemenita sono le poesie per matrimoni, le meditazioni sulla guerra o quelle sullo Stato, cosicché il cantore si identifica di volta in volta con un pacifista, un guerriero o un devoto musulmano. Questa identificazione è il significato sociale nascosto della tradizione poetica, una tradizione che, anche oggi, sa portare nuovi contributi alla società yemenita.
 
Versi contro l’analfabetismo. Da alcuni anni nel Paese sono in corso progetti che puntano all’alfabetizzazione delle donne nelle aree rurali, dove la grande maggioranza della popolazione femminile non ha accesso adeguato alle scuole. Secondo l’Unicef, la percentuale delle donne yemenite non in grado di leggere e scrivere supera il 75 percento. L’obiettivo del progetto “Literacy Through Poetry”- iniziato nel 2004 con fondi della Banca Mondiale e poi portato avanti dal Fondo Sociale per lo Sviluppo in Yemen insieme al ministero dell’educazione - è quello di rendere quelle donne capaci di scrivere semplici documenti, recitare i versi del Corano, comprendere i segnali stradali e leggere le etichette di alimenti e di altri prodotti potenzialmente pericolosi. Tutto questo attraverso la poesia, componendo in libertà e comunicando quei semplici versi memorizzati. La scelta della poesia punta anche a restituire alle donne una voce pubblica, visto che un tempo la poesia, insieme alla musica e alla danza, erano considerate le modalità più proprie dell’espressione sociale di una donna.
 
Amin al MashreqiUn poeta contro il terrore. “Un effetto secondario, ma non meno tangibile, di questo progetto – spiega l’antropologo statunitense Najwa Adra – è quello di spingere i giovani a superare il rifiuto verso le forme d’arte tradizionale e le barriere generazionali, creando un ambiente fertile anche per forme di poesia vernacolare”: composizioni in versi su temi di attualità, come la guerra in Iraq o la lotta al terrorismo. Un tema, quest’ultimo, che negli ultimi anni è stato estremamente sentito nel Paese.
Amin al Mashreqi, il più famoso dei poeti tribali yemeniti, è stato tra quelli che hanno deciso di scrivere poesie contro il terrorismo e di denuncia per gli effetti negativi dell’estremismo islamico. Una sua composizione dice: “Voi che rapite i nostri ospiti - la vostra casa vi rifiuterà – perché quel che violate è l’islam”. “Altri Paesi usano le bombe per combattere il terrorismo –spiega il poeta - ma in Yemen usiamo la poesia, con la quale riusciamo a convincere la gente del bisogno di pace, cosa che non potremmo fare né con le leggi né con la forza”. I governanti della penisola araba hanno usato per secoli i poeti per portare i propri messaggi, sia perché questi erano in grado di raggiungere le aree più remote dei loro regni, sia perché erano (e sono ancora) in grado di comunicare con gruppi di persone prevalentemente illetterate.
 
Al Qaeda. Pare che Amin al Mashreqi abbia iniziato a scrivere versi contro il terrorismo dopo che il direttore del quotidiano Yemen Observer gli mostrò i video dell’attentato alla Uss Cole del 2000, che lo traumatizzarono profondamente. Dal 2001, quando il presidente Ali Abdullah si è unito alla guerra contro il terrore guidata dagli Stati Uniti, nel Paese non ci sono più stati attacchi terroristici. Tuttavia la situazione nel nord dello Yemen è ancora tesa, e anche il problema dei rapimenti non cessa di proporsi. Lo scorso febbraio, inoltre, 23 uomini legati ad al Qaeda sono fuggiti da una prigione di Sanaa: alcuni di loro erano stati coinvolti nell’attentato alla Uss Cole. 

Naoki Tomasini

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità