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Dopo essere stati cacciati dall’Uzbekistan con la chiusura
forzata della base di Karshi-Khanabad,
gli Stati Uniti rischiano ora di perdere la loro ultima – e per questo
importantissima – base militare in Asia centrale, quella di Manas in
Kirghizistan. Il mafioso regime kirghizo di Kurmanbek Bakiev, salito al potere
a Bishkek poco più di un anno fa con
la ‘Rivoluzione dei Tulipani’ (sponsorizzata da Washington in funzione
anti-russa), è infatti rapidamente tornato nell’orbita di Mosca, decisa –
assieme a Pechino – a cancellare la presenza Usa in Asia centrale. Gli Usa
corrono ai ripari, organizzando una nuova opposizione kirghiza filoamericana
per rovesciare il ‘traditore’ Bakiev.
Affitto
centuplicato. Dopo mesi di
consultazioni con Mosca e di tensioni con Washington, il 19 aprile Bakiev ha
lanciato il suo ultimatum agli Stati Uniti: “O entro il primo giugno accettate
l’aumento di affitto che abbiamo deciso, o saremo costretti a rivedere gli
accordi bilaterali del 4 dicembre 2001, con i quali vi abbiamo concesso
l’utilizzo della base di Manas”. Finora per la base ‘Ganci’ (intitolata al
comandante dei vigili del fuoco di New York morto l’11 settembre 2001) il
Pentagono pagava a Bishkek un affitto di 2 milioni di dollari. Ora Bakiev
chiede 200 milioni di dollari (pari al bilancio statale del Kirghizistan): una
richiesta fatta per essere rifiutata e avere così un pretesto per far sloggiare
gli americani. Per la gioia di Mosca – che in cambio ha promesso a Bakiev un
miliardo di dollari in investimenti e pieno sostegno politico in caso di nuove
rivoluzioni ‘made in Usa’ – e della Cina, che non gradisce avere la flotta
aerea americana parcheggiata a due passi dalle sue rampe di missili nucleari
nello Xinjiang. Per inciso: Mosca non paga un rublo d’affitto a Bishkek per la
base militare russa di Kant, in quanto struttura comune del Trattato di
Sicurezza Collettiva della Csi.
La strategia
della Sco. La scadenza del
primo giugno non è stata scelta a caso. Due settimane dopo, il 15 giugno, a
Pechino si terrà il vertice dell’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai
(Sco), la Nato dell’Est, la sempre più potente e agguerrita alleanza politico-militare
tra Russia, Cina e Asia centrale (e presto anche Iran…) che dall’anno scorso si
è esplicitamente proposta come blocco antagonista all’espansione dell’influenza
Usa sugli Stati ex sovietici, sulle loro basi militari e sui loro enormi
giacimenti di petrolio e gas. Fu proprio dal summit Sco del giugno 2005 che
venne la prima richiesta di chiusura delle basi Usa in Asia centrale, seguita
dall’effettiva chiusura della base di Karshi-Khanabad, in Uzbekistan. Facile
immaginare che al vertice di Pechino la richiesta verrà reiterata, stavolta in
riferimento alla base di Manas, in Kirghiszistan: l’ultima. Per Washington
sarebbe un bruttissimo colpo, perché significherebbe il fallimento definitivo
della strategia di espansione in Asia centrale, iniziata con l’intervento in
Afghanistan del 2001.
Le contromosse degli Usa. A Washington hanno capito da mesi che aria tirava
e quale fosse la soluzione: abbattere il regime di Kurmanbek Bakiev, presunto
alleato passato al nemico. Così gli Stati Uniti hanno iniziato a seminare
zizzania tra Bakiev e il suo primo ministro Felix Kulov, ma soprattutto, a
gennaio, hanno promosso la formazione di un nuovo blocco d’opposizione
anti-Bakiev e filo-occidentale, la Coalizione Popolare delle Forze Democratiche
(Cpfd), formata da 25 partiti (tra cui quello di Kulov…) e 9 Ong finanziate
dagli Stati Uniti. Questa forza ha già organizzato diverse manifestazioni di
protesta (le principali l’8 e il 29 aprile), chiedendo le dimissioni di Bakiev
per aver tradito le promesse della ‘Rivoluzione dei Tulipani’ in tema di
riforme economiche e lotta alla criminalità mafiosa. La prossima manifestazione
è stata programmata per il 27 maggio, alla vigilia della scadenza
dell’ultimatum sulla base Usa. L’11 aprile, il neo Sottosegretario di Stato Usa
per
gli affari
centroasiatici, Richard Boucher, si è incontrato a Bishkek con Edil Baislaov,
uno dei maggiori leader della Cpfd, che gli ha detto: “La Rivoluzione dei
Tulipani è stata tradita, Bakiev ci ha presi tutti in giro e ora le cose vanno
peggio di prima e la criminalità è sempre più forte”. Il giorno dopo Baislaov
è
stato assalito davanti a casa sua da un uomo che ha provato a fracassargli la
testa con una spranga. Ora è in ospedale, vivo per miracolo. Enrico Piovesana