30/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



I soliti noti a caccia di affari. Di guerra
 
I soldati, inizialmente ruandesi e nigeriani, giunti qualche settimana fa in Sudan occidentale nell’ambito di una forza multinazionale di pace dell’Unione Africana non erano soli.
Il gruppo di 4.500 uomini composto da contingenti di cinque diverse nazioni arrivato con l’intento di far cessare la violenza nel Darfur si è potuto infatti dispiegare solo grazie al supporto logistico di due compagnie private californiane, entrambe con precedenti ambigui in questo
stesso tipo di azioni.
 
Negli ultimi mesi si è visto che in Iraq ed in Afghanistan gli eserciti delle Coalizioni internazionali (statunitense e britannico su tutti) utilizzano compagnie come Halliburton, Bechtel, DynCorp, KBR per condurre a termine le proprie missioni.
Il caso sudanese è invece un poco differente (pur se non certo unico) in quanto i contratti non sono gestiti dalle strutture militari ma dal Dipartimento di Stato, struttura civile equivalente al Ministero degli Esteri di molti governi.
 
Il colonnello Michael Bittrick, vicepresidente degli affari di sicurezza regionale per l’Africa al Dipartimento di Stato statunitense, è volato ad Addis Abbeba nella primavera del 2004 per ottenere un accordo di supporto alle truppe dell’Unione Africana attraverso la fornitura di alloggiamento, equipaggiamento da ufficio, trasporto e strumenti di comunicazione.
A tutto questo si provvederà tramite un contratto congiunto (secondo la formula “Fornitura indefinita, quantità indefinita”) del valore di 20,6 milioni di dollari assegnato alla Dyncorp Corporation ed alla Pacific Architects & Engineers (Pae).
Le due compagnie, una volta conosciuta la loro destinazione operativa, hanno immediatamente iniziato il reclutamento di nuovo staff da inviare nella regione. La loro ricerca si è in particolare focalizzata su “ufficiali militari pieni di risorse che possiedano una diretta conoscenza e comprensione della logistica” per offrire loro un compenso di 85.000 dollari all’anno così come su capi della sicurezza pronti a guidare “40-60 persone al giorno” in cambio di un salario di 53.750 dollari annuali. Salari di un certo rispetto.
 
Non solo Sudan Paradossalmente, il Dipartimento di Stato ha assegnato il lavoro alla DynCorp nonostante  lo stesso dicastero abbia censurato la compagnia (quasi negli stessi giorni del rilascio del contratto) per il “comportamento aggressivo” dei suoi impiegati durante il compito di guardia del presidente afgano Hamid Karzai e nonostante il probabile gonfiaggio delle fatture Pae alle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo.
 
Il lavoro in Sudan è condotto nell’ambito di un progetto di cinque anni iniziato a seguito di un provvedimento rilasciato dal Dipartimento di Stato il 27 maggio del 2003. Il contratto è “aperto” e permette all’agenzia Usa di utilizzare le due compagnie in qualsiasi regione africana. Secondo Ed Mueller, direttore dei programmi internazionali alla divisione delle acquisizioni del Dipartimento di Stato, è del tutto identico al tipo di contratto che il Pentagono utilizza per impiegare l’Halliburton dovunque nel mondo, dall’Afghanistan all’Iraq, con “L’unica differenza che in questo caso si tratta di un contratto più piccolo”.
Il contratto è stato utilizzato nel corso dell’ultimo anno per acquisire da entrambe le compagnie servizi per 67 milioni di dollari in Burundi, Sudan e Liberia ed ha un tetto massimo di 100 milioni per ciascuna di esse. “Si tratta di contratti del tipo ‘cost-plus’ che consentono alle compagnie di essere rimborsate per tutte le spese; un accordo del genere può condurre ad un profitto netto dell’ordine del 5-8 per cento”.
 
Nè Andy Michels, direttore dei programmi di peacekeeping per DynCorp, nè Stacy Rabin, direttore del Programma Sudan per PAE, hanno voluto rilasciare commenti sul ruolo corrente o futuro delle due compagnie nello stato africano. “Abbiamo una clausola nel nostro contratto che ci impedisce di parlare con i media” ha detto Rabin.
 
Ufficiali del Dipartimento di Stato hanno affermato che PAE dovrebbe avere il compito principale nella missione in Darfur e che la compagnia ha iniziato con buon anticipo  a costruire gli alloggiamenti per le truppe, sebbene il dispiegamento sia stato rimandato almeno una volta a causa della mancanza di alloggi.
PAE provvede attualmente personale per il cosiddetto Team Civile per il Monitoraggio della Protezione (Cpmt) che controlla il rispetto dei diritti umani in Sudan nell’ambito del contratto del Dipartimento di Stato. L’ufficio del Cpmt è diretto dal Generale di Brigata in pensione Frank Toney, in precedenza comandante delle Forze Speciali per l’Esercito degli Stati Uniti per cui ha organizzato operazioni sotto copertura in Iraq e Kuwait nel corso della prima guerra del Golfo. Il loro compito consiste nell’investigare le lamentele delle comunità locali a riguardo di violazioni dei diritti umani ed emettere rapporti indipendenti su tali soggetti.
 
DynCorp sta già lavorando in Sudan, sotto l’ombrello del contratto del Dipartimento di Stato, nelle lunge negoziazioni di pace tra Nord e Sud in atto con l’intenzione di porre termine alla guerra civile fra Governo e ribelli del Movimento di Liberazione Popolare vecchia ormai di 21 anni. La compagnia provvede personale, di stanza a Washington, che si occupa di predisporre il trasporto e l’alloggiamento per i delegati delle due fazioni che si incontrano a Nairobi, in Kenya.
 
“Nel breve periodo le compagnie private possono fare il lavoro molto più in fretta e con efficienza rispetto alla burocrazia governativa”, afferma Charles Snyder, direttore dei programmi in Sudan per il Dipartimento di Stato e che in precedenza (primi anni ’90) è stato Ufficiale Nazionale di Intelligence per l’Africa alle dipendenze della Cia. “Se siano o meno in grado di fare meglio sul lungo periodo dipende invece dalla situazione”.
 
Poca trasparenza Georgette Gagnon, vice direttore della divisione Africana di Human Rights Watch, che è appena ritornata da un viaggio di un mese in Darfur è preoccupata per l’uso delle aziende private a contratto, alla luce della  loro precedente esperienza di monitoraggio sugli abusi dei diritti umani commessi in Bosnia dai dipendenti di tali compagnie.
 
"Non c’è molta trasparenza riguardo a questi contratti, non sappiamo come reclutino nè che tipo di addestramento ricevano”, afferma. Diversamente da un’agenzia governativa, le compagnie private non hanno l’obbligo di raccontare all’opinione pubblica cosa facciano esattamente, spesso citando ragioni di “riservatezza negli affari”.
 
“Perché stiamo usando delle aziende private a contratto per condurre negoziazioni di pace in Sudan? La risposta è semplice” – dice un funzionario di lungo corso del Governo Usa impegnato nelle questioni relative al Sudan (e che desidera rimanere anonimo) “Secondo la legge statunitense, non siamo autorizzati a inviare dei fondi a partiti politici o ad un percorso politico, per cui usando delle aziende private possiamo aggirare queste imposizioni. Pensatelo come un qualcosa che sta a metà fra i programmi sotto copertura della Cia e un programma palese condotto da Usaid (l’agenzia statunitense per lo sviluppo). È un modo per evitare il controllo del Congresso”.
 
A questo punto conviene fermarsi un momento e pensare al paradosso che abbiamo di fronte: ufficiali governativi che difendono l’operato di compagnie private dichiarandone la superiorità nell’espletamento di funzioni di rilevanza internazionale. Ce n’è per mettere in crisi il più convinto difensore delle strutture statali moderne, ed anche per sollevare dubbi anche tra chi è meno propenso ad immaginare secondi fini. Il sospetto sorge spontaneo ed abbastanza chiaro: forse il minuetto sterile di parole sul Darfur, assolutamente non seguito da nessun atto pratico, è solo servito a preparare il campo all’utilizzo di tali compagnie. O forse non si poteva proprio intervenire in maniera differente, in quanto i contratti ormai stipulati legavano le amministrazioni governative alla scelta di questa strada, senza alternative.
Non certo il più roseo degli scenari considerando le commistioni esistenti tra banchi del governo e scrivanie di comando di queste compagnie, con personaggi disinvoltamente saltellanti da una posizione all’altra.
 
Francesco Vignarca
(rete italiana disarmo)
 
Categoria: Politica
Luogo: Sudan
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