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Fine
dell’Embargo.
I mediatori del Quartetto hanno annunciato la fine dell’embargo sui
Territori
palestinesi. Unione Europea, Nazioni Unite, Russia e Stati Uniti hanno
raggiunto
un accordo per permettere la ripresa degli aiuti internazionali,
necessari a
pagare gli stipendi a circa 160 mila impiegati statali. La cornice che
ha
permesso di sbloccare lo stallo diplomatico delle scorse settimane è
quella di
un “meccanismo temporaneo” che per tre mesi finanzierà l’Autorità
Palestinese, saltando gli esponenti di Hamas al governo. Un accordo,
accettato anche da
Israele, per voce del ministro degli Esteri Tzipi Livini. L’erogazione
dei
fondi sarà controllata dall’Unione Europea, anche se ancora non si
conosce
l’entità della cifra stanziata. Anche gli Stati Uniti riprenderanno a
erogare
aiuti verso la Palestina, Condoleezza Rice ha dichiarato che lo faranno
attraverso un fondo speciale, istituito proprio con i finanziamenti
trattenuti,
che sarà destinato a progetti sanitari rivolti ai bambini palestinesi.
Giù
le armi.
L’altra buona notizia della giornata è un provvedimento congiunto dei
rappresentanti di Hamas e di Abu Mazen: per cercare di porre un freno alle
violenze avvenute nelle scorse settimane tra miliziani delle Brigate dei
martiri di al Aqsa e Comitati di Resistenza Popolare, ma anche tra gruppi
tribali, Hamas e Fatah si sono accodati per proibire il trasporto di armi in
pubblico. “Abbiamo dato chiare istruzioni a tutti i militanti perché non
prendano iniziative e impediscano l’uso delle armi” ha dichiarato Ismail
Haniyeh, aggiungendo che “il governo userà tutte le armi a sua disposizione per
imporre la legge”. Haniyeh e Mazen sono stati d’accordo nel considerare questo
provvedimento un buon passo, che rompe il ghiaccio tra i due partiti, i cui
rapporti si sono molto deteriorati dalle elezioni di gennaio.
Un
assedio medioevale. “La crisi umanitaria sta montando rapidamente a Gaza”, spiega Eyad El
Sarraj, importante psichiatra della Striscia. “Siccome Israele trattiene le
tasse destinate all’Autorità Palestinese e l’Unione Europea ha interrotto il
sostegno finanziario, non ci sono soldi per pagare i dipendenti pubblici,
compresi quelli della sanità. Si tratta di oltre 160 mila persone, molte delle
quali non ricevono stipendio da oltre due mesi, in un luogo dove il 50 percento
delle persone vive sotto la soglia della povertà. Le medicine stanno finendo,
l’ospedale
di Shafa a Gaza rischia di chiudere per aver terminato le scorte di anestetici.
A questo assedio economico e psicologico si aggiunge un elemento medioevale: da
due mesi, colpi di artiglieria cadono sul territorio di una delle aree più
popolate al mondo. Nell’ultimo mese ne sono stati sparati oltre seimila,
portandosi via organi e vite. Gli F 16 israeliani, i droni e gli Apache, fanno
ormai parte del cielo di Gaza. Nelle settimane passate hanno sparato circa 300
colpi al giorno sulla Striscia, sempre più vicino alle aree popolate. I bambini
sono terrorizzati e le loro case sono andate distrutte. Nessuna di queste
azioni trova una giustificazione nella legislazione internazionale. Accade
invece l’opposto: l’Unione Europea e altre nazioni sono complici con le loro
azioni, o almeno con il loro silenzio”.
Riconoscimento. “Questo nuovo capitolo della tragedia palestinese è iniziato tre mesi
fa”, continua El Sarraj, “quando Hamas ha vinto le elezioni, uno splendido
esempio di democrazia rispetto al resto del Medio Oriente, tolta l’’oasi’ di
Israele. Hamas considera ingiusta la richiesta di riconoscimento di Israele
quando il governo di Tel Aviv non è disposto a riconoscere i diritti dei
palestinesi. Nel frattempo i gruppi militanti palestinesi continuano a sparare
i razzi Qassam oltre i confini della Striscia. Hamas la chiama autodifesa, ma
non si rende conto che questi inutili razzi artigianali danno a Israele la
giustificazione per continuare i bombardamenti, che hanno già costretto molte
famiglie a lasciare le loro case nel nord della Striscia. Hamas dal canto suo
è
rimasta lontano da ogni violenza per gli ultimi diciotto mesi e si è detta
pronta a stabilire una tregua illimitata. Ma è questo il motivo per cui le
milizie di Fatah stanno aumentando i lanci di razzi e gli attacchi contro
Israele, per mettere in imbarazzo Hamas. Intanto, a Gaza e nella Cisgiordania,
le guerre tra bande criminali e gli scontri tribali stanno infiammando la
violenza interna. Hamas ha imposto un uomo delle milizie a capo delle forze di
sicurezza, ma il presidente Abbas lo ha rifiutato, creando un duro attrito con
il capo di Hamas, Khaled Meshal. Violente manifestazioni sono state inscenate
dagli studenti dell’università Al Azhar di Gaza, una roccaforte di Fatah, che
si sono presi a sassate con gli studenti dell’università islamica, vicini ad
Hamas. Il governo israeliano è il beneficiario ultimo di questo caos.
Dichiarando di non essere un interlocutore per colloqui di pace, Hamas ha dato
a Olmert l’occasione di dichiarare unilateralmente quali saranno i confini di
Israele, quale il tragitto del muro di separazione e dove rimarranno le colonie
israeliane.” Naoki Tomasini