11/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Sbloccati per 3 mesi i fondi per l'Autorità Palestinese. Mentre Gaza bandisce le armi
Ismail HaniyehFine dell’Embargo. I mediatori del Quartetto hanno annunciato la fine dell’embargo sui Territori palestinesi. Unione Europea, Nazioni Unite, Russia e Stati Uniti hanno raggiunto un accordo per permettere la ripresa degli aiuti internazionali, necessari a pagare gli stipendi a circa 160 mila impiegati statali. La cornice che ha permesso di sbloccare lo stallo diplomatico delle scorse settimane è quella di un “meccanismo temporaneo” che per tre mesi finanzierà l’Autorità Palestinese, saltando gli esponenti di Hamas al governo. Un accordo, accettato anche da Israele, per voce del ministro degli Esteri Tzipi Livini. L’erogazione dei fondi sarà controllata dall’Unione Europea, anche se ancora non si conosce l’entità della cifra stanziata. Anche gli Stati Uniti riprenderanno a erogare aiuti verso la Palestina, Condoleezza Rice ha dichiarato che lo faranno attraverso un fondo speciale, istituito proprio con i finanziamenti trattenuti, che sarà destinato a progetti sanitari rivolti ai bambini palestinesi.
 
Il presidente Abu MazenGiù le armi. L’altra buona notizia della giornata è un provvedimento congiunto dei rappresentanti di Hamas e di Abu Mazen: per cercare di porre un freno alle violenze avvenute nelle scorse settimane tra miliziani delle Brigate dei martiri di al Aqsa e Comitati di Resistenza Popolare, ma anche tra gruppi tribali, Hamas e Fatah si sono accodati per proibire il trasporto di armi in pubblico. “Abbiamo dato chiare istruzioni a tutti i militanti perché non prendano iniziative e impediscano l’uso delle armi” ha dichiarato Ismail Haniyeh, aggiungendo che “il governo userà tutte le armi a sua disposizione per imporre la legge”. Haniyeh e Mazen sono stati d’accordo nel considerare questo provvedimento un buon passo, che rompe il ghiaccio tra i due partiti, i cui rapporti si sono molto deteriorati dalle elezioni di gennaio.
Nonostante queste due notizie facciano sperare in un miglioramento delle condizioni di vita, specialmente per la popolazione della Striscia di Gaza, il quadro attuale rimane a tinte fosche. Riportiamo alcuni estratti dai più recenti articoli dello psichiatra Eyad El Sarraj, pubblicati dal Centro per la Salute Mentale di Gaza di cui è presidente.
 
Effetti del bombardamento di un F16 su GazaUn assedio medioevale. “La crisi umanitaria sta montando rapidamente a Gaza”, spiega Eyad El Sarraj, importante psichiatra della Striscia. “Siccome Israele trattiene le tasse destinate all’Autorità Palestinese e l’Unione Europea ha interrotto il sostegno finanziario, non ci sono soldi per pagare i dipendenti pubblici, compresi quelli della sanità. Si tratta di oltre 160 mila persone, molte delle quali non ricevono stipendio da oltre due mesi, in un luogo dove il 50 percento delle persone vive sotto la soglia della povertà. Le medicine stanno finendo, l’ospedale di Shafa a Gaza rischia di chiudere per aver terminato le scorte di anestetici. A questo assedio economico e psicologico si aggiunge un elemento medioevale: da due mesi, colpi di artiglieria cadono sul territorio di una delle aree più popolate al mondo. Nell’ultimo mese ne sono stati sparati oltre seimila, portandosi via organi e vite. Gli F 16 israeliani, i droni e gli Apache, fanno ormai parte del cielo di Gaza. Nelle settimane passate hanno sparato circa 300 colpi al giorno sulla Striscia, sempre più vicino alle aree popolate. I bambini sono terrorizzati e le loro case sono andate distrutte. Nessuna di queste azioni trova una giustificazione nella legislazione internazionale. Accade invece l’opposto: l’Unione Europea e altre nazioni sono complici con le loro azioni, o almeno con il loro silenzio”.
 
Un drone in fase di decolloRiconoscimento. “Questo nuovo capitolo della tragedia palestinese è iniziato tre mesi fa”, continua El Sarraj, “quando Hamas ha vinto le elezioni, uno splendido esempio di democrazia rispetto al resto del Medio Oriente, tolta l’’oasi’ di Israele. Hamas considera ingiusta la richiesta di riconoscimento di Israele quando il governo di Tel Aviv non è disposto a riconoscere i diritti dei palestinesi. Nel frattempo i gruppi militanti palestinesi continuano a sparare i razzi Qassam oltre i confini della Striscia. Hamas la chiama autodifesa, ma non si rende conto che questi inutili razzi artigianali danno a Israele la giustificazione per continuare i bombardamenti, che hanno già costretto molte famiglie a lasciare le loro case nel nord della Striscia. Hamas dal canto suo è rimasta lontano da ogni violenza per gli ultimi diciotto mesi e si è detta pronta a stabilire una tregua illimitata. Ma è questo il motivo per cui le milizie di Fatah stanno aumentando i lanci di razzi e gli attacchi contro Israele, per mettere in imbarazzo Hamas. Intanto, a Gaza e nella Cisgiordania, le guerre tra bande criminali e gli scontri tribali stanno infiammando la violenza interna. Hamas ha imposto un uomo delle milizie a capo delle forze di sicurezza, ma il presidente Abbas lo ha rifiutato, creando un duro attrito con il capo di Hamas, Khaled Meshal. Violente manifestazioni sono state inscenate dagli studenti dell’università Al Azhar di Gaza, una roccaforte di Fatah, che si sono presi a sassate con gli studenti dell’università islamica, vicini ad Hamas. Il governo israeliano è il beneficiario ultimo di questo caos. Dichiarando di non essere un interlocutore per colloqui di pace, Hamas ha dato a Olmert l’occasione di dichiarare unilateralmente quali saranno i confini di Israele, quale il tragitto del muro di separazione e dove rimarranno le colonie israeliane.” 

Naoki Tomasini

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