Dopo l’improvvisa decisione della Corte Costituzionale i tailandesi si preparano a nuove elezioni.
Scritto per noi da
Adriano Seu
Le controverse elezioni dello
scorso 2 aprile, convocate anticipatamente sotto la spinta delle proteste
urbane, avevano confermato alla guida del Paese il partito dell’ex premier
Thaksin Shinawatra, il Thai Loves Thai. Dopo più di un mese di paralisi
governativa e di immobilismo istituzionale, dovuto all’impossibilità di formare
un nuovo Parlamento – a causa del boicottaggio elettorale dell’opposizione è
stato impossibile eleggere i deputati di 39 province – la
Corte Costituzionale ha dichiarato nulli i
risultati elettorali e ha annunciato il ritorno alle urne, peraltro invocato
due settimane prima dal re Bhumibol
Adulyadej.
L’incertezza della situazione
politica torna a ruotare attorno alla chiacchierata figura di Shinawatra,
tuttora popolarissimo nelle campagne (dove vive circa l’80 per cento della
popolazione) e bersaglio unico del fronte oppositore, che spopola nelle città.

Tutto da rifare. Nonostante fosse stato costretto dall’opinione
pubblica a rinunciare alla guida del governo, Shinawatra aveva ugualmente
potuto celebrare la vittoria del proprio partito, forte di un 56 per cento dei
consensi totali. Lunedì, tuttavia, il giudice Ura Wangomklang ha dichiarato
incostituzionali i risultati emersi. La decisione,
che ha riscontrato parere positivo anche tra i giudici della Corte Suprema e di
quella Amministrativa, è stata motivata in base a vizi procedurali e presunte
irregolarità commesse dalla Commissione Elettorale nell’organizzazione delle
passate consultazioni. Sarebbe stato violato l’articolo 144 della Costituzione,
secondo cui, in caso di scioglimento anticipato del Parlamento, le elezioni andrebbero indette dopo almeno 60
giorni, mentre in questo caso l’attesa è stata di soli 35 giorni. In realtà, non è l’unica norma costituzionale a
non essere stata rispettata: entro la scorsa settimana, infatti, avrebbe dovuto
essere nominato il nuovo premier, ma è stato ovviamente impossibile nominare il
capo di un governo ancora inesistente. Il primo provvedimento preso dalla Corte
Suprema è stata la destituzione di cinque giudici della Commissione Elettorale.
Virat Chinvivijkul, segretario della Corte Suprema, oltre ad aver annunciato di
avere pronta la lista di giuristi sostitutivi, ha proposto la creazione di una
commissione che supervisioni il lavoro della Commissione Elettorale.
Intervento decisivo. Due settimane fa era stato il re in persona a
scendere in campo. Nel corso di un messaggio televisivo aveva esortato tutti gli
attori politici ad “agire per uscire da una situazione stagnante e di caos
totale”, definendo “non democratiche” le elezioni tenutesi nell’aprile scorso.
Tuttavia, nonostante le reiterate e pressanti richieste da parte
dell’opposizione, il sovrano non è voluto intervenire direttamente nella nomina
di un Primo ministro ad interim e, per salvaguardare il rispetto dei principi
democratici e rafforzare il peso della Carta costituzionale, ha dichiarato che
solo nuove regolari elezioni potranno garantire un governo al Paese.

Regna l’incertezza. Alla decisione della Corte Costituzionale
seguono, inevitabilmente, numerosi interrogativi. Non si conoscono ancora le
date delle nuove consultazioni e, dopo il ribaltone in seno alla Commissione
Elettorale, anche l’organizzazione del voto stesso costituisce un problema non
da poco. La questione spinosa sarà, ancora una volta, il ruolo che potrebbe
ricoprire Shinawatra nel futuro governo se il suo partito si confermasse il più
votato. L’ex premier ha preferito glissare sull’argomento, lasciando intendere
che tutto dipenderà dagli equilibri interni al partito – la corrente
maggioritaria sarebbe a favore di Shinawatra, mentre il fronte opposto
spingerebbe per la candidatura dell’attuale secondo di Thaksin, Sudarat
Keyuraphan. “Sicuramente Shinawatra sarà ancora alla guida del partito – ha dichiarato
Prommin Lertsuridej, Segretario generale dell’ex Primo ministro. "Al momento
attuale non mi sento di escludere a priori una sua candidatura. Sarà lui a
dover scegliere”. Sondhi Limthongkul, uno dei leader oppositori, ha ribadito
alla Bbc che “Thaksin deve capire una volta per tutte che il problema è
lui”. L’opposizione, che questa volta ha assicurato la partecipazione alle
elezioni, vorrebbe l’introduzione di una serie di riforme costituzionali, tra
cui alcuni provvedimenti volti a limitare il potere del Primo ministro. Al
momento, l’unico dato certo sono i quasi 50 milioni di dollari che serviranno
per riorganizzare la nuova competizione elettorale.