10/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo l’improvvisa decisione della Corte Costituzionale i tailandesi si preparano a nuove elezioni.
Scritto per noi da
Adriano Seu 
 
Le controverse elezioni dello scorso 2 aprile, convocate anticipatamente sotto la spinta delle proteste urbane, avevano confermato alla guida del Paese il partito dell’ex premier Thaksin Shinawatra, il Thai Loves Thai. Dopo più di un mese di paralisi governativa e di immobilismo istituzionale, dovuto all’impossibilità di formare un nuovo Parlamento – a causa del boicottaggio elettorale dell’opposizione è stato impossibile eleggere i deputati di 39 province – la Corte Costituzionale ha dichiarato nulli i risultati elettorali e ha annunciato il ritorno alle urne, peraltro invocato due settimane prima  dal re Bhumibol Adulyadej.
L’incertezza della situazione politica torna a ruotare attorno alla chiacchierata figura di Shinawatra, tuttora popolarissimo nelle campagne (dove vive circa l’80 per cento della popolazione) e bersaglio unico del fronte oppositore, che spopola nelle città.
  Urne
Tutto da rifare. Nonostante fosse stato costretto dall’opinione pubblica a rinunciare alla guida del governo, Shinawatra aveva ugualmente potuto celebrare la vittoria del proprio partito, forte di un 56 per cento dei consensi totali. Lunedì, tuttavia, il giudice Ura Wangomklang ha dichiarato incostituzionali i risultati emersi. La decisione, che ha riscontrato parere positivo anche tra i giudici della Corte Suprema e di quella Amministrativa, è stata motivata in base a vizi procedurali e presunte irregolarità commesse dalla Commissione Elettorale nell’organizzazione delle passate consultazioni. Sarebbe stato violato l’articolo 144 della Costituzione, secondo cui, in caso di scioglimento anticipato del Parlamento,  le elezioni andrebbero indette dopo almeno 60 giorni, mentre in questo caso l’attesa è stata di soli 35 giorni.  In realtà, non è l’unica norma costituzionale a non essere stata rispettata: entro la scorsa settimana, infatti, avrebbe dovuto essere nominato il nuovo premier, ma è stato ovviamente impossibile nominare il capo di un governo ancora inesistente. Il primo provvedimento preso dalla Corte Suprema è stata la destituzione di cinque giudici della Commissione Elettorale. Virat Chinvivijkul, segretario della Corte Suprema, oltre ad aver annunciato di avere pronta la lista di giuristi sostitutivi, ha proposto la creazione di una commissione che supervisioni il lavoro della Commissione Elettorale.
 
Thaksin ShinawatraIntervento decisivo. Due settimane fa era stato il re in persona a scendere in campo. Nel corso di un messaggio televisivo aveva esortato tutti gli attori politici ad “agire per uscire da una situazione stagnante e di caos totale”, definendo “non democratiche” le elezioni tenutesi nell’aprile scorso. Tuttavia, nonostante le reiterate e pressanti richieste da parte dell’opposizione, il sovrano non è voluto intervenire direttamente nella nomina di un Primo ministro ad interim e, per salvaguardare il rispetto dei principi democratici e rafforzare il peso della Carta costituzionale, ha dichiarato che solo nuove regolari elezioni potranno garantire un governo al Paese.
  Il re
Regna l’incertezza. Alla decisione della Corte Costituzionale seguono, inevitabilmente, numerosi interrogativi. Non si conoscono ancora le date delle nuove consultazioni e, dopo il ribaltone in seno alla Commissione Elettorale, anche l’organizzazione del voto stesso costituisce un problema non da poco. La questione spinosa sarà, ancora una volta, il ruolo che potrebbe ricoprire Shinawatra nel futuro governo se il suo partito si confermasse il più votato. L’ex premier ha preferito glissare sull’argomento, lasciando intendere che tutto dipenderà dagli equilibri interni al partito – la corrente maggioritaria sarebbe a favore di Shinawatra, mentre il fronte opposto spingerebbe per la candidatura dell’attuale secondo di Thaksin, Sudarat Keyuraphan. “Sicuramente Shinawatra sarà ancora alla guida del partito – ha dichiarato Prommin Lertsuridej, Segretario generale dell’ex Primo ministro. "Al momento attuale non mi sento di escludere a priori una sua candidatura. Sarà lui a dover scegliere”. Sondhi Limthongkul, uno dei leader oppositori, ha ribadito alla Bbc che “Thaksin deve capire una volta per tutte che il problema è lui”. L’opposizione, che questa volta ha assicurato la partecipazione alle elezioni, vorrebbe l’introduzione di una serie di riforme costituzionali, tra cui alcuni provvedimenti volti a limitare il potere del Primo ministro. Al momento, l’unico dato certo sono i quasi 50 milioni di dollari che serviranno per riorganizzare la nuova competizione elettorale.
 
Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Thailandia
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