11/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Torna a riunirsi l'Assemblea nordirlandese. Ma l'Ulster rischia un ritorno alla violenza
Il processo di pace in Irlanda del Nord sta per riprendere, almeno sulla carta: lunedì 15 maggio i 108 membri dell’Assemblea di Stormont, l’organo legislativo istituito dagli accordi del 1998 per restituire l’autonomia all’Ulster, torneranno ai propri seggi per cercare di mettere insieme un nuovo governo. Dalla sospensione dell’Assemblea sono passati tre anni e mezzo, tra mille trattative. Ma questa volta Londra e Dublino hanno messo le cose in chiaro: o si torna a un assetto stabile entro il 24 novembre, o l’Assemblea è morta per sempre.
 
L'edificio che ospita l'assemblea di Stormont, alla periferia di Belfast Un percorso difficile. La Gran Bretagna si è stancata di aspettare. Se non altro, perché i deputati dell’Assemblea percepiscono regolare stipendio anche se i lavori sono fermi. Ma se ci siano le condizioni politiche per il ripristino dell’autonomia nordirlandese è tutto da vedere. In questi tre anni il panorama non è cambiato: il gruppo più presente a Stormont, con quasi un terzo dei seggi, è quello del Partito democratico unionista del reverendo Ian Paisley, un arruffapopolo protestante che non ha mai accettato di trattare con i cattolici repubblicani dello Sinn Fein, da lui considerati un movimento di ex terroristi. Dall’altra parte, il partito con più seggi è proprio quello che è considerato il braccio politico dell’Ira. Così, anche se l’accusa di spionaggio negli uffici di Stormont da parte dell’Ira (il motivo della sospensione dell’Assemblea nel 2002) è finita poi in un nulla di fatto giudiziario, la diffidenza resta. La fine della lotta armata annunciata dall’Ira la scorsa estate ha in teoria tolto di mezzo un ostacolo sul percorso verso la normalità, ma la strada è ancora lunga.
 
Le condizioni. Se i politici nordirlandesi tengono davvero all’autonomia, dovranno in qualche modo mettersi d’accordo. Hanno sei settimane di tempo per nominare un nuovo esecutivo. Se non ce la faranno, verranno loro concesse dodici settimane extra, fino al 24 novembre. Dopodiché, in caso di un nuovo nulla di fatto, fine della festa. E degli stipendi per i 108 parlamentari. Il processo di pace in Irlanda del Nord verrebbe gestito dai governi di Londra e Dublino. Che Londra continui a dire la sua sull’Ulster non dispiace in fondo a molti unionisti: in fondo dal 1972 al 1999 è stato così, e nel campo protestante non manca chi vede l’Assemblea – e in definitiva gli interi accordi di pace – come una concessione fatta ai cattolici, una cosa da cui non c’è niente da guadagnare.
 
Fiori sul luogo dove è stato picchiato a morte Michael McIlveen (nella foto), il 15enne ucciso a BallymenaIl pericolo di un ritorno alla violenza. Comunque andrà a finire, almeno il dialogo in Irlanda del Nord si fa a parole e non più con le bombe, si dirà. Ma il clima è teso. Solo due giorni fa, a Ballymena (un feudo protestante) un ragazzo cattolico di 15 anni è stato picchiato a morte con delle mazze da baseball da suoi coetanei protestanti. La polizia non ha avuto dubbi a definirlo un omicidio settario, cioè su base confessionale.  "E' un episodio che fa ripiombare l'Irlanda del Nord nel clima dei suoi giorni più bui", ha detto Peter Hain, il segretario britannico per l'Ulster. Tutti i politici locali hanno condannato senza mezzi termini l'omicidio; lo stesso Paisley ha pregato insieme ai genitori della giovane vittima. E dopo lo choc, nella regione proprio ora sta per cominciare la stagione delle marce orangiste, da sempre il periodo più a rischio di violenze tra le due comunità. Anche se l’Assemblea riuscirà a nominare un governo autonomo nordirlandese, le questioni da risolvere rimangono numerose. 

Alessandro Ursic

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