12/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Progressi e incognite, a dodici mesi dall’avvio della transizione
Un anno fa, era un Paese sull’orlo del caos. Uscito da mesi di scontri e lotte intestine, seguite alla morte del padre padrone Gnassingbe Eyadema e all’elezione a presidente del figlio Faure, il Togo si leccava le ferite dopo aver rischiato di precipitare nella guerra civile. Un Paese da ricostruire dalle fondamenta dopo 40 anni di dittatura, secondo i più. A un anno di distanza, che cosa è cambiato?
 
Gli scontri della primavera 2005 a LoméI fatti. Quasi 200 secondo la commissione d’inchiesta locale, circa 500 per l’Onu, addirittura 800 stando all’opposizione. Il numero di morti che accompagnarono la campagna elettorale e le elezioni non si saprà mai con certezza, ma il loro effetto si fa sentire ancora oggi. Salito alla guida di un Paese dilaniato, prima grazie ad un blitz incostituzionale delle Forze Armate e successivamente tramite elezioni, Faure Gnassingbe si impegnò al dialogo con l’opposizione. Peccato che, a parte la nomina a Primo Ministro del moderato Edem Kodjo, sia stato fatto poco altro: i colloqui tra il Rassemblement du Peuple Togolais del presidente e l’Union des Forces du Changement, il principale partito di opposizione, sono ancora in alto mare.
 
Il presidente togolese Faure GnassingbeProgressi e incognite. “E’ passato un anno, ma progressi non se ne sono visti” dichiara senza mezze misure a PeaceReporter Jean-Pierre Fabre, segretario generale dell’Ufc. “Siamo ancora in attesa che le modifiche unilaterali alla Costituzione, approvate subito dopo la morte di Eyadema, siano revocate. Senza un impegno concreto in questo senso non sarà possibile andare avanti”. Qualche passo in avanti la nuova presidenza l’ha comunque fatto: sono lontani i tempi di Eyadema, che governò con pugno di ferro dal 1967 al 2005, tanto da guadagnarsi il congelamento degli aiuti dell’Unione Europea per “deficit democratico”. Dopo gli scontri dello scorso anno, gli abusi delle Forze Armate sono stati limitati e le libertà politiche e di stampa hanno conosciuto un miglioramento. Troppo poco, per convincere i 37 mila rifugiati in Ghana e Benin a fare ritorno a casa. “Un’abile operazione cosmetica e basta”, secondo Fabre. “In pratica, nessun passo è stato fatto per venirci incontro”. Sulla questione PeaceReporter ha provato anche a contattare il segretariato del Rpt, ma senza risultati.
 
Una miniera di fosfatiEconomia allo sbando. A livello economico, la situazione è ancora più drammatica. “La buona notizia è che, dopo un anno, l’amministrazione ha cominciato a pagare gli stipendi arretrati ai dipendenti pubblici”, fa sapere a PeaceReporter padre Antoine-Marie Claret. “Ma ci vorrà del tempo per riassestare i conti e riavviare l’economia”. L’unica attività fiorente è quella del porto di Lomé, che continua a prosperare più per la crisi di Abidjan (condizionata dalla guerra civile ivoriana) che per meriti propri. La produzione di caffè e cacao si è ridotta di un terzo rispetto al 1997, quando in Togo cominciò una recessione che non si è ancora conclusa. Lo stesso dicasi per cotone e fosfati, la cui produzione è più che dimezzata. La ripresa del dialogo con l’Ue per lo scongelamento degli aiuti è fondamentale, ma la precondizione da soddisfare è la riconciliazione interna. Anche perché, all’orizzonte, si profilano le parlamentari del 2007. Che intenzioni ha l’opposizione? “E’ ancora troppo presto per dare una risposta” conclude Fabre “ma è ovvio che in queste condizioni non avremmo interesse a partecipare. Servono una riforma della Costituzione e della legge elettorale. E l’aiuto della comunità internazionale, in primis della Francia, che continua a preferire l’alleanza con Faure a una vera democrazia nel Togo”.
 
Profughi togolesi accolti in BeninSegnali positivi. Nonostante tutte le difficoltà, qualche segnale positivo per il futuro c’è. “Dopotutto il dialogo tra le parti continua, e questa è già di per sé una buona notizia” ribatte padre Antoine. “Nella mediazione sono state coinvolte le autorità ecclesiastiche, le uniche ritenute super partes. E’ stata anche avviata una revisione della storia togolese dall’indipendenza a oggi”. Un passo avanti importante anche per quanto riguarda l’istruzione, che per il resto versa in condizioni pietose. “La formazione dei giovani è il grande punto interrogativo di cui nessuno parla. Il sistema scolastico è allo sbando, il livello di istruzione si abbassa continuamente. E senza scuola sarà difficile assicurare un futuro decente al Togo”. 

Matteo Fagotto

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