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Laureate nella fede. La storia delle ‘qubaysiyat’ potrebbe, in tempi
relativamente brevi, non essere più un caso isolato. Il Marocco sembra
seguire la stessa rotta, aprendo alle donne la possibilità di
predicare. E’ il caso delle ‘mourchidates’, come vengono chiamate le
prime cinquanta donne della storia del regno maghrebino laureate in scienze
islamiche all’Università di Rabat. Non si possono definire imam, la
figura islamica della guida della preghiera, ma ognuna di loro verrà
assegnata a una moschea del regno dove potranno svolgere la funzione di
orientamento e informazione dei fedeli, che potranno rivolgersi a loro
per qualunque dubbio religioso. “Dobbiamo aiutare la gente a risolvere
i problemi religiosi”, ha dichiarato una di loro, la 33enne Zhor,
in una recente intervista, “una donna picchiata ci chiede aiuto?
Cercheremo la risposta nel Corano”. Zhor e le sue 49 colleghe sono
state assunte a tempo indeterminato dallo stato marocchino che, dopo
una dura selezione, ha finanziato e sostenuto questo progetto, che si
estende anche al di fuori delle moschee, nelle carceri, nelle scuole e
nei quartieri degradati.
Una porta aperta. L’esempio delle ‘qubaysiyat’ in Siria e quello delle
‘mourchidates’ in Marocco rappresentano due eventi storici, ma sono il
segnale di un movimento che ormai comincia a diffondersi nel mondo
islamico. Non senza difficoltà. Ci sono ormai eminenti dottori della
fede islamica che cominciano a guardare alle donne come una risorsa
irrinunciabile per l’Islam del futuro. Uno di loro, Hassan al-Turabi,
leader islamico sudanese, con un doppio dottorato in legge alla Sorbona
e a Oxford, eminenza grigia del Fratelli Musulmani in Sudan, ha
sconvolto molti musulmani quando ha dichiarato che la donna musulmana è
libera di svolgere le funzioni di imam, anche nella preghiera collettiva
in moschea. Molti non hanno gradito e su Hassan al-Turabi è stata
emessa una fatwa per apostasia. Ma aldilà di come andrà a finire la
vicenda di al-Turabi e delle resistenze che le iniziative del governo
siriano e di quello marocchino incontrano nei rispettivi paesi, sembra
ormai che la porta della predicazione per le donne sia aperta. E
sarebbe un segnale importante di come l’Islam, pregiudizi a parte, si
stia interrogando e lentamente preparando al futuro. Christian Elia