10/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Marocco e la Siria aprono alle donne nel clero islamico
Vengono chiamate ‘qubaysiyat’, dal nome della loro fondatrice, Munira al-Qubaysi. Non sono un gruppo femminista, ma a modo loro sono rivoluzionarie lo stesso. Sono le donne siriane che hanno ottenuto un successo epocale: per la prima volta nella storia potranno svolgere pubblicamente la loro attività di propaganda religiosa.

 Le ragazze di Munira. Munira al-Qubaysi iniziò la sua predicazione circa 40 anni fa, quando a Damasco a formare dei piccoli gruppi di preghiera, esclusivamente femminili, per insegnare i precetti islamici alle donne. Tutti gli aspetti della vita, secondo una visione ortodossa dell’Islam, ricadono sotto i dettami del Corano e Munira aiutava le donne a risolvere i loro dubbi quotidiani: come vestirsi, come comportarsi, come gestire i rapporti con il marito, i figli e i genitori. Seguendo i consigli di Munira, le donne divennero riconoscibili anche per strada, vestite tutte allo stesso modo, e da allora vennero chiamate ‘qubaysiyat’. Stime non ufficiali, visto che il gruppo non è riconosciuto come associazione e non si riunisce in luoghi pubblici, sarebbero ormai quasi 40mila le donne seguaci di Munira. Il 5 maggio scorso il governo siriano ha dato il via libera alla predicazione di questo gruppo di donne ed è una decisione storica, perché la figura del predicatore nell’Islam è una prerogativa secolare degli uomini.  In realtà sarebbero circa trenta le scuole che vengono gestite da seguaci di Munira, ma adesso il riconoscimento è ufficiale. “Nulla osta al riconoscimento di questo gruppo di religiose”, ha dichiarato Mohammed Said Ramadan al-Buti, uno dei predicatori più conosciuti in Siria,  “dal momento che benedicono sempre il presidente Assad e non s’immischiano nella politica”.

Laureate nella fede. La storia delle ‘qubaysiyat’ potrebbe, in tempi relativamente brevi, non essere più un caso isolato. Il Marocco sembra seguire la stessa rotta, aprendo alle donne la possibilità di predicare. E’ il caso delle ‘mourchidates’, come vengono chiamate le prime cinquanta donne della storia del regno maghrebino laureate in scienze islamiche all’Università di Rabat. Non si possono definire imam, la figura islamica della guida della preghiera, ma ognuna di loro verrà assegnata a una moschea del regno dove potranno svolgere la funzione di orientamento e informazione dei fedeli, che potranno rivolgersi a loro per qualunque dubbio religioso. “Dobbiamo aiutare la gente a risolvere i problemi religiosi”, ha dichiarato una di loro, la 33enne Zhor, in una recente intervista, “una donna picchiata ci chiede aiuto? Cercheremo la risposta nel Corano”. Zhor e le sue 49 colleghe sono state assunte a tempo indeterminato dallo stato marocchino che, dopo una dura selezione, ha finanziato e sostenuto questo progetto, che si estende anche al di fuori delle moschee, nelle carceri, nelle scuole e nei quartieri degradati. 

hassan al-turabi Una porta aperta. L’esempio delle ‘qubaysiyat’ in Siria e quello delle ‘mourchidates’ in Marocco rappresentano due eventi storici, ma sono il segnale di un movimento che ormai comincia a diffondersi nel mondo islamico. Non senza difficoltà. Ci sono ormai eminenti dottori della fede islamica che cominciano a guardare alle donne come una risorsa irrinunciabile per l’Islam del futuro. Uno di loro, Hassan al-Turabi, leader islamico sudanese, con un doppio dottorato in legge alla Sorbona e a Oxford, eminenza grigia del Fratelli Musulmani in Sudan, ha sconvolto molti musulmani quando ha dichiarato che la donna musulmana è libera di svolgere le funzioni di imam, anche nella preghiera collettiva in moschea. Molti non hanno gradito e su Hassan al-Turabi è stata emessa una fatwa per apostasia. Ma aldilà di come andrà a finire la vicenda di al-Turabi e delle resistenze che le iniziative del governo siriano e di quello marocchino incontrano nei rispettivi paesi, sembra ormai che la porta della predicazione per le donne sia aperta. E sarebbe un segnale importante di come l’Islam, pregiudizi a parte, si stia interrogando e lentamente preparando al futuro.

Christian Elia

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