09/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La giovane deputata assalita in parlamento dopo un discorso contro i criminali di guerra
Malalai Joya, la ragazza afgana che due anni fa ebbe il coraggio di denunciare i signori della guerra alla Loya Jirga, e che il 18 settembre 2005 è stata eletta al primo parlamento afgano del dopoguerra, lunedì è stata aggredita verbalmente e fisicamente dai suoi colleghi deputati dopo aver parlato contro i criminali di guerra che siedono con lei in quel parlamento.
 
Malalai JoyaMinacce di morte e aggressione fisica. Con la pacatezza, seppur decisa, che la contraddistingue, Malalai si era alzata e aveva preso la parola: “In questo parlamento siedono molti ex combattenti mujaheddin – ha detto l’onorevole Joya – alcuni dei quali sono degni di rispetto perché hanno combattuto per l’indipendenza del nostro paese, mentre altri sono criminali che hanno distrutto il nostro paese e ucciso 60 mila persone, o che addirittura sono ancora fedeli sostenitori dei talebani. Questi ultimi non dovrebbero essere qui a fare leggi, ma in un tribunale a rispondere dei loro misfatti”.
Il discorso di Malalai è stato sommerso da un’ondata di insulti, i soliti: “infedele”, “prostituta”, “comunista”. La cosa grave è che questa volta dai banchi del parlamento qualche deputato ha urlato contro di lei minacce di morte e alcune deputate donne (elette come prestanome dei loro mariti, signori della guerra ancora a capo di milizie private e quindi ineleggibili) l’hanno colpita con bottiglie di plastica vuote. Una le si è avventata contro, tirandole i capelli. Un piccolo gruppo di parlamentari democratici si è stretto attorno a Malalai, evitando ulteriori aggressioni.
 
Parlamentari afgani“Possono uccidermi, ma io non smetterò”. Malalai non ha riportato la minima ferita. Ma l’episodio è ugualmente grave. Sia per le minacce di morte, cui la Joya è abituata - ma che mai avrebbe pensato di ricevere perfino in parlamento -, che per l’aggressione fisica a una parlamentare: la prima nella breve storia dell’assemblea afgana.
Dopo l’incidente, ai giornalisti locali la Joya ha dichiarato: “Possono uccidermi, spaccarmi il collo, ma io non smetterò mai di parlare contro i criminali e i narcotrafficanti”.
Che la giovane ragazza di Farah, provincia dell’estremo ovest afgano, fosse una tipa che non si lascia intimorire lo si sapeva.
Fin dalla prima sessione del parlamento dello scorso dicembre (alla vigilia della quale Malalai ci confidò le sue speranze), in aula lei aveva detto chiaro e tondo cosa pensava dei suoi colleghi con le mani sporche di sangue afgano. La maggioranza dei deputati rispose battendo i pugni sui banchi per coprire la sua voce e urlandole di tacere e di sedersi.
E dal dicembre 2003 che la Joya riceve minacce di morte: da quando per la prima volta, a soli 25 anni, ebbe il coraggio di prendere la parola alla Loya Jirga per dire quello che nessun altro aveva mai avuto il coraggio di dire: che l’Afghanistan post-talebano è governato dagli stessi criminali di guerra che hanno causato la distruzione di quel paese.
 
Hamid Karzai‘No comment’ da Karzai e dal governo. Il presidente Hamid Karzai ha pensato bene di non immischiarsi in questo grave incidente, lasciando parlare il suo portavoce, Karim Rahimi: “I parlamentari sono rappresentanti del popolo afgano. Siamo certi che sapranno risolvere i loro problemi”. Come dire: “Affari loro”.
Karzai ha scelto di non difendere la Joya per non irritare i signori della guerra suoi alleati che siedono in parlamento. E di certo Malalai non si aspettava sostegno da parte di un presidente e di un governo che lei, in un’intervista a PeaceReporter, aveva dipinto così: “Capii che la mia missione era far sentire la voce del mio sofferente popolo contro quei criminali che in nome dell'islam hanno distrutto le nostre case, ucciso la nostra gente, calpestato i nostri diritti e rovinato le nostre vite, e che continuano a farlo in nome della democrazia e con il sostegno dei governanti americani ed europei, che hanno abbattuto un regime criminale solo per sostituirlo con un altro regime criminale.
 

Enrico Piovesana

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