09/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



L'epidemia di colera in Angola miete sempre più vittime
Il colera in Angola non si ferma: i numeri di infettati e di vittime continuano a salire quotidianamente. Secondo gli ultimi dati riportati dall'agenzia Misna i morti sarebbero 1.145 e le persone contagiate dal vibrione del colera oltre 30mila.

Epidemia sottovalutata. L’epidemia in atto è iniziata a Luanda a metà febbraio, dove è stato registrato il primo caso di infezione, e dalla capitale si è poi diffusa a dieci delle 18 province del Paese africano, fino a una media di 25 morti al giorno. “Tutti sono stati lenti nell’intervenire” denunciava già alla fine di aprile Richard Veerman, capo missione dell’Organizzazione non governativa Medici senza frontiere (Msf) in Angola. “Diversi fattori hanno contribuito a rendere questa epidemia di colera una delle peggiori mai viste in Angola. Con le informazioni di cui disponiamo adesso non ci sono più scuse per non fare tutto quanto umanamente possibile per evitare che il numero di morti continui a salire ulteriormente”. Anche Luis Encinas, coordinatore della ong per l’epidemia in atto, sottolineava già allora i passi da compiere: “E’ cruciale che le autorità definiscano e implementino una strategia nazionale per contenere la diffusione dell’epidemia, assicurando l’accesso ai centri di cura, garantendo la disponibilità di acqua potabile gratuita, migliorando le misure igieniche. Dovrebbero anche mettere in piedi un sistema affidabile per raccogliere dati epidemiologici e ampliare le campagne per informare gli angolani dell’epidemia, in particolare fuori della capitale”.

Una disidratazione mortale. Il colera è una malattia infettiva acuta intestinale causata da un batterio, il Vibrio cholerae (vibrione del colera). La sua presenza è collegata alla mancanza di acqua pulita e di un adeguato sistema fognario, come pure a condizioni di sovraffollamento. Il vibrione, introdotto nell'organismo con cibo o acqua contaminati, produce una tossina che causa dolori addominali intensi e scariche di diarrea acquosa. Ma non sempre l’infezione dà segnali della sua presenza: molte persone non hanno sintomi anche se eliminano il vibrione con le feci per una o due settimane, diffondendo così il germe nell'ambiente: meno del 20 percento delle persone malate ha il quadro clinico tipico del colera, con disidratazione media o marcata. Se non si interviene con urgenza, reidratando il malato, la perdita abbondante di liquidi ed elettroliti con la diarrea, e il vomito ad esse spesso associato, può portare a una disidratazione grave e alla morte.

Scarsa conoscenza e sovraffollamento. In Angola erano diversi anni che non si registravano epidemie di colera, e questo può aver contribuito all’attuale diffusione del contagio. Le persone, in particolare gli abitanti della capitale, si sono trovate impreparate di fronte alla malattia: “C’è una bassa resistenza tra la popolazione contro il batterio che causa il colera “sottolinea l’organizzazione Msf. “Il livello di conoscenza di quello che le persone possono fare per proteggersi e per proteggere le loro comunità dall’infezione è anch’esso molto limitato”. Da sottolineare fra l’altro, il cambiamento delle condizioni di vita a Luanda avvenuto in questi anni: da circa 700mila abitanti nella metà del ventesimo secolo, la popolazione della capitale è passata a quasi cinque milioni di persone, la maggior parte delle quali senza i più elementari servizi igienici. Sovraffollamento e scarsa igiene dunque, entrambe condizioni che favoriscono la diffusione del colera.

Valeria Confalonieri

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