Bush dice di voler chiudere Guantanamo. Lo crede davvero? Per l'avvocato di 17 detenuti, no
Se fosse per George W. Bush, il campo di prigionia di Guantanano dovrebbe essere
già un ricordo. O almeno così si deduce dall’intervista rilasciata domenica dal
presidente statunitense a una tv tedesca. “Mi piacerebbe molto chiudere Guantanamo,
e portare i detenuti davanti a un giudice”, ha detto Bush. “Ma prima aspettiamo
che la Corte Suprema decida se queste persone debbano ricevere un giusto processo
in un tribunale civile o in uno militare”, ha aggiunto il presidente. Che si riferisce
all’attesa decisione sul caso “Hamdan contro Rumsfeld”, cioè un ex autista di
Osama bin Laden detenuto a Guantanamo e il segretario alla Difesa di Washington.
In gioco c’è la legalità dei processi nelle corti militari istituite dall’amministrazione
Bush per i presunti terroristi. E quindi, in sostanza, l’esistenza stessa del
castello legale eretto da Washington per le persone catturate all’estero nell’ambito
della guerra al terrorismo. La fine di Guantanamo è vicina? Per David Remes, un
avvocato che difende 17 yemeniti a Camp Delta, le parole di Bush non vanno ingigantite.

“L’amministrazione Bush ha lanciato segnali contradditori su Guantanamo. Rumsfeld
ha detto che non vede nessun motivo per chiudere il campo di detenzione, e non
a caso nella base Usa stanno costruendo un altro edificio per ospitare altre celle.
Quindi vorrei tanto credere a Bush, ma non so quanta fiducia riporre nelle sue
parole. A dir la verità, non sarei neanche sicuro che abbia detto quelle parole”.
Ma se Bush volesse davvero chiudere Guantanamo, avrebbe bisogno di aspettare
il verdetto della Corte Suprema?
“Ovviamente no. Ma può essere che questa amministrazione consideri la decisione
della Corte come un’opportunità per chiudere la prigione e rilasciare i prigionieri
senza perdere la faccia, sostenendo che la Corte non ha lasciato altra scelta.
E’ molto comune negli Usa, per governo e legislatori, provare a scaricare il fardello
di decisioni impopolari – o sulle quali non sono d’accordo – sui giudici, in modo
da dare la colpa a loro”.
Ma agli americani Guantanamo interessa?
“Direi che è solo una parte di una questione molto più grande per gli americani,
che va dalla guerra in Iraq alle prigioni segrete della Cia in Europa, alle intercettazioni
telefoniche da parte della Nsa, e alla sensazione generale che Bush non ha reso
l’America più sicura di quanto lo fosse prima dell’11 settembre. In linea di massima,
gli americani credono alla tesi dell’amministrazione Bush – cioè che i prigionieri
di Guantanamo siano pericolosi. Ma anche se la sorte di Guantanamo non è in cima
ai pensieri degli americani, fa parte di un costante ‘gocciolio’ costituito dalle
realtà che questa amministrazione ha creato. Per questo la popolarità di Bush
è crollata”.
Allora forse Bush apre su Guantanamo anche per cambiare questa situazione?
“Mettiamo in chiaro una cosa: Bush ha problemi molto più grossi di Guantanamo...”.
E allora come spiega le sue dichiarazioni?
“La Commissione Onu sulla tortura sta mettendo sotto torchio gli Stati Uniti,
a cui è stato ordinato di fornire documentazione che attesti come gli Usa non
pratichino la tortura. Una dichiarazione come quella di Bush potrebbe servire
a calmare le acque. Ma sono solo supposizioni, beninteso”.
Quale pensa sarà la decisione della Corte Suprema?
“Il caso Hamdan è un test cruciale per il sistema americano dei ‘controlli e
contrappesi’. La sua importanza trascende la guerra al terrorismo. Sono fiducioso
che la Corte Suprema saprà valutare bene tutte queste implicazioni. Ma non posso
immaginare quale sarà il verdetto”.
E se Guantanamo alla fine verrà chiuso, che fine faranno i circa 500 prigionieri? “Questo è il punto cruciale. Ci sono diverse possibilità: potrebbero essere consegnati
ai loro paesi d’origine, dove rischierebbero anche di finire in prigione. Potrebbero
finire in un carcere statunitense, ma ciò creerebbe nuove complicazioni per tutti.
C’è anche la possibilità che vengano trasferiti in un campo di detenzione degli
Usa in giro per il mondo, anche se dubito che Washington voglia farlo, per motivi
politici. Per quanto riguarda il trasferimento ai paesi d’origine, comunque, la
maggioranza dei detenuti a Guantanamo è saudita o yemenita, viene cioè da due
Stati con cui gli Usa non hanno ancora trovato un accordo in tal senso. E’ un
ulteriore ragione per non dare troppo peso alle parole di Bush”.