
L’assassinio di Liliana Gaviria
ha motivazioni politiche, è voluto dalla destra con
il proposito di reprimere attraverso il terrore l’opposizione al governo e al
progetto di rielezione. Questo tipo di azioni generalmente passa
attraverso una serie di omicidi apparentemente non connessi, di persone non in
relazione, in luoghi diversi e con appartenenze politiche diverse,
generando terrore e confusione e giustificando così misure repressive
straordinarie. I mandanti rimangono
impuniti, i testimoni e gli autori materiali vengono eliminati. Queste azioni
di guerra
sporca si realizzano sempre giustiziando persone inserite in
liste nere proprio nei momenti in cui il governo conservatore si vede
minacciato da processi democratici o quando la corruzione
insita al sistema è troppo evidente ed è necessario far confusione per nasconderla.
Questa la situazione attuale.
Carlos Gaviria acquisisce forza nei sondaggi elettorali: il partito
liberale e
l’ex presidente, nella sua posizione di oppositore elettorale al
governo
cominciano ad accusare lo stesso governo, in maniera esplicita, di
abusi e
corruzione e si stanno organizzando enormi mobilitazioni popolari.
Il presidente, il governo e lo stato sono coinvolti in questo stesso
momento
nel crescente scandalo legato al Dipartimento amministrativo di
sicurezza (Das).
Ai più alti livelli, sorgono quotidianamente prove e testimonianze
dirette che
evidenziano come questa istituzione addestri e sia controllata
da terroristi paramilitari, sia implicata nel narcotraffico, abbia
rubato e
deviato denaro e commissionato brogli elettorali nel 2002, grazie ai
quali
l’attuale presidente Uribe ha ottenuto perlomeno 200.000 voti. Il
presidente
prima premia il direttore del Das con un Consolato a Milano (e poi è
costretto a suggerigli dimessioni immediate, per il fango che questa
storia si sta portando dietro. Tanto che è di ieri la notizia della sua
rinuncia alla carica di console in Italia Ndr.), attacca la stampa che
segnala questi fatti e punisce l’ex presidente Cesar Gaviria, che
ha
preteso che rispondesse a queste accuse. Per la maggioranza dei colombiani, lo
scandalo del Das pone in evidenza l’infiltrazione e la conquista
del Governo e dello Stato da parte dei narcotrafficanti e dei paramilitari che
rappresentano di fatto il governo attuale.
Qualcosa non quadra. Vi
sono delle contraddizioni gravi nelle versioni date dalle autorità riguardo
all’assassinio di Liliana Gaviria, giacché inizialmente le autorità stesse
asseriscono che la sua guardia del corpo è deceduta durante una sparatoria e
che l’intento dei criminali era quello non di ammazzarla ma di sequestrarla. Le
prove indicano, invece, che la guardia del corpo era l’autista di Liliana,
cioè che non vi era una vera e propria scorta. Il Governo le aveva tolto scorta
e auto blindate subito dopo che l’ex presidente Gaviria aveva assunto la direzione
del partito liberale, ossia dell’opposizione, e un Centro di Attenzione Immediata
della polizia presente nella zona in cui fu assassinata era stato rimosso
recentemente. In verità alcuni sicari in moto si avvicinarono al veicolo e
assassinarono il bodyguard-autista e, qualche metro più avanti, colpirono
Liliana.
Scarica barile. La
strategia di insabbiamento del governo e dei media, le
manipolazioni delle prove con versioni contraddittorie e la falsa
commozione di
fronte a un crimine del quale il Governo stesso è tra i primi e più
evidenti
sospettati, rivela molte cose. Innanzitutto, hanno tentato di scaricare
la colpa sugli insorti, in particolare le Farc, o sulla delinquenza
comune. Ma
dato che queste versioni non sono credibili e generano l’ira della
famiglia Gaviria e della maggioranza dei cittadini, modificare la
versione e segnalare i paramilitari come sospetti è risultato la cosa
migliore.
Ma anche adesso la versione ufficiale è
un misto tra realtà e menzogna, dato che i paras appaiaono come un gruppo vincolato al narcotraffico e del tutto svincolato da
Uribe. In
questo modo si confonde la verità, che è una: il governo Uribe, che ha di fatto
instaurato uno stato paramilitare totalmente
compromesso con il narcotraffico e appoggiato dagli Stati Uniti, è
il principale sospettato dell’assassinio di Liliana Gaviria.
La fitta trama. C’è un
filo che lega gli omicidi eccellenti e non. Appartiene alla trama tessuta da
questo governo contro organizzazioni, persone e processi. La serie di omicidi
che si stanno compiendo, cui si aggiunge quello di Liliana Gaviria, mette
in luce la “lista della morte” stilata con cura e di cui i media negano
l’esistenza. Così racconta El Tempo: “Numerose morti di persone vicine a membri
dell’opposizione sono avvenute nell’ultimo mese: Jaime Gomez, assessore di
Piedad Cordoba (non è chiaro se sia stato un omicidio politico, però la
famiglia così lo interpreta); Alvaro Garnica, militante del Polo Democratico e
fratello del capo della campagna del candidato Carlos Gaviria, e ora la sorella
del Direttore del Partito Liberale. Nulla indica
finora che vi sia un mandante o una connessione tra queste morti. Ma il Governo
deve adottare misure d’emergenza per chiarire quanto prima”.
Uribe si finge imbarazzato per
gli “errori” della protezione a Liliana e mostra costernazione per il crimine,
con l’intenzione di far credere alla gente che non è
coinvolto. Ma la famiglia Gaviria e la maggior parte della gente non ci
credono.
Via d’uscita. Suo fratello, l’ex presidente Cesar Gaviria, ha
denunciato apertamente i vincoli dell’uribismo con il narcoparamilitarismo.
Gliel'hanno fatta pagare molto cara. E anche Jaime Gomez, assessore di Piedad
Cordoba, e il professor Alvaro Garnica dei Pda, alla fine di una manifestazione
di solidarietà a Carlos Gaviria a Monteria sono stati assassinati; e si
continuano ad ammazzare dirigenti sindacali e leader popolari. Gli uribisti
sono innervositi dalla vertiginosa caduta del proprio candidato nei sondaggi,
e
moltiplicano le esecuzioni. L’editoriale de El Tiempo e il governo iniziano ad
affermare che vi sono delinquenti, fronti (come “Cacique Pipinta”) e gruppi che
non esistono o non sono in relazione con questo episodio, semplicemente per
cercare di confondere le notizie. Ciò conferma che esiste, come parte della
strategia del terrore, l’usuale catena di capri espiatori. Uno scenario assai
probabile e utilizzato molto spesso è ad esempio quello in cui gli stessi
“para” individuino e uccidano “i responsabili”, in modo da occultare la
verità, lavare le mani al governo e chiudere il processo.