09/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



In Colombia il governo, in calo di consensi, torna a rispondere con terrore e morte
scritto per noi da
Manuel Rozental
 
Carlos GaviriaL’assassinio di Liliana Gaviria ha motivazioni politiche, è voluto dalla destra con il proposito di reprimere attraverso il terrore l’opposizione al governo e al progetto di rielezione. Questo tipo di azioni generalmente passa attraverso una serie di omicidi apparentemente non connessi, di persone non in relazione, in luoghi diversi e con appartenenze politiche diverse, generando terrore e confusione e giustificando così misure repressive straordinarie. I mandanti  rimangono impuniti, i testimoni e gli autori materiali vengono eliminati. Queste azioni di guerra sporca si realizzano sempre giustiziando persone inserite in liste nere proprio nei momenti in cui il governo conservatore si vede minacciato da processi democratici o quando la corruzione insita al sistema è troppo evidente ed è necessario far confusione per nasconderla.
 
Questa la situazione attuale. Carlos Gaviria acquisisce forza nei sondaggi elettorali: il partito liberale e l’ex presidente, nella sua posizione di oppositore elettorale al governo cominciano ad accusare lo stesso governo, in maniera esplicita, di abusi e corruzione e si stanno organizzando enormi mobilitazioni popolari. Il presidente, il governo e lo stato sono coinvolti in questo stesso momento nel crescente scandalo legato al Dipartimento amministrativo di sicurezza (Das). Ai più alti livelli, sorgono quotidianamente prove e testimonianze dirette che evidenziano come questa istituzione addestri e sia controllata da terroristi paramilitari, sia implicata nel narcotraffico, abbia rubato e deviato denaro e commissionato brogli elettorali nel 2002, grazie ai quali l’attuale presidente Uribe ha ottenuto perlomeno 200.000 voti. Il presidente prima premia il direttore del Das con un Consolato a Milano (e poi è costretto a suggerigli dimessioni immediate, per il fango che questa storia si sta portando dietro. Tanto che è di ieri la notizia della sua rinuncia alla carica di console in Italia Ndr.), attacca la stampa che segnala questi fatti e punisce l’ex presidente Cesar Gaviria, che ha preteso che rispondesse a queste accuse. Per la maggioranza dei colombiani, lo scandalo del Das pone in evidenza l’infiltrazione e la conquista del Governo e dello Stato da parte dei narcotrafficanti e dei paramilitari che rappresentano di fatto il governo attuale.
 
Cesara GaviriaQualcosa non quadra. Vi sono delle contraddizioni gravi nelle versioni date dalle autorità riguardo all’assassinio di Liliana Gaviria, giacché inizialmente le autorità stesse asseriscono che la sua guardia del corpo è deceduta durante una sparatoria e che l’intento dei criminali era quello non di ammazzarla ma di sequestrarla. Le prove indicano, invece, che la guardia del corpo era l’autista di Liliana, cioè che non vi era una vera e propria scorta. Il Governo le aveva tolto scorta e auto blindate subito dopo che l’ex presidente Gaviria aveva assunto la direzione del partito liberale, ossia dell’opposizione, e un Centro di Attenzione Immediata della polizia presente nella zona in cui fu assassinata era stato rimosso recentemente. In verità alcuni sicari in moto si avvicinarono al veicolo e assassinarono il bodyguard-autista e, qualche metro più avanti, colpirono Liliana.
 
Scarica barile. La strategia di insabbiamento del governo e dei media, le manipolazioni delle prove con versioni contraddittorie e la falsa commozione di fronte a un crimine del quale il Governo stesso è tra i primi e più evidenti sospettati, rivela molte cose. Innanzitutto, hanno tentato di scaricare la colpa sugli insorti, in particolare le Farc, o sulla delinquenza comune. Ma dato che queste versioni non sono credibili e generano l’ira della famiglia Gaviria e della maggioranza dei cittadini, modificare la versione e segnalare i paramilitari come sospetti è risultato la cosa migliore. Ma anche adesso la versione ufficiale è un misto tra realtà e menzogna, dato che i paras appaiaono come un gruppo vincolato al narcotraffico e del tutto svincolato da Uribe. In questo modo si confonde la verità, che è una: il governo Uribe, che ha di fatto instaurato uno stato paramilitare totalmente compromesso con il narcotraffico e appoggiato dagli Stati Uniti, è il principale sospettato dell’assassinio di Liliana Gaviria.
 
Liliana GaviriaLa fitta trama. C’è un filo che lega gli omicidi eccellenti e non. Appartiene alla trama tessuta da questo governo contro organizzazioni, persone e processi. La serie di omicidi che si stanno compiendo, cui si aggiunge quello di Liliana Gaviria, mette in luce la “lista della morte” stilata con cura e di cui i media negano l’esistenza. Così racconta El Tempo: “Numerose morti di persone vicine a membri dell’opposizione sono avvenute nell’ultimo mese: Jaime Gomez, assessore di Piedad Cordoba (non è chiaro se sia stato un omicidio politico, però la famiglia così lo interpreta); Alvaro Garnica, militante del Polo Democratico e fratello del capo della campagna del candidato Carlos Gaviria, e ora la sorella del Direttore del Partito Liberale. Nulla indica finora che vi sia un mandante o una connessione tra queste morti. Ma il Governo deve adottare misure d’emergenza per chiarire quanto prima”.
Uribe si finge imbarazzato per gli “errori” della protezione a Liliana e mostra costernazione per il crimine, con l’intenzione di far credere alla gente che non è coinvolto. Ma la famiglia Gaviria e la maggior parte della gente non ci credono.
 
Via d’uscita. Suo fratello, l’ex presidente Cesar Gaviria, ha denunciato apertamente i vincoli dell’uribismo con il narcoparamilitarismo. Gliel'hanno fatta pagare molto cara. E anche Jaime Gomez, assessore di Piedad Cordoba, e il professor Alvaro Garnica dei Pda, alla fine di una manifestazione di solidarietà a Carlos Gaviria a Monteria sono stati assassinati; e si continuano ad ammazzare dirigenti sindacali e leader popolari. Gli uribisti sono innervositi dalla vertiginosa caduta del proprio candidato nei sondaggi, e moltiplicano le esecuzioni. L’editoriale de El Tiempo e il governo iniziano ad affermare che vi sono delinquenti, fronti (come “Cacique Pipinta”) e gruppi che non esistono o non sono in relazione con questo episodio, semplicemente per cercare di confondere le notizie. Ciò conferma che esiste, come parte della strategia del terrore, l’usuale catena di capri espiatori. Uno scenario assai probabile e utilizzato molto spesso è ad esempio quello in cui gli stessi “para” individuino e uccidano “i responsabili”, in modo da occultare la verità, lavare le mani al governo e chiudere il processo.
Categoria: Elezioni, Guerra
Luogo: Colombia
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