Tra Argentina e Uruguay è scontro aperto dopo la reciproca denuncia al Tribunale Internazionale dell’Aja.
scritto per noi da
Adriano Seu
Sullo sfondo della protesta ambientalista contro la costruzione delle due fabbriche
di cellulosa sul Rìo Uruguay, la presenza del presidente argentino Nestor Kirchner
nella città di Gualeguaychù – centro abitato situato sulla riva opposta a quella
in cui sorgeranno i due impianti industriali e cuore del movimento ambientalista
– ha sancito uno scontro diplomatico che le numerose manifestazioni popolari e
i prolungati blocchi alle vie di comunicazione con l’Uruguay avevano fatto presagire.
Dopo l’imponente manifestazione del 30 aprile per celebrare l’anniversario della
lotta intrapresa dalla Asamblea Ambientalista Ciudadana de Gualeguaychù, Kirchner ha deciso di porre il problema della salvaguardia ambientale in cima
alla propria agenda politica. Mentre il governo uruguayano è stato formalmente
accusato di aver violato le norme dello Statuto del Rìo Uruguay negli accordi
commerciali con le multinazionali della carta (la finlandese Botnia e la spagnola
Ence), l’esecutivo di Buenos Aires dovrà difendersi dall’accusa di non aver agito,
per più di tre mesi, contro i blocchi stradali eretti dai manifestanti.
La denuncia. Le oltre 100 mila persone che il 30 aprile hanno marciato lungo il ponte General
San Martìn - la principale via di comunicazione che collega la località argentina
di Gualeguaychù con la città uruguayana di Fray Bentos - sono accorse per chiedere
a gran voce al presidente Kirchner di passare dalle parole ai fatti. I membri
dell’assemblea ambientalista, che da alcune settimane erano tornati a bloccare
il transito di merci e persone lungo la rotta internazionale 136, si erano detti
disposti a liberare il passaggio solo dopo la presentazione di un reclamo ufficiale
contro l’Uruguay presso il Tribunale Internazionale dell’Aja. Pochi giorni dopo
che il presidente uruguayano, Tabaré Vàsquez, ha denunciato l’esecutivo argentino
per non aver impedito la violazione della libera circolazione tra i due Paesi,
Buenos Aires ha contestato al presidente Vàsquez di non aver consultato la Commissione
Amministratrice del Rìo Uruguay (Caru) prima di siglare gli accordi commerciali
con le multinazionali della carta, né di averne chiesto successivamente l’autorizzazione,
come espressamente previsto dallo Statuto. Kirchner ha inoltre denunciato la necessità
di uno studio indipendente sull’impatto ambientale cumulato che inevitabilmente
causerebbero le due cartiere, oltre che un’analisi del potenziale effetto devastante
che l’inquinamento avrebbe sul turismo locale – la provincia di Gualeguaychù vive
essenzialmente di turismo, con circa 60 mila visitatori all’anno.
Diplomazia in fermento. La scena principale della protesta si è spostata dai bordi della strada alle
sedi di governo, e la vicenda ha avuto eco anche al di là dei rispettivi confini
nazionali. Recentemente, il presidente brasiliano, Lula, preoccupato anche dalle
crescenti frizioni tra Argentina e Uruguay nell’ambito del Mercosur (spazio di
integrazione economica che raggruppa Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay) e
dalle indiscrezioni che vogliono Montevideo vicino alla stipulazione del Trattato
di Libero Scambio con gli Stati Uniti, ha chiesto a Tarja Halonen, presidente
finlandese, di favorire la distensione dei rapporti tra le due sponde del Rìo
Uruguay. Precedentemente, anche Kirchner aveva cercato di coinvolgere il governo
di Helsinki, invitandolo a prendere una posizione ufficiale in merito. Paula Lehtomaki,
ministro del Commercio estero e dello sviluppo, ha dichiarato che Helsinki non
avrebbe preso parte al contenzioso in alcun modo, salvo cancellare prontamente
un viaggio in Argentina previsto per i giorni successivi perché “chiaramente indesiderata”.
Tutti uniti per difendere l’ambiente. La massiccia manifestazione dello scorso 30 aprile ha vissuto della forte spinta
emotiva generata dalla decisione della Corporazione Finanziaria Internazionale
(Cfi) di sospendere temporaneamente l’erogazione dei finanziamenti alle multinazionali
della carta. Gli oltre 400 milioni di dollari promessi a Botnia ed Ence dall’organo
finanziario della Banca Mondiale verranno congelati in attesa di uno studio esaustivo
sull’impatto ambientale. Alla marcia lungo il ponte General San Martìn hanno sfilato
musicisti, studenti, avvocati, pensionati, artisti, professori universitari e
attivisti di Greenpeace, che nei giorni precedenti avevano organizzato campagne
di sensibilizzazione in tutto il Paese sotto lo slogan “Yo Voy”. Attraverso televisioni,
siti internet, stazioni radio, stampa alternativa e telefoni cellulari gli ambientalisti,
e ancor di più la classe politica al completo, hanno invitato argentini e uruguayani
a presenziare alla manifestazione. Secondo un vero e proprio richiamo all’orgoglio
nazionale, Kirchner, rafforzato dalla presenza di oltre 300 intendenti provinciali
e 19 governatori su 25 – tra cui anche 5 appartenenti all’opposizione – ha annunciato
che la politica ambientale sarà una priorità del proprio governo. Prima d’ora
non era mai accaduto che un presidente convocasse tutti i distretti del Paese
in difesa di una singola comunità.