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Tendenza positiva. Il numero dei bambini impegnati in attività lavorative sarebbe infatti calato
infatti dell'11 per cento, dal 2000 al 2004: 218 milioni di bambini contro i 246
di quattro anni fa. L'agenzia dell'Onu, per voce del suo direttore generale, Juan
Somavia, si è anche spinta in previsioni positive per quanto riguarda l'eliminazione
dello sfruttamento dei bambini, pronosticabile entro il 10 anni: "Siamo sulla
strada giusta - ha riferito Somavia - di questo passo, possiamo ragionevolmente
sperare di porre fine ad alcune tra le peggiori forme di abuso da qui al 2016,
senza perdere di vista l'obiettivo finale di porre termine al lavoro minorile
in tutte le sue forme". Il numero dei bambini tra i 5 e i 17 anni impiegati in
lavori pericolosi è diminuito del 26 per cento, da 171 a 126 milioni. Quelli tra
i 5 e i 14 anni sono scesi del 33 per cento.
In Africa e Asia i più sfruttati. Le tendenze positive riportate dall'Ilo sarebbero dovute in gran parte all'accresciuta
volontà politica dei governi di intraprendere azioni concrete contro il lavoro
minorile, oltre che ad una maggiore sensibilizzazione e consapevolezza del problema.
In particolar modo, l'impegno si è concretizzato nella riduzione della povertà
e nell'educazione di massa, anche attraverso il diretto contributo dell'Ilo, il
cui Programma per l'eliminazione del lavoro minorile ha coinvolto oltre 5 milioni
di bambini. Trenta stati membri hanno già fissato obiettivi per abolire entro
il 2016 le forme peggiori di sfruttamento infantile. Secondo il rapporto, in America
Latina il declino del lavoro minorile è stato più consistente che altrove, riducendosi
di due terzi. In Brasile, per esempio, la fascia tra i 5 e i 9 anni ha subito
un decremento del 61 per cento dal '92 al 2004, del 36 per cento tra i 10 e i
17 anni. Un calo significativo si è registrato anche in Asia, nonostante il continente
abbia il maggior numero di bambini sfruttati a fini economici del mondo nella
fascia tra i 5 e i 14 anni: circa 122 milioni. L'Africa sub-sahariana è invece
la regione dove il rapporto tra la popolazione e i piccoli lavoratori è maggiore,
attestandosi sul 26 per cento. Fattori come l'esplosione demografica, la povertà
e le epidemie di Hiv/Aids hanno fortemente limitato ogni progresso nella lotta
contro il lavoro minorile. Tuttavia, alcuni segni di miglioramento si segnalano
anche qui, con l'aumento del 38 per cento degli iscritti a scuola tra il 1990
e il 2000.
La lotta continua. "Nel 21° secolo - ha ribadito il direttore dell'Ilo, Juan Somavia - nessun bambino
dovrebbe essere sfruttato o brutalizzato, né lavorare in luoghi pericolosi. A
nessun bambino dovrebbe essere negato l'accesso all'istruzione. Dobbiamo continuare
il nostro impegno e la nostra opera, investendo nella lotta per l'eliminazione
del lavoro minorile e per il diritto di tutti i bambini a vivere la loro infanzia".
L'Organizzazione mondiale del lavoro opera principalmente con governi, datori
di lavoro e sindacati, ma la sua azione si sviluppa anche con Ong, univeristà,
gruppi religiosi. Dal momento della sua costituzione, nel 1992, l'Ilo ha investito
350 milioni di dollari. Annualmente, i finanziamenti destinati al programma per
l'eliminazione del lavoro minorile i si aggirano sui 50-60 milioni di dollari.
Luca Galassi