05/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Per la prima volta cala il numero dei bambini vittime dello sfruttamento
In un rapporto cautamente ottimistico, intitolato 'La fine del lavoro infantile è a portata di mano', l'Organizzazione mondiale del lavoro (Ilo) segnala una significativa riduzione dei bambini sfruttati a fini lavorativi negli ultimi quattro anni.

Bambini bengalesi in una risaiaTendenza positiva. Il numero dei bambini impegnati in attività lavorative sarebbe infatti calato infatti dell'11 per cento, dal 2000 al 2004: 218 milioni di bambini contro i 246 di quattro anni fa. L'agenzia dell'Onu, per voce del suo direttore generale, Juan Somavia, si è anche spinta in previsioni positive per quanto riguarda l'eliminazione dello sfruttamento dei bambini, pronosticabile entro il 10 anni: "Siamo sulla strada giusta - ha riferito Somavia - di questo passo, possiamo ragionevolmente sperare di porre fine ad alcune tra le peggiori forme di abuso da qui al 2016, senza perdere di vista l'obiettivo finale di porre termine al lavoro minorile in tutte le sue forme". Il numero dei bambini tra i 5 e i 17 anni impiegati in lavori pericolosi è diminuito del 26 per cento, da 171 a 126 milioni. Quelli tra i 5 e i 14 anni sono scesi del 33 per cento.

Un bambino cinese esaustoIn Africa e Asia i più sfruttati. Le tendenze positive riportate dall'Ilo sarebbero dovute in gran parte all'accresciuta volontà politica dei governi di intraprendere azioni concrete contro il lavoro minorile, oltre che ad una maggiore sensibilizzazione e consapevolezza del problema. In particolar modo, l'impegno si è concretizzato nella riduzione della povertà e nell'educazione di massa, anche attraverso il diretto contributo dell'Ilo, il cui Programma per l'eliminazione del lavoro minorile ha coinvolto oltre 5 milioni di bambini. Trenta stati membri hanno già fissato obiettivi per abolire entro il 2016 le forme peggiori di sfruttamento infantile. Secondo il rapporto, in America Latina il declino del lavoro minorile è stato più consistente che altrove, riducendosi di due terzi. In Brasile, per esempio, la fascia tra i 5 e i 9 anni ha subito un decremento del 61 per cento dal '92 al 2004, del 36 per cento tra i 10 e i 17 anni. Un calo significativo si è registrato anche in Asia, nonostante il continente abbia il maggior numero di bambini sfruttati a fini economici del mondo nella fascia tra i 5 e i 14 anni: circa 122 milioni. L'Africa sub-sahariana è invece la regione dove il rapporto tra la popolazione e i piccoli lavoratori è maggiore, attestandosi sul 26 per cento. Fattori come l'esplosione demografica, la povertà e le epidemie di Hiv/Aids hanno fortemente limitato ogni progresso nella lotta contro il lavoro minorile. Tuttavia, alcuni segni di miglioramento si segnalano anche qui, con l'aumento del 38 per cento degli iscritti a scuola tra il 1990 e il 2000.

Sfruttamento intollerabileLa lotta continua. "Nel 21° secolo - ha ribadito il direttore dell'Ilo, Juan Somavia - nessun bambino dovrebbe essere sfruttato o brutalizzato, né lavorare in luoghi pericolosi. A nessun bambino dovrebbe essere negato l'accesso all'istruzione. Dobbiamo continuare il nostro impegno e la nostra opera, investendo nella lotta per l'eliminazione del lavoro minorile e per il diritto di tutti i bambini a vivere la loro infanzia". L'Organizzazione mondiale del lavoro opera principalmente con governi, datori di lavoro e sindacati, ma la sua azione si sviluppa anche con Ong, univeristà, gruppi religiosi. Dal momento della sua costituzione, nel 1992, l'Ilo ha investito 350 milioni di dollari. Annualmente, i finanziamenti destinati al programma per l'eliminazione del lavoro minorile i si aggirano sui 50-60 milioni di dollari.

Luca Galassi

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