05/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



I Minutemen, volontari che pattugliano il confine Usa-Messico, sfidano i latinos
Non potevano rimanere tranquilli. La vista di un milione di immigrati che marciano per le strade statunitensi meritava una dimostrazione di forza dall’altra parte. Come a dire: non pensate di averla vinta così facilmente, dovrete fare i conti con noi. Così gli attivisti del Minutemen Project, volontari che pattugliano la frontiera tra Usa e Messico per aiutare le forze dell’ordine a intercettare i clandestini, dopo un mese di manifestazioni di latinos hanno deciso di farsi sentire. Cominciando da Los Angeles, il giorno dopo le marce pacifiche del Primo maggio, un coast to coast per raccogliere consensi e finanziamenti, che si concluderà a Washington il 12 maggio.
 
Jim Gilchrist, fondatore dei MinutemenIl progetto. Il tragitto scelto, attraverso l’America degli Stati meridionali, non è stato scelto a caso: Arizona, New Mexico e Texas sono in prima linea quando si parla di immigrazione, il loro confine meridionale è la frontiera con il Messico. La missione dei Minutemen proseguirà poi per Tennessee, Alabama, Georgia: tutti Stati dove l’immigrazione ispanica è più recente. Poi su fino alla capitale. Il gruppo sta raccogliendo firme per una petizione che chiede al Congresso di mandare l’esercito a pattugliare il confine, nonché di sestuplicare la spesa per i controlli alla frontiera, costruendo una barriera “che duri 150 anni”.
 
La partenza. Prima tappa della campagna è stato uno dei quartieri della metropoli californiana a maggioranza afro-americana. Circa cinquanta attivisti (secondo il Los Angeles Times c’erano più fotografi e giornalisti che Minutemen), arrivati a bordo di quattro camper e qualche automobile, si sono radunati per ascoltare la chiamata a raccolta di Jim Gilchrist, che l’anno scorso ha fondato il movimento. “Quando un milione di stranieri illegali marciando per le nostre strade, è una dichiarazione di dominio sugli Stati Uniti. E questo non è accettabile”, ha tuonato Gilchrist. Lo scarso pubblico, specie se confrontato con le 600mila persone che il giorno prima avevano marciato a Los Angeles, non ha apparentemente turbato i Minutemen. “Il nostro compito non è portare un milione di persone in piazza, ma di far pesare 10 milioni di voti nelle urne”, ha detto il direttore esecutivo del gruppo, Steve Eichler.
 
Un poster "adattato" dei Minutemen: lo zio Sam ti vuole per proteggere la frontieraLe critiche. Alla prima fermata del tour dei Minutemen, intanto, sono volate parole pesanti. “Siete solo dei razzisti!”, ha urlato Najee Ali, un residente nero del quartiere. “Lei è completamente ignorante! Quegli immigrati illegali ci odiano”, gli ha risposto un membro dei Minutemen. La polizia è dovuta intervenire per evitare che il diverbio degenerasse. Da parte sua, Gilchrist si è presentato al comizio con un giubbotto antiproiettile, accompagnato da quattro guardie del corpo. Il leader del gruppo sostiene di ricevere costantemente minacce. Da quando è nato, nell’aprile 2005, il Minutemen Project convive con le accuse di razzismo a favore della maggioranza bianca. Il gruppo nega, sostenendo di avere una base multietnica. L’anno scorso, però, un assortimento di neo-nazisti e fautori della “supremazia bianca” si è unito alle proteste dell’associazione. Che ora sostiene di contare 200mila iscritti. E l’obiettivo, sfruttando il mal di pancia di molti americani di fronte alle richieste degli immigrati, è di arrivare a quota un milione.
 
A caccia dei neri. Non è un caso che la prima tappa del tour sia stata un quartiere nero di Los Angeles. Sul tema dell’immigrazione la comunità afro-americana è divisa: se molte associazioni hanno pubblicamente appoggiato le richieste dei latinos, alle radio e ai giornali arrivano anche sfoghi contro i clandestini. “Molti afro-americani lamentano il fatto che gli ispanici siano ostili, o addirittura razzisti, verso i neri”, scrive Earl Ofari Hutchinson, un politologo afro-americano che da anni segue il tema. Negli ultimi anni la minoranza ispanica ha superato quella afro-americana in termini demografici ma anche economici: molti neri, sentendo questo sorpasso, temono che l’arrivo in massa di clandestini farà calare il livello dei salari. E non solo: “L’accresciuta visibilità di lavoratori senza documenti in settori a bassa specializzazione”, continua Hutchinson, “ha provocato il risentimento di molti neri, rinforzando la percezione che gli immigrati legali rubino loro il lavoro”. Per i Minutemen, c’è insomma un potenziale serbatoio di consensi. Che renderebbe il gruppo più multietnico, ma non meno agguerrito.

Alessandro Ursic

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