Non potevano rimanere tranquilli. La vista di un milione di immigrati che marciano
per le strade statunitensi meritava una dimostrazione di forza dall’altra parte.
Come a dire: non pensate di averla vinta così facilmente, dovrete fare i conti
con noi. Così gli attivisti del Minutemen Project, volontari che pattugliano la frontiera tra Usa e Messico per aiutare le forze
dell’ordine a intercettare i clandestini, dopo un mese di manifestazioni di latinos hanno deciso di farsi sentire. Cominciando da Los Angeles, il giorno dopo le
marce pacifiche del Primo maggio, un coast to coast per raccogliere consensi e finanziamenti, che si concluderà a Washington il
12 maggio.
Il progetto. Il tragitto scelto, attraverso l’America degli Stati meridionali, non è stato
scelto a caso: Arizona, New Mexico e Texas sono in prima linea quando si parla
di immigrazione, il loro confine meridionale è la frontiera con il Messico. La
missione dei Minutemen proseguirà poi per Tennessee, Alabama, Georgia: tutti Stati
dove l’immigrazione ispanica è più recente. Poi su fino alla capitale. Il gruppo
sta raccogliendo firme per una petizione che chiede al Congresso di mandare l’esercito
a pattugliare il confine, nonché di sestuplicare la spesa per i controlli alla
frontiera, costruendo una barriera “che duri 150 anni”.
La partenza. Prima tappa della campagna è stato uno dei quartieri della metropoli californiana
a maggioranza afro-americana. Circa cinquanta attivisti (secondo il Los Angeles Times c’erano più fotografi e giornalisti che Minutemen), arrivati a bordo di quattro camper e qualche automobile, si sono radunati
per ascoltare la chiamata a raccolta di Jim Gilchrist, che l’anno scorso ha fondato
il movimento. “Quando un milione di stranieri illegali marciando per le nostre
strade, è una dichiarazione di dominio sugli Stati Uniti. E questo non è accettabile”,
ha tuonato Gilchrist. Lo scarso pubblico, specie se confrontato con le 600mila
persone che il giorno prima avevano marciato a Los Angeles, non ha apparentemente
turbato i Minutemen. “Il nostro compito non è portare un milione di persone in piazza, ma di far
pesare 10 milioni di voti nelle urne”, ha detto il direttore esecutivo del gruppo,
Steve Eichler.
Le critiche. Alla prima fermata del tour dei Minutemen, intanto, sono volate parole pesanti.
“Siete solo dei razzisti!”, ha urlato Najee Ali, un residente nero del quartiere.
“Lei è completamente ignorante! Quegli immigrati illegali ci odiano”, gli ha risposto
un membro dei
Minutemen. La polizia è dovuta intervenire per evitare che il diverbio degenerasse. Da
parte sua, Gilchrist si è presentato al comizio con un giubbotto antiproiettile,
accompagnato da quattro guardie del corpo. Il leader del gruppo sostiene di ricevere
costantemente minacce. Da quando è nato, nell’aprile 2005, il
Minutemen Project convive con le accuse di razzismo a favore della maggioranza bianca. Il gruppo
nega, sostenendo di avere una base multietnica. L’anno scorso, però, un assortimento
di neo-nazisti e fautori della “supremazia bianca” si è unito alle proteste dell’associazione.
Che ora sostiene di contare 200mila iscritti. E l’obiettivo, sfruttando il mal
di pancia di molti americani di fronte alle richieste degli immigrati, è di arrivare
a quota un milione.
A caccia dei neri. Non è un caso che la prima tappa del tour sia stata un quartiere nero di Los
Angeles. Sul tema dell’immigrazione la comunità afro-americana è divisa: se molte
associazioni hanno pubblicamente appoggiato le richieste dei
latinos, alle radio e ai giornali arrivano anche sfoghi contro i clandestini. “Molti
afro-americani lamentano il fatto che gli ispanici siano ostili, o addirittura
razzisti, verso i neri”, scrive Earl Ofari Hutchinson, un politologo afro-americano
che da anni segue il tema. Negli ultimi anni la minoranza ispanica ha superato
quella afro-americana in termini demografici ma anche economici: molti neri, sentendo
questo sorpasso, temono che l’arrivo in massa di clandestini farà calare il livello
dei salari. E non solo: “L’accresciuta visibilità di lavoratori senza documenti
in settori a bassa specializzazione”, continua Hutchinson, “ha provocato il risentimento
di molti neri, rinforzando la percezione che gli immigrati legali rubino loro
il lavoro”. Per i
Minutemen, c’è insomma un potenziale serbatoio di consensi. Che renderebbe il gruppo più
multietnico, ma non meno agguerrito.