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Due anni fa, il 9 maggio 2004, una potente bomba esplodeva
allo stadio Dynamo di Grozny, uccidendo il presidente ceceno filo-russo Akhmad
Kadyrov. Un brutto colpo per la politica di controllo del Cremlino sulla
ribelle Cecenia: Kadyrov, fedelissimo di Putin, era un uomo potente nella
Cecenia dei clan mafiosi. Al suo posto venne installato, con elezioni farsa,
Alu Alkhanov, un grigio e debole funzionario della polizia cecena che si rivelò
subito incapace di tenere sotto controllo il paese. Putin decise così di
puntare sul vero uomo forte della Cecenia: il giovane figlio del defunto
Kadyrov, Ramzan, il temutissimo comandante degli ‘squadroni della morte’ (le
guardie presidenziali ‘kadyrovite’), successore ideale del padre sia per
temperamento che per fedeltà. Putin gli ha dato carta bianca e piena fiducia.
Gli ha dato la medaglia di Eroe della Russia, lo ha fatto diventare Primo Ministro
in attesa che compia 30 anni (tra pochi mesi), l’età minima per essere eletto
presidente della repubblica. Ma soprattutto, commettendo un grave errore, Putin
gli ha lasciato il comando delle sue sanguinarie milizie private, inquadrandole
come unità anti-terrorismo e delegando loro il ‘lavoro sporco’ della guerra
contro i separatisti, fino ad allora eseguito dalle truppe federali. Ma più che
combattere i ribelli, gli uomini di Ramzan – quasi tutti ex ribelli loro stessi
– si sono dati ai sequestri di civili a scopo di estorsione, ai saccheggi dei
villaggi, alla tortura e allo stupro. I kadyroviti hanno instaurato in Cecenia
un regime di terrore sanguinario, diventando più temuti degli stessi soldati
russi. E il loro capo, Ramzan, è diventato così potente da sfidare apertamente
l’autorità del debole Alkhanov, creando forte imbarazzo al Cremlino.
L’ultima bravata dei kadyroviti. La decisione era
nell’aria da settimane, ma è stata annunciata in televisione dallo stesso
Ramzan sabato scorso, 29 aprile, dopo la sua ultima ‘bravata’. Quattro giorni
prima, il 25 aprile, nel componud governativo di Grozny i kadyroviti si sono
scontrati con le guardie del presidente ceceno Alkhanov. Lo scontro, che solo
per un soffio non è degenerato in una vera e propria battaglia, è scoppiato
perché i kadyroviti avevano violato l’ordine di Alkhanov di non entrare armate
nella zona degli uffici governativi.
La fine del terrore kadyrovita? I miliziani di Ramzan
sono migliaia, ottomila secondo le stime più attendibili. I due nuove
battaglioni che dovrebbero riassorbirli saranno invece composti solo da 1.200
uomini in tutto. E gli altri che fine faranno? Rimarranno clandestinamente agli
ordini di Ramzan? Ma soprattutto, questi 1.200 sanguinari banditi che
cambieranno divisa passando alle dipendenze di Mosca, non si trasformeranno per
questo da lupi in agnelli: continueranno a saccheggiare, rapire, torturare e
stuprare come facevano prima. Insomma, questa manovra non è detto che limiterà
effettivamente il potere di Kadyrov junior. Di certo servirà a dissociare il
suo nome dalle atrocità commesse dai suoi ‘squadroni della morte’, salvando la
faccia al futuro presidente della Cecenia e quindi ai suoi ‘protettori’ russi.
Tsentoroi, il villaggio degli orrori. Proprio degli
orrori di Tsentoroi parla l’intervista pubblicata dal Times di Londra il
30 aprile, rilasciata da un ceceno che ha avuto il coraggio di denunciare le
atrocità subite, anche personalmente, da Ramzan Kadyrov, futuro presidente della
Cecenia. Enrico Piovesana