04/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Truppe iraniane bombardano il Kurdistan iracheno e quelle turche si ammassano al confine
Dall’inizio della guerra a oggi, il Kurdistan iracheno, nel nord dell’Iraq, è stato la sola regione del Paese che abbia conosciuto un certo sviluppo e un miglioramento nelle condizioni di vita.
 
Minacce dall’Iran. Con la guerra, i curdi iracheni hanno finalmente conquistato l’autonomia regionale per cui lottano da decenni, mentre i loro cugini della Turchia e dell’Iran, vivono ancora come minoranze discriminate e minacciate dai governi di Ankara e Teheran. Oggi però il Kurdistan iracheno si trova assediato dalle forze armate iraniane e turche, che premono sui confini.
Martedì, per il secondo giorno di fila, le forze armate iraniane hanno bombardato alcuni villaggi curdi nel nord dell’Iraq, sostenendo di puntare alle postazioni del Pkk, il partito dei lavoratori curdi della Turchia. Il governo regionale curdo ha condannato l’azione di Teheran e ha comunicato che in conseguenza di quegli attacchi, decine di famiglie hanno dovuto lasciare le loro abitazioni nelle aree rurali a nord di Suleimaniyah. Ieri, il ministero della Difesa iracheno ha accusato le forze armate iraniane, non solo per il bombardamento dei villaggi al confine, ma anche di essere penetrate per alcuni chilometri nel territorio iracheno, a Haj Umran, nella provincia di Erbil. Oggi ufficiali curdi iracheni hanno dichiarato che si tratta del terzo caso di infiltrazione delle forze iraniane in poche settimane: era già accaduto il 21 e ila 26 aprile scorsi. Le autorità iraniane hanno ribadito che l’incursione in territorio iracheno è stata motivata dalla necessità di colpire i ribelli del Pkk, che avevano lanciato l’attacco dalle montagne dell’Iraq settentrionale. Il ministro dell’Interno della regione curda irachena, Karim Sinjari, ha però dichiarato che questi bombardamenti sono un attacco alla sovranità nazionale e regionale. Secondo Sinjari, la stabilità del kurdistan iracheno è minacciata dalle ingerenze dei paesi confinanti, Turchia e Iran, dove risiedono due ampie comunità curde che, in misura diversa, vedono negato il proprio diritto alla cittadinanza.
 
Manifestazione del Pkk a ErbilMinacce dalla Turchia. Il Pkk è una minaccia soprattutto per il governo turco, che non a caso nelle ultime settimane ha ammassato trentamila soldati lungo il confine con l’Iraq, nella regione dell’Anatolia sudorientale. Questi movimenti, motivati principalmente dall’intenzione di impedire l’ingresso in Turchia ai militanti del Pkk provenienti dal territorio iracheno, hanno sollevato diverse preoccupazioni, che oggi l’esercito turco ha voluto smentire. Il generale Bekir Kalyoncu ha spiegato che “l’esercito turco si riserva il diritto di intervenire nel vicino Iraq per inseguire i separatisti del Pkk, ma questo tipo di sconfinamenti non è al momento in programma”. L’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite consente al governo turco di portare attacchi sul suolo iracheno se minacciato, ma il segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, ha ammonito più volte il governo turco di astenersi da azioni unilaterali, pericolose per la stabilità della regione. Ankara ha spinto a lungo sui governi di Washington e Baghdad affinché si impegnassero a risolvere il problema dei militanti del Pkk che trovano rifugio sulle alture del nord iracheno, ma nulla è stato fatto in questo senso, perché le due amministrazioni hanno sempre dato la priorità alla lotta contro l’insurrezione nel resto del Paese.
 
Il presidente iracheno Jalal TalabaniPkk e Pjak. Nel corso dello scorso anno, centinaia di rifugiati curdi iraniani, molti dei quali in Iraq dagli anni ’80, sono stati accolti proprio nel nord del Paese, intorno a Kawa, nord di Erbil, dopo che la Giordania si era rifiutata di accettarli. Sempre di più il Kurdistan iracheno sta diventando il rifugio per i guerriglieri separatisti curdi, provenienti dalla Turchia, ma anche dall’Iran. L’infiltrazione del Pkk in Iraq è nota da tempo, i suoi miliziani hanno trovato sul territorio complicità che hanno permesso loro di rimanere e continuare la lotta contro il governo turco da una base che, fino a oggi, era più sicura delle zone curde in Turchia. Ma la novità in questo scenario è data dalla formazione di un nuovo gruppo armato di curdi, questa volta di origine iraniana, che secondo Teheran si sarebbe alleato con il Pkk. Il gruppo si chiama Pejak o Pjak, esiste dal 2004 e sostiene di avere migliaia di sostenitori tra i quattro milioni di curdi iraniani. La loro strategia è quella di attaccare le postazioni militari iraniane oltre confine, e nel mese scorso sostiene di avere ucciso 24 militari iraniani. Alla luce dell’escalation militare, che rischia di attirare ritorsioni militari e di compromettere il processo di indipendenza del Kurdistan, il presidente iracheno, il curdo Talabani, ha dichiarato di essere preoccupato per le recenti concentrazioni militari ai confini con Iran e Turchia. Anche le truppe iraniane infatti, sono ammassate al confine con l’Iraq. Alla fine di marzo il leader religioso Ali Khamenei ha dato l’ordine di alzare il livello di allerta ai confini, paventando minacce contro la repubblica islamica. “La decisione di schierare le forze armate in allerta sul confine può essere sia difensiva che offensiva –ha dichiarato un ex colonnello dell’esercito iraniano in esilio-. É una scelta che coincide temporalmente con i colloqui tra Usa e Iran sulla crisi in Iraq. Gli Ayatollah calcolano che queste trattative potrebbero renderli più vulnerabili oppure offrire loro nuove opportunità. In entrambi i casi, dal loro punto di vista la mossa è sensata.” 

Naoki Tomasini

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