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Minacce
dall’Iran.
Con la guerra, i
curdi iracheni hanno finalmente conquistato l’autonomia regionale per cui
lottano da decenni, mentre i loro cugini della Turchia e dell’Iran, vivono
ancora come minoranze discriminate e minacciate dai governi di Ankara e
Teheran. Oggi però il Kurdistan iracheno si trova assediato dalle forze armate
iraniane e turche, che premono sui confini.
Minacce
dalla Turchia.
Il Pkk è una minaccia soprattutto per il governo turco, che non a caso nelle
ultime settimane ha ammassato trentamila soldati lungo il confine con l’Iraq,
nella regione dell’Anatolia sudorientale. Questi movimenti, motivati
principalmente dall’intenzione di impedire l’ingresso in Turchia ai militanti
del Pkk provenienti dal territorio iracheno, hanno sollevato diverse
preoccupazioni, che oggi l’esercito turco ha voluto smentire. Il generale Bekir
Kalyoncu ha spiegato che “l’esercito turco si riserva il diritto di intervenire
nel vicino Iraq per inseguire i separatisti del Pkk, ma questo tipo di
sconfinamenti non è al momento in programma”. L’articolo 51 della Carta delle
Nazioni Unite consente al governo turco di portare attacchi sul suolo iracheno
se minacciato, ma il segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, ha ammonito più
volte il governo turco di astenersi da azioni unilaterali, pericolose per la
stabilità della regione. Ankara ha spinto a lungo sui governi di Washington e
Baghdad affinché si impegnassero a risolvere il problema dei militanti del Pkk
che trovano rifugio sulle alture del nord iracheno, ma nulla è stato fatto in
questo senso, perché le due amministrazioni hanno sempre dato la priorità alla
lotta contro l’insurrezione nel resto del Paese.
Pkk e Pjak. Nel corso dello scorso anno, centinaia di rifugiati curdi iraniani,
molti dei quali in Iraq dagli anni ’80, sono stati accolti proprio nel nord del
Paese, intorno a Kawa, nord di Erbil, dopo che la Giordania si era rifiutata di
accettarli. Sempre di più il Kurdistan iracheno sta diventando il rifugio per
i
guerriglieri separatisti curdi, provenienti dalla Turchia, ma anche dall’Iran.
L’infiltrazione del Pkk in Iraq è nota da tempo, i suoi miliziani hanno trovato
sul territorio complicità che hanno permesso loro di rimanere e continuare la
lotta contro il governo turco da una base che, fino a oggi, era più sicura
delle zone curde in Turchia. Ma la novità in questo scenario è data dalla
formazione di un nuovo gruppo armato di curdi, questa volta di origine
iraniana, che secondo Teheran si sarebbe alleato con il Pkk. Il gruppo si
chiama Pejak o Pjak, esiste dal 2004 e sostiene di avere migliaia di
sostenitori tra i quattro milioni di curdi iraniani. La loro strategia è quella
di attaccare le postazioni militari iraniane oltre confine, e nel mese scorso
sostiene di avere ucciso 24 militari iraniani. Alla luce dell’escalation militare,
che rischia di attirare ritorsioni militari e di compromettere il processo di
indipendenza del Kurdistan, il presidente iracheno, il curdo Talabani, ha
dichiarato di essere preoccupato per le recenti concentrazioni militari ai
confini con Iran e Turchia. Anche le truppe iraniane infatti, sono ammassate al
confine con l’Iraq. Alla fine di marzo il leader religioso Ali Khamenei ha dato
l’ordine di alzare il livello di allerta ai confini, paventando minacce contro
la repubblica islamica. “La decisione di schierare le forze armate in allerta
sul confine può essere sia difensiva che offensiva –ha dichiarato un ex
colonnello dell’esercito iraniano in esilio-. É una scelta che coincide
temporalmente con i colloqui tra Usa e Iran sulla crisi in Iraq. Gli Ayatollah
calcolano che queste trattative potrebbero renderli più vulnerabili oppure
offrire loro nuove opportunità. In entrambi i casi, dal loro punto di vista la
mossa è sensata.” Naoki Tomasini