scritto per noi da
Ernesto Galli
Colpo di scena nel negoziato tra Commissione europea e governo serbo sulla questione
Mladic: con un secco comunicato diffuso stamani dal Commissario europeo all'allargamento,
Otto Rehn, la Commissione ha annunciato di aver interrotto ogni trattativa a causa
del comportamento "deludente" della Serbia. La decisione è stata presa in seguito
ad un incontro a Bruxelles tra lo stesso Rehn e il procuratore capo del Tribunale
penale dell'Aja, Carla Del Ponte. "Le informazioni che mi ha fornito Carla Del
Ponte - ha spiegato Rehn - non sono positive, sono deludenti. Per questo i negoziati
devono essere interrotti e riprenderanno soltanto quando ci sarà piena cooperazione".
Il Commissario ha spiegato che una delle ragioni della mancata consegna di Ratko
Mladic, accusato di genocidio, è il fatto che "i servizi di sicurezza e intelligence
non sono sotto il pieno controllo civile e democratico" delle autorità di Belgrado.
"Affinché il negoziato riprenda - ha concluso - occorre un significativo miglioramento
della cooperazione con il Tpi per riprendere il negoziato". Tradotto in parole
povere, il 'significativo miglioramento' è la consegna dell'ex generale da parte
di Belgrado. Il Primo ministro serbo Voijslav Kostunica ha definito l'interruzione
del negoziato un "enorme danno per la Serbia", invitando Mladic ad arrendersi
spontaneamente.
Prima di incontrare Rehn a Bruxelles, il procuratore Carla Del Ponte ha partecipato
ieri ad un incontro all'Università Bocconi di Milano, soffermandosi a più riprese
sulla questione Mladic. L'incontro, svoltosi in un'affollata aula dell'Ateneo,
è stato il primo in assoluto davanti a una platea di studenti italiani. Dopo aver
descritto il proprio lavoro come l'accertamento "di verità strumentalmente distorte
durante il conflitto" e aver spiegato la composizione e la funzione del tribunale,
il tema centrale dell'intervento della Dal Ponte sono stati gli ostacoli incontrati
nello svolgimento di questo compito. Il caso più menzionato è stato appunto quello
del genocidio di Srebrenica, il nome più ricorrente quello di Ratko Mladic.

Srebrenica. Il procuratore ha descritto il tentativo dei serbi di mascherare le prove del
massacro, trasferendo i corpi da fosse "primarie" a fosse "secondarie" e la difficile
opera degli 81 inviati sul posto per rintracciare ed identificare le vittime,
mentre alle sue spalle scorrevano le foto raccolte allora. La Del Ponte ha giudicato
positivo per la scettica opinione pubblica serba il rinvenimento dei filmati girati
dagli esecutori del genocidio, perché "quello che vogliamo è la verità, che si
sappia la verità." Il Procuratore non è andato per il sottile nel raccontare di
quando al Tribunale sono state negate le prove del legame di Milosevic con gli
orrori consumati nella cittadina nel 1995. Nastri provenienti dai servizi Usa
che provavano l'intenzione di compiere la strage erano infatti in possesso dall'allora
vice presidente Al Gore, stupito del fatto che, racconta sempre la Dal Ponte,
Milosevic stava organizzando il massacro mentre negoziava la pace con gli Stati
Uniti. Dopo che Al Gore si era dichiarato disposto a collaborare fu il Dipartimento
di Stato a bloccare tutto, rifiutandosi di fornire la documentazione, mai giunta
in aula. La trascrizione del nastro non è mai stata contestata, ma non è potuta
neanche essere formalizzata. Sul motivo della mancata collaborazione la Del Ponte
non ha dubbi: "Perché oscurare il massacro di Srebrenica? Perché è un fatto politicamente
grave non essere intervenuti per fermare il massacro di 8 mila persone." Come
è grave secondo il giudice svizzero aver lasciato senza rinforzi i 350 peacekeepers
olandesi, costretti ad abbandonare al loro triste destino gli abitanti della cittadina
che dovevano difendere, per non venire a loro volta uccisi. "Questa è la realtà",
ha commentato.
Mladic. Dopo la morte di Milosevic, quando mancava poco alla sua condanna, è stato naturale
che le attenzioni della Del Ponte si siano concentrate sull'ex generale Ratko
Mladic, uno dei massimi responsabili per le nefandezze di Srebrenica e latitante
da oltre dieci anni. A causa di limiti economici e temporali che si trova ad affrontare,
il Tribunale Penale Internazionale si occupa esclusivamente non più degli alti,
ma degli "altissimi responsabili" dei crimini di guerra, delegando ai tribunali
nazionali il resto del lavoro. L'ex ufficiale serbo bosniaco rimane comunque in
cima alla lista: "il nostro Mladic lo aspettiamo al varco - dichiarava ieri il
Procuratore - lo aspetto a giorni, a ore, all'Aia. Non ho alcun problema a farlo
condannare, voglio però che si sappiano i fatti".
Brevi risposte. Dopo aver concluso il suo intervento e aver incassato un lungo applauso, Carla
Del Ponte ha anche, seppur in maniera un pò sbrigativa, risposto ad alcune domande
degli studenti. Una studentessa le ha chiesto un parere sulle Corti miste. "Un
esperimento molto interessante ma anche molto difficile. Interessante come concetto,
va di pari passo con la pacificazione della società civile. La corte mista di
Sarajevo comincerà a lavorare a giorni." A chi le chiede perché non vengano indagati
dal Tribunale i crimini di guerra e contro l'umanità avvenuti nei Balcani, tra
cui le foibe, risponde che "è una questione di competenza, non è la competenza
assegnata a questo tribunale." Breve (e poco esauriente) anche la replica sui
motivi di mancate indagini riguardanti altre forze presenti nel conflitto, come
l'Onu: "Non ci sono prove contro l'Onu". Così come non ci sono prove che rendano
fondate le voci secondo cui la Francia avrebbe protetto la latitanza di Mladic
in cambio della restituzione di alcuni ostaggi: "Ne ho parlato con il diretto
interessato, cioè Chirac, che ha smentito."