03/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La Del Ponte oggi ha scelto la linea dura contro la Serbia, e attacca gli Usa
scritto per noi da
Ernesto Galli 
 
Colpo di scena nel negoziato tra Commissione europea e governo serbo sulla questione Mladic: con un secco comunicato diffuso stamani dal Commissario europeo all'allargamento, Otto Rehn, la Commissione ha annunciato di aver interrotto ogni trattativa a causa del comportamento "deludente" della Serbia. La decisione è stata presa in seguito ad un incontro a Bruxelles tra lo stesso Rehn e il procuratore capo del Tribunale penale dell'Aja, Carla Del Ponte. "Le informazioni che mi ha fornito Carla Del Ponte - ha spiegato Rehn - non sono positive, sono deludenti. Per questo i negoziati devono essere interrotti e riprenderanno soltanto quando ci sarà piena cooperazione". Il Commissario ha spiegato che una delle ragioni della mancata consegna di Ratko Mladic, accusato di genocidio, è il fatto che "i servizi di sicurezza e intelligence non sono sotto il pieno controllo civile e democratico" delle autorità di Belgrado. "Affinché il negoziato riprenda - ha concluso - occorre un significativo miglioramento della cooperazione con il Tpi per riprendere il negoziato". Tradotto in parole povere, il 'significativo miglioramento' è la consegna dell'ex generale da parte di Belgrado. Il Primo ministro serbo Voijslav Kostunica ha definito l'interruzione del negoziato un "enorme danno per la Serbia", invitando Mladic ad arrendersi spontaneamente.
 
Prima di incontrare Rehn a Bruxelles, il procuratore Carla Del Ponte ha partecipato ieri ad un incontro all'Università Bocconi di Milano, soffermandosi a più riprese sulla questione Mladic. L'incontro, svoltosi in un'affollata aula dell'Ateneo, è stato il primo in assoluto davanti a una platea di studenti italiani. Dopo aver descritto il proprio lavoro come l'accertamento "di verità strumentalmente distorte durante il conflitto" e aver spiegato la composizione e la funzione del tribunale, il tema centrale dell'intervento della Dal Ponte sono stati gli ostacoli incontrati nello svolgimento di questo compito. Il caso più menzionato è stato appunto quello del genocidio di Srebrenica, il nome più ricorrente quello di Ratko Mladic.

le fosse comuni di Srebrenica
Srebrenica. Il procuratore ha descritto il tentativo dei serbi di mascherare le prove del massacro, trasferendo i corpi da fosse "primarie" a fosse "secondarie" e la difficile opera degli 81 inviati sul posto per rintracciare ed identificare le vittime, mentre alle sue spalle scorrevano le foto raccolte allora. La Del Ponte ha giudicato positivo per la scettica opinione pubblica serba il rinvenimento dei filmati girati dagli esecutori del genocidio, perché "quello che vogliamo è la verità, che si sappia la verità." Il Procuratore non è andato per il sottile nel raccontare di quando al Tribunale sono state negate le prove del legame di Milosevic con gli orrori consumati nella cittadina nel 1995. Nastri provenienti dai servizi Usa che provavano l'intenzione di compiere la strage erano infatti in possesso dall'allora vice presidente Al Gore, stupito del fatto che, racconta sempre la Dal Ponte, Milosevic stava organizzando il massacro mentre negoziava la pace con gli Stati Uniti. Dopo che Al Gore si era dichiarato disposto a collaborare fu il Dipartimento di Stato a bloccare tutto, rifiutandosi di fornire la documentazione, mai giunta in aula. La trascrizione del nastro non è mai stata contestata, ma non è potuta neanche essere formalizzata. Sul motivo della mancata collaborazione la Del Ponte non ha dubbi: "Perché oscurare il massacro di Srebrenica? Perché è un fatto politicamente grave non essere intervenuti per fermare il massacro di 8 mila persone." Come è grave secondo il giudice svizzero aver lasciato senza rinforzi i 350 peacekeepers olandesi, costretti ad abbandonare al loro triste destino gli abitanti della cittadina che dovevano difendere, per non venire a loro volta uccisi. "Questa è la realtà", ha commentato.

Ratko MladicMladic. Dopo la morte di Milosevic, quando mancava poco alla sua condanna, è stato naturale che le attenzioni della Del Ponte si siano concentrate sull'ex generale Ratko Mladic, uno dei massimi responsabili per le nefandezze di Srebrenica e latitante da oltre dieci anni. A causa di limiti economici e temporali che si trova ad affrontare, il Tribunale Penale Internazionale si occupa esclusivamente non più degli alti, ma degli "altissimi responsabili" dei crimini di guerra, delegando ai tribunali nazionali il resto del lavoro. L'ex ufficiale serbo bosniaco rimane comunque in cima alla lista: "il nostro Mladic lo aspettiamo al varco - dichiarava ieri il Procuratore - lo aspetto a giorni, a ore, all'Aia. Non ho alcun problema a farlo condannare, voglio però che si sappiano i fatti".

Carla Del PonteBrevi risposte. Dopo aver concluso il suo intervento e aver incassato un lungo applauso, Carla Del Ponte ha anche, seppur in maniera un pò sbrigativa, risposto ad alcune domande degli studenti. Una studentessa le ha chiesto un parere sulle Corti miste. "Un esperimento molto interessante ma anche molto difficile. Interessante come concetto, va di pari passo con la pacificazione della società civile. La corte mista di Sarajevo comincerà a lavorare a giorni." A chi le chiede perché non vengano indagati dal Tribunale i crimini di guerra e contro l'umanità avvenuti nei Balcani, tra cui le foibe, risponde che "è una questione di competenza, non è la competenza assegnata a questo tribunale." Breve (e poco esauriente) anche la replica sui motivi di mancate indagini riguardanti altre forze presenti nel conflitto, come l'Onu: "Non ci sono prove contro l'Onu". Così come non ci sono prove che rendano fondate le voci secondo cui la Francia avrebbe protetto la latitanza di Mladic in cambio della restituzione di alcuni ostaggi: "Ne ho parlato con il diretto interessato, cioè Chirac, che ha smentito."
Categoria: Guerra, Popoli
Luogo: Bosnia Erzegovina