04/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Unione Europea taglia i fondi all'Autorità Nazionale Palestinese
"Non si può vincere cacciando gli studenti dalle scuole o affamando i palestinesi". Con queste parole James Wolfenshon, ex presidente della Banca Mondiale e attuale inviato del Quartetto (il gruppo di contatto diplomatico composto da Stati Uniti, Russia, Unione Europea e Nazioni Unite che tenta di trovare una soluzione al conflitto israelo - palestinese) si è dimesso ieri, in polemica con la decisione del Quartetto di tagliare i fondi all'Anp, fino a quando Hamas non riconoscerà Israele. Ma le conseguenze ricadono sulla popolazione palestinese, come racconta Angelo Stefanini,  medico italiano che conosce bene la situazione.
 
L’Unione Europea si è accodata a Israele e agli Stati Uniti bloccando gli aiuti economici all’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) guidata da Hamas, perchè non ha ancora riconosciuto lo stato di Israele e non ha ripudiato la violenza.
 
un ospedale palestineseUna scelta criticabile per due motivi principali: il primo riguarda la sostanziale ipocrisia che sta alla base di tale decisione, il secondo riguarda la sua logica di fondo.
Le Nazioni Unite stimano che 1,2 milioni di palestinesi si trovano attualmente in condizioni di povertà estrema. I risultati preliminari di un recentissimo studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in Palestina mostrano come una persona su quattro reputa molto o estremamente misera la qualità della propria vita, una su cinque ha problemi fisici tali da non potere esplicare le proprie funzioni quotidiane e circa una su due non ha denaro per soddisfare i propri bisogni essenziali. Il blocco della Ue impedirà di pagare i salari di oltre 152 mila lavoratori il cui reddito sostiene circa un milione di persone (il 25 percento della popolazione nel territorio palestinese occupato - Tpo). Questi lavoratori consentono il funzionamento del 62 percento dei centri sanitari di base, di tutti i principali ospedali, eccetto uno, e del 75 percento del sistema scolastico. A causa di questi tagli è facile prevedere che il tasso di povertà salirà di colpo arrivando presto, secondo stime conservative, al 74 percento. Javier Solana, il responsabile della politica estera dell’Unione Europea, ha affermato che l’Unione rispetta la scelta democratica compiuta dal popolo palestinese, ma intende far sì che le attività di entrambe la parti in conflitto siano compatibili con il rispetto dei diritti umani, perseguendo l’obiettivo precedentemente negoziato di una pacifica coesistenza dei due stati.  L’Europa, ha inoltre dichiarato, non può accettare di finanziare attività terroristiche.
 
una scuola palestineseNelle ultime settimane dozzine di palestinesi innocenti sono stati uccisi dai continui bombardamenti di aree civili nella striscia di Gaza da parte dell’esercito israeliano. Nei 15 giorni precedenti all’attentato suicida in cui un giovane palestinese si fatto esplodere a Tel Aviv, provocando 9 morti innocenti, 26 palestinesi (anch’essi innocenti) tra cui diversi bambini erano stati uccisi dall’esercito israeliano. Il nuovo governo israeliano, salutato con approvazione da Solana, ha annunciato l’annessione di tutti i più vasti insediamenti colonici costruiti illegalmente (e in violazione degli accordi di Oslo) nella Cisgiordania occupata, nella valle del Giordano e nella parte Est di Gerusalemme, anch’essa occupata contro le risoluzioni della comunità internazionale. Israele sta accelerando la costruzione del muro di separazione, chiamato da molti l’“apartheid wall”, che la Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato illegale, ordinandone l’abbattimento, e che sta avendo effetti devastanti per una consistente parte della popolazione palestinese. 
Come può tutto ciò essere compatibile con la nascita di due stati che convivano in pace, riconoscendosi reciprocamente? Se da una parte l’Ue aiuta Israele, naturalmente con le migliori intenzioni, ad assediare e affamare i palestinesi, dall’altra timidamente si limita a prendere atto (quando lo fa) delle violazioni compiute da Israele. E non ha nessun problema a intrattenere gioviali rapporti con gli stessi ministri israeliani che regolarmente e alla luce del sole ordinano l’assassinio (come si può chiamare altrimenti l’uccisione senza processo né tanto meno condanna a morte?), altrimenti dette “esecuzione extra-giudiziarie”,  di persone sospette. Gli stessi ministri che esplicitamente minacciano di uccidere rappresentanti eletti dei palestinesi. Forse tutto ciò non ha a che fare con i diritti umani? Cosa farà Solana se i partiti israeliani favorevoli alla pulizia etnica entrano di nuovo al governo di Israele o se il primo ministro Olmert non rinuncia immediatamente alla pratica degli assassini mirati?
 
la bandiera dell'unione europeaI palestinesi non si trovano in questa situazione di povertà e di infima qualità di vita a causa di insufficiente assistenza tecnica da parte dell’UE o dell’intera comunità internazionale, ma perché vivono da quasi quarant’anni sotto una brutale occupazione militare da parte di un governo straniero contro cui hanno ben pochi mezzi per resistere. Solana sostiene che il diritto di opporsi alla occupazione non giustifica le atrocità commesse in suo nome, quali che siano le azioni e i mezzi utilizzati dalla potenza occupante. Ammettendo di essere d’accordo, perché allora gli stati europei forniscono armi a Israele rifiutandosi invece di dotare i palestinesi dei mezzi e dell’addestramento che permettano loro di resistere alla occupazione “in modo convenzionale”? Personalmente sono contro la violenza di ogni tipo, ma non esiste ipocrisia più grande che chiedere a un popolo oppresso di rinunciare alla violenza e allo stesso tempo essere complici della violenza della potenza occupante nei suoi confronti.
Se l’Europa volesse veramente offrire il suo supporto al popolo palestinese potrebbe chiedere la applicazione integrale da parte d'Israele dell’Euro-Mediterranean Agreement in vigore dal 2000, a cominciare dall’art. 2 che prevede privilegi commerciali per Israele a condizione che rispetti i diritti umani fondamentali.
 
james wolfensohnQuanto alla logica perversa delle sanzioni economiche, strumento che ancora una volta la comunità internazionale intende utilizzare per raggiungere fini politici, dovrebbe essere evidente dopo gli effetti devastanti, in termini di sofferenza umana e tassi di mortalità (in particolare tra i bambini) provocati nella popolazione irachena dal decennio di sanzioni economiche decretate dalle Nazioni Unite contro il regime di Saddam Hussein.
La logica più o meno esplicita di tagli economici indiscriminati come quelli imposti dalla UE alla Anp è quella di influenzare indirettamente la leadership di un paese attraverso un danno diretto alla economia, che a sua volta inneschi pressione politica, protesta o rivolta da parte della popolazione. Sanzioni dirette alla economia che non ne provocassero un indebolimento o un profondo sconvolgimento sarebbero infatti da ritenere inefficaci.
 
un corteo di hamasLe conseguenze dirette di un blocco economico ricadono tuttavia proprio su coloro che sono meno in grado di difendersi, che rappresentano la minore minaccia, che meno contribuiscono alle decisioni politiche o militari e che sono più esposti a fame, malattie e privazioni di ogni genere. In un paese sottoposto a sanzioni, le scarse risorse a disposizione vengono in genere deviate verso i gruppi dominanti e la leadership politica, ossia proprio verso il bersaglio che l’intervento intende colpire. In molti casi, inoltre, le dure condizioni di vita che le sanzioni provocano hanno l’effetto di accrescere la coesione sociale interna al paese colpito e coagulare la popolazione attorno ai propri leader. E’ una storia vecchia che tutto il mondo conosce. Quando si istituisce un blocco economico allo scopo, raramente raggiunto, di influire indirettamente su chi può prendere le decisioni che contano, è facilmente prevedibile che esso avrà effetti negativi diretti su coloro che non hanno responsabilità politiche o militari e che sono più vulnerabili.
E’ plausibile che chi impone questi tipi di sanzioni ne conosca e ne approvi la logica di fondo e quindi non possa non sapere, e per coerenza non approvare, che le conseguenze saranno pagate dai più deboli. L’etica di un tale comportamento è, credo, assai discutibile perché in tal modo esseri umani innocenti vengono usati in modo strumentale, come un mezzo per ottenere un fine.
 
il primo ministro palestineseSe non si ritiene accettabile per il blocco economico la ragione “strumentale”, allora è presumibile che i tagli decisi dalla Ue intendano avere uno scopo punitivo o, se vogliamo, dimostrativo, nel senso di lanciare un messaggio o esprimere disapprovazione per il comportamento tenuto dalla popolazione palestinese, nella fattispecie la elezione democratica di un certo tipo di governo. Anche in questo caso tuttavia la popolazione verrebbe ad essere usata come un semplice mezzo per raggiungere un fine altro: la sofferenza umana diventa niente più che un mezzo di comunicazione. Tagliare le paghe dei dipendenti governativi, e con ciò i mezzi di sussistenza di un milione di persone, allo scopo di punire i palestinesi della scelta compiuta alle urne significa decidere a priori che esistono governi moralmente buoni e governi moralmente cattivi. Ma anche in questo caso, e ammesso che sia legittimo dare giudizi del genere, un intervento di punizione può essere coerente soltanto quando viene effettivamente punito il colpevole, ossia chi effettivamente ha votato per Hamas e non il suo vicino di casa, i suoi figli o il collega di lavoro, comunque chi non ha partecipato direttamente o indirettamente all’azione ”incriminata”.
L’ultima possibilità che rimarrebbe da prendere in considerazione per motivare la scelta della Ue è che sia stata compiuta sotto pressioni e influenze di altro tipo da parte di Stati Uniti o Israele, e che rappresenti, per così dire, un segno di solidarietà con l’”Impero” anzichè con i sudditi più deboli e sofferenti. Ma questo distruggerebbe le ultime speranze nell’Europa nuova che stiamo faticosamente cercando di costruire.
 
Angelo Stefanini*