02/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Milioni di ispanici in protesta bloccano l'economia statunitense
L’avevano minacciato più volte: se ci fermiamo noi, si fermano gli Stati Uniti. E mentre nel resto del mondo i lavoratori si godevano il riposo del Primo maggio (non negli Usa, che festeggiano il Labor Day il primo lunedì di settembre), milioni di latinos hanno messo in pratica il proposito annunciato da tempo. Niente lavoro, niente scuola, niente compere: era il “Day without an immigrant”, un giorno senza gli immigrati. Ventiquattro ore di boicottaggio dell’economia del Paese, mentre contemporaneamente milioni di persone hanno marciato per le strade di decine di città statunitensi agli slogan di “Vogliamo un pezzo del sogno americano” e “Hoy marchamos, mañana votamos”. Oggi marciamo, domani votiamo. Tanto che ormai da più parti si sente ripetere il paragone tra queste proteste e il movimento per i diritti civili dei neri negli anni Sessanta.
 
Manifestazioni diverse dalle altre. Così, oltre 600mila persone sono scese in piazza a Los Angeles, 300mila a Chicago, e così via fino alle tante manifestazioni minori viste dalla California a New York. Dimostrazioni pacifiche, a volte quasi gioiose, con giovani e famiglie. Simili a quelle di fine marzo, che hanno fatto irrompere la questione latina nel dibattito. Ma con alcune differenze sostanziali. Stavolta, alle marce di protesta si sono viste facce nuove: agli immigrati di origine ispanica si sono aggiunti quelli di altre minoranze, dagli asiatici agli africani, nonché attivisti contro la guerra in Iraq o per i diritti dei gay. E poi si sono viste più bandiere a stelle e strisce che messicane: la massiccia presenza di queste ultime aveva suscitato molte critiche sulla “ambivalenza” dei nuovi immigrati.
 
La legge contestata. L’obiettivo della protesta era ancora una volta il disegno di legge Sensenbrenner, approvato lo scorso dicembre dalla Camera dei rappresentanti, che renderebbe un reato grave l’entrata clandestina negli Stati Uniti, oltre a criminalizzare anche chi presta aiuto agli immigrati senza documenti. Una proposta che sembra ormai superata dagli eventi, ma tuttora da considerare: il Senato ha introdotto un testo alternativo, che prevede maggiori controlli alla frontiera ma apre anche un percorso verso la cittadinanza. Il presidente Bush appoggia l’approccio più pragmatico del Senato, ma al Congresso la storia della nuova legge è ancora tutta da scrivere.
 
Una strada di Los Angeles durante il boicottaggio del Primo maggioLe conseguenze. L’effetto delle proteste del Primo maggio, intanto, è stato diverso a seconda delle città. Molti negozi e ristoranti di Los Angeles, Chicago e New York hanno tenuto le serrande abbassate perché i dipendenti non si sono presentati al lavoro. In California e Arizona lo sciopero dei braccianti ha bloccato il raccolto di frutta e verdura. Diverse fabbriche, specie nel ramo alimentare, sono state costrette a chiudere per mancanza di personale. Le compagnie di autotrasporti californiane hanno calcolato che il 90 per cento dei loro camionisti non si sono messi al volante, bloccando in sostanza le attività del settore. Calcolare il danno che il “giorno senza gli immigrati” ha causato all’economia del Paese è comunque arduo.
 
L'attrice messicana Salma HayekLe reazioni. E’ l’inizio di una consapevolezza nuova da parte di quella che ormai è la più numerosa minoranza negli Usa? Lo è senza dubbio per Per Harry Pachon, presidente del Tomas Rivera Policy Institute, un’organizzazione che fa ricerche sul mondo ispanico. “Per molti anni questi immigrati clandestini, come anche quelli che simpatizzano con questa comunità, sono stati silenti e passivi”, ha detto al Los Angeles Times. “Ma ora le cose stanno cambiando. Quando 100mila persone scendono in strada, il potenziale politico può diventare realtà”. Per l’ala destra del partito repubblicano, che si oppone a una “amnistia” per i clandestini, le manifestazioni del Primo maggio non cambiano nulla: “Quando le leggi sono imposte da una folla di immigrati illegali che scendono in piazza, specialmente sventolando una bandiera straniera, significa che il Paese non è governato dal diritto. E’ una ‘follocrazia’”, ha detto Jim Gilchrist, un fondatore dei Minutemen, un gruppo di volontari che pattuglia il confine tra Usa e Messico. Ma gli immigrati hanno incassato il sostegno anche del sindaco (ispanico) di Los Angeles, Antonio Villaraigosa, nonchè quello dell'attrice messicana Salma Hayek, che ha chiuso per un giorno la sua compagnia di produzione, in solidarietà con i dimostranti. "Come essere umano, trova questa situazione intollerabile. Come immigrata, la trovo offensiva. E come cittadina americana, la trovo scoraggiante. Il lavoro che fanno questi immigrati influenza direttamente la salute dell'economia statunitense", ha detto la bella attrice. Anche lei diventata un'attivista per i diritti degli ispanici.

Alessandro Ursic

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