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Manifestazioni diverse dalle altre. Così, oltre 600mila persone sono scese in piazza a Los Angeles, 300mila a Chicago,
e così via fino alle tante manifestazioni minori viste dalla California a New
York. Dimostrazioni pacifiche, a volte quasi gioiose, con giovani e famiglie.
Simili a quelle di fine marzo, che hanno fatto irrompere la questione latina nel
dibattito. Ma con alcune differenze sostanziali. Stavolta, alle marce di protesta
si sono viste facce nuove: agli immigrati di origine ispanica si sono aggiunti
quelli di altre minoranze, dagli asiatici agli africani, nonché attivisti contro
la guerra in Iraq o per i diritti dei gay. E poi si sono viste più bandiere a
stelle e strisce che messicane: la massiccia presenza di queste ultime aveva suscitato
molte critiche sulla “ambivalenza” dei nuovi immigrati.
Le conseguenze. L’effetto delle proteste del Primo maggio, intanto, è stato diverso a seconda
delle città. Molti negozi e ristoranti di Los Angeles, Chicago e New York hanno
tenuto le serrande abbassate perché i dipendenti non si sono presentati al lavoro.
In California e Arizona lo sciopero dei braccianti ha bloccato il raccolto di
frutta e verdura. Diverse fabbriche, specie nel ramo alimentare, sono state costrette
a chiudere per mancanza di personale. Le compagnie di autotrasporti californiane
hanno calcolato che il 90 per cento dei loro camionisti non si sono messi al volante,
bloccando in sostanza le attività del settore. Calcolare il danno che il “giorno
senza gli immigrati” ha causato all’economia del Paese è comunque arduo.
Le reazioni. E’ l’inizio di una consapevolezza nuova da parte di quella che ormai è la più
numerosa minoranza negli Usa? Lo è senza dubbio per Per Harry Pachon, presidente
del Tomas Rivera Policy Institute, un’organizzazione che fa ricerche sul mondo ispanico. “Per molti anni questi
immigrati clandestini, come anche quelli che simpatizzano con questa comunità,
sono stati silenti e passivi”, ha detto al Los Angeles Times. “Ma ora le cose stanno cambiando. Quando 100mila persone scendono in strada,
il potenziale politico può diventare realtà”. Per l’ala destra del partito repubblicano,
che si oppone a una “amnistia” per i clandestini, le manifestazioni del Primo
maggio non cambiano nulla: “Quando le leggi sono imposte da una folla di immigrati
illegali che scendono in piazza, specialmente sventolando una bandiera straniera,
significa che il Paese non è governato dal diritto. E’ una ‘follocrazia’”, ha
detto Jim Gilchrist, un fondatore dei Minutemen, un gruppo di volontari che pattuglia il confine tra Usa e Messico. Ma gli immigrati
hanno incassato il sostegno anche del sindaco (ispanico) di Los Angeles, Antonio
Villaraigosa, nonchè quello dell'attrice messicana Salma Hayek, che ha chiuso
per un giorno la sua compagnia di produzione, in solidarietà con i dimostranti.
"Come essere umano, trova questa situazione intollerabile. Come immigrata, la
trovo offensiva. E come cittadina americana, la trovo scoraggiante. Il lavoro
che fanno questi immigrati influenza direttamente la salute dell'economia statunitense",
ha detto la bella attrice. Anche lei diventata un'attivista per i diritti degli
ispanici.Alessandro Ursic