02/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



In Bolivia il Presidente Evo Morales nazionalizza gli idrocarburi
 
Evo Morales ha nazionalizzato le risorse naturali del Paese. “E’ un giorno storico per il nostro Paese” ha detto il presidente Aymara. Firmando un decreto, il 28701, ha messo la parola fine allo sfruttamento infinito delle riserve boliviane da parte delle multinazionali straniere. Oggi il popolo boliviano, fra i più indigenti al mondo, è più ricco.
 
Manifestazione bolivianaI fatti. Non saranno più le grandi aziende straniere a detenere il controllo delle riserve boliviane (gas e petrolio) ma lo Stato, più precisamente il Yacimientos Petroliferos Fiscales Bolivianos (Ypfb). Secondo quanto affermato del presidente Evo Morales, questo è solo il primo passo verso una sorta di nazionalizzazione totale delle risorse presenti in territorio boliviano. “Toccherà poi alle miniere, alle foreste e alla fine toccherà alle terre” ha detto Morales.
L’aspetto economico della vicenda è fondamentale. Se prima della nazionalizzazione delle risorse lo Stato boliviano incassava solo una piccola percentuale (il 18 per cento) dalle multinazionali, adesso accade esattamente il contrario. La Bolivia percepirà l’82 per cento degli utili e le aziende straniere si dovranno accontentare del rimanente 18 per cento.
Ora la palla passa alle multinazionali che hanno due possibilità: accettare la negoziazione di nuovi contratti oppure abbandonare l’idea di operare ancora in Bolivia. Sicuramente la battaglia non è ancora finita.
Subito dopo aver dato la notizia, Morales ha fatto sapere che l’esercito avrebbe preso il controllo dei quasi sessanta giacimenti di idrocarburi presenti nel Paese, che producono quotidianamente circa 40mila barili di petrolio al giorno: dopo il Venezuela di Chavez, la Bolivia, rappresenta il secondo paese dell’America Latina per riserve di gas naturali.
 
Un rivenditore di carburanti bolivianoLe reazioni. Se da un lato la popolazione della Bolivia sarà ben contenta dell’atteggiamento tenuto dal suo presidente, dall’altro lato ci sono già le prime preoccupazioni delle multinazionali. Dalla Spagna del modernissimo Zapatero arrivano i primi segnali di disappunto: la Repsol controllava  ben un quarto delle riserve boliviane. Ma anche il Brasile del democratico Lula ha storto il naso definendo la decisione di Morales come un “gesto non amichevole nei confronti di Petrobras”.
Ma si attendono reazioni (il silenzio è forse più pericoloso) anche dalla Esso, compagnia statunitense presente in Bolivia, e dalla francese Total.
 
Il presidente boliviano Evo MoralesNei giorni scorsi. Evo Morales aveva incontrato la settimana all’Havana scorsa il Presidente Venezuelano Hugo Chavez e il Presidente cubano Fidel Castro. I tre presidenti della nuova area socialista latinoamericana, si erano accordati per l’adesione della Bolivia all’Alba, l’Alternativa Bolivariana per le Americhe, un  trattato di libero commercio dei popoli, in alternativa all'Alca, l'area di libero commercio sostenuta  dall’amministrazione Bush. Con questo accordo, Cuba e Venezuela si impegneranno ad acquistare, ad esempio, la soia prodotta in Bolivia, e altri cereali. Ma non solo. Il Venezuela ha anche fornito 5mila borse di studio per giovani boliviani nel settore della petrolchimica. Cuba, come annunciato, aiuterà la Bolivia in due campi dove le sua conoscenze sono ai massimi livelli: l’istruzione (fornendo insegnanti) e la medicina (mandando in Bolivia diversi medici).

Alessandro Grandi

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