27/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Uccisi tre soldati italiani in Iraq
Tre militari italiani e uno romeno sono rimasti uccisi oggi in un attentato in Iraq. Un convoglio di 4 mezzi del contingente italiano viaggiava verso un commissariato della polizia irachena quando uno dei veicoli che comprendeva la colonna, con a bordo 4 militari italiani e il soldato del contingente romeno, è saltato su una bomba artigianale, chiamata IED (Improvised Explosive Device), nascosta sul ciglio della carreggiata.
 
contingente italiano in iraqLa ricostruzione. Dopo le prime contraddittorie notizie, il ministero della Difesa italiano ha diffuso una nota alle 10.30: le vittime sono il capitano Nicola Ciardelli, del reggimento Artiglieria paracadutista di Livorno, il maresciallo capo dei carabinieri Franco Lattanzio, del comando provinciale di Chieti, e il maresciallo capo dei carabinieri Carlo De Trizio, effettivo nel nucleo radiomobile di Roma. La vittima romena è Hancu Bogdan, di 28 anni, che faceva parte del corpo di polizia militare romena di stanza al Camp Mittica, la base della Coalizione a Nassirya. Nella stessa struttura è stato trasportato il quarto italiano che era a bordo del veicolo colpito,  rimasto gravemente ferito, il maresciallo del comando provinciale carabinieri di Padova, Enrico Frassinito. E' l’episodio più grave di violenza contro il contingente italiano in Iraq dopo la strage del 12 novembre 2003, 'giorno nero' per la missione italiana in Iraq. Quel giorno, in un attacco alla base Maestrale a Nassiriya, morirono 19 italiani (12 carabinieri, 5 soldati e due civili). La missione italiana era iniziata pochi mesi prima, a giugno. A provocare la strage, due automezzi imbottiti di esplosivo lanciati a tutta velocità contro la palazzina di tre piani che ospitava i carabinieri della Msu (Multinational specialized unit). Molte furono allora le polemiche, in particolare rispetto alla più o meno elevata capacità di prevenire un attacco di quel tipo.
 
L’Iraq a pezzi. "La tristezza per la  strage di oggi conferma quello che diciamo da tre anni a questa parte: via dall'Iraq! Questa non è una missione di pace". Il maresciallo Ernesto Pallotta, punto di riferimento del movimento Carabinieri per la pace e animatore del Giornale dei Carabinieri, raggiunto telefonicamente, trattiene a stento la rabbia e l'amarezza per la morte di due commilitoni e dell'ufficiale dell'esercito italiano.
"Sia la destra che la sinistra hanno più volte dichiarato che il contingente italiano lascerà l'Iraq", continua Pallotta, "la differenza è che la destra aveva parlato di fine anno, mentre la sinistra è divisa tra una parte che vuole un ritiro immediato e una parte che vuole un ritiro più calendarizzato. Questa ultima tragedia ha rafforzato in noi dell'associazione Carabinieri per la pace la necessità di un ritiro immediato!". E' strano che un militare come il maresciallo Pallotta parli di ritiro immediato, visto e considerato che tutti i fautori del ritiro 'graduale' dall'Iraq parlano di problemi logistici e tempi tecnici. "E' normale che esistano delle procedure da seguire in casi come questo", spiega il maresciallo dei Carabinieri, "ma nulla che non sia superabile in un mese al massimo. Pensi a Zapatero: il contingente spagnolo ha smobilitato in una settimana!". Ma come mai lei ritiene che il ritiro sia un'urgenza impellente? Solo per la sicurezza dei militari? "Io credo che non ci siano e non ci sono mai stati i presupposti per una missione di pace", conclude Pallotta, "i militari italiani e degli altri contingenti sono impossibilitati a proteggere se stessi, figurarsi in che modo possono proteggere la popolazione civile irachena.Non si può lavorare neanche alla formazione di una polizia o di un esercito iracheno, perchè mancano le condizioni per operare. L'Iraq è un Paese che sta scivolando verso una guerra civile e, paradossalmente, credo che il ritiro delle truppe straniere possa agevolare la ripresa di un dialogo nazionale visto che il loro arrivo ha alimentato il terrorismo". 
 
Christian Elia
Categoria: Guerra
Luogo: Iraq