28/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il traffico di droga sudamericano non scema. E i narcos si sbizzarriscono su come farla franca
Pacchi di cocainaPizza e coca (cola), la combinazione vincente impostasi nelle mode alimentari delle ultime generazioni, ha ispirato la fervida fantasia di un manipolo di narcotrafficanti latinoamericani, impegnati a frodare la legge con le astuzie più impensate.
 
Il carico sospetto. È così che dalle coste argentine è partita una nave carica di un gigantesco forno a legna per pizze, pieno zeppo di coca… ina. Duecento chili di polvere bianca incartata in ampi sacchetti, nascosti nella base del forno. Ad accorgersene la polizia di frontiera spagnola, oramai più che avvezza a smascherare i rocamboleschi tentativi del narcotraffico mondiale.
 
Via mare. Dalla Colombia, dal Perù e dalla Bolivia, i paesi andini produttori della foglia di coca, la droga, ormai raffinata, viene spedita in Europa, passando dai più svariati porti. Una volta nel Primo Mondo viene tagliata, vale a dire mischiata ad altre sostanze, che ne incrementano la quantità e il valore. Il tragitto è chiaro, ma pieno di peripezie: il problema più arduo è lasciare il continente latinoamericano indisturbati e altrettanto tranquillamente varcare i confini del Vecchio continente. La via preferita è ultimamente quella del mare, solitamente verso la Spagna. E, per avere vita facile quanto meno alla partenza, vengono scelti perlopiù i porti argentini.
 
Foglie di cocaLe ragioni sono tre. Innanzitutto l’ampio volume di scambi commerciali fra l’Argentina e l’Europa, via Spagna, che rendono più semplice mascherare la presenza di droga. Poi i controlli tradizionalmente lassisti dei porti e degli aeroporti del Paese, che sono esacerbati dalla corruzione generalizzata. E infine le eccezionali capacità degli argentini di inventarsi le soluzioni più fantasiose e brillanti per esportare droga. Si va dalla sedia del dentista ai biscotti al cioccolato, dalle racchette da tennis alle suole delle scarpe. E si può parlare solo delle invenzioni ‘sgominate’. Chissà quante altre sono andate lisce, passate inosservate in mezzo alle tonnellate di merci che passano su e giù per le frontiere europee.  
 
A conti fatti. Questa volta ce n’era per oltre sei milioni di dollari. Il forno, peso tre tonnellate, era destinato a una compagnia fantasma. Sono stati i controlli sul destinatario che hanno insospettito i doganieri e fatto finire in manette un boliviano che stava supervisionando la consegna. E se si pensa che un chilo di cocaina è venduto in Bolivia per 3mila dollari, in Argentina per 9mila e in Europa può arrivare anche a 40mila, i conti sono presto fatti.
 
Pacchi di droga sulla spiaggia spagnolaI Signori della droga. L’Argentina non è comunque l’unico porto preferito dai Signori della droga. Il Brasile, per le sue connessioni logistiche dirette con i tre Paesi delle coltivazioni, è uno dei principali punti di smistamento e traffico di stupefacenti. Nello scorso anno, la polizia federale brasiliana ha sequestrato 15,8 tonnellate di idrocloruro di cocaina, polvere bianca ancora allo stadio intermedio della raffinazione. Una cifra che è precisamente il doppio del 2004. I numeri, infatti, parlano chiaro. Nonostante le sbandierate guerre alla droga, i piani di sradicamento delle coltivazioni illecite, le fumigazioni, e le misure di cooperazione e investigazione messe in atto dai vari paesi, il traffico di droga in America Latina è vivo e vegeto e anzi, gode di ottima salute. Sono aumentate la quantità di coca e la quantità di elementi chimici usati per elaborare gli stupefacenti. Anche il Cile sta diventando terreno prelibato per i loschi traffici, magari con destinazione Stati Uniti, in particolare per la facilità con la quale si reperiscono i componenti chimici per il taglio della polvere bianca. Ma non solo. Le ottime condizioni delle strade permettono anche di trasportare comodamente le sostanze fino ai numerosi porti.
 
In aumento. Da uno Studio realizzato dalla Giunta internazionale di fiscalizzazione dei narcotici delle Nazioni Uniti, nel 2005 “in America del Sud la coltivazione di coca è aumentata del tre per cento rispetto al 2003”. Un incremento dovuto non tanto alle coltivazioni colombiane, bensì all’aumento delle produttività di quelle peruviane e boliviane, cresciute rispettivamente del 14 e del 17 per cento.

Stella Spinelli

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