27/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il racconto dei soccorsi agli evacuati della piena del Danubio
scritto per noi da
Chiara Sarasini*
 
Il villaggio Negoi 400 anni fa si chiamava “Urît”, che in romeno significa brutto. Non c’è aggettivo migliore per descriverne la situazione: 2.800 abitanti, 300 case inondate, 600 persone sfollate e acqua, acqua che si perde a vista d’occhio e che ha distrutto il 70 per cento dei campi. L’esondazione del Danubio, che da due settimane ha colpito i Paesi balcanici bagnati dal fiume, non accenna a fermarsi. Le piogge che all’inizio della primavera hanno colpito Austria, Germania e Ungheria hanno ingrossato il Danubio che attraversa in lunghezza la Romania, segnando il confine con la Bulgaria. Le dighe che regolavano la portata del fiume stanno cedendo o lo sono già; in una settimana la protezione civile e l’esercito hanno evacuato 9000 persone nel sud del Paese, ma il numero è destinato a crescere.
 
L'acqua del Danubio in un villaggio (foto di C. Sarasini)Tutto è allagato. “Qui sono tutti campi; è pianura”, mi spiega il sindaco di Negoi. “Non possiamo fare niente per fermare l’acqua che si sta espandendo a macchia d’olio. E’ vero che le autorità sono intervenute prontamente nell’evacuazione delle persone, ma senza i campi come faremo? Questa è una zona agricola; tutto è distrutto. Come sopravvivremo?”. La chiacchierata viene interrotta dal frastuono di un elicottero: il presidente romeno Traian Basescu è venuto a rendersi conto della situazione. Le persone si accalcano intorno a lui: “Restate uniti; fatevi coraggio; le evacuazioni continuano, i campi di accoglienza sono situati in luoghi sicuri”.
 
(foto di C. Sarasini)La lotta contro l’acqua. Situazione di prima emergenza: persone che abbandonano la propria casa, uomini che si rifiutano di abbandonarla e vengono portati via, a forza, dalle autorità; carretti trainati da cavalli carichi di mobili, vestiti...tutto quello che può stare in un metro per due; bambini che urlano oppure, tranquillamente, giocano con l’acqua che continua a crescere e inizia a raggiungere i sacchi di sabbia posizionati per fermarla. E noi, della Caritas di Bucarest e di Iasi, riuniti intorno ad una macchina, cerchiamo di decidere come organizzarci, come distribuire alimenti, coperte, prodotti igieni-sanitari. “Andiamo di casa in casa, quelle non ancora colpite e chiediamo di cosa hanno bisogno...”, “Ma no, molte abitazioni sono già vuote; molte persone sono da parenti, amici o già nei campi base. Chiediamo una mano alle autorità, al sindaco”, “E tu credi che abbiano tempo di ascoltarci?”. Il cellulare di Mihai Dobost (responsabile emergenze per conto di Caritas Bucarest) squilla: “Ragazzi, il camion con i pacchetti si è rotto. La distribuzione la facciamo domani”. Nessuno parla, tutti pensano: le strade domani saranno sommerse dall’acqua. Come facciamo?
 
L'acqua ha oltrepassato gli argini (foto di C. Sarasini)Un fiume diventato lago. Alloggiamo nella città di Craiova; ognuno di noi è stanco, mangiamo qualcosa; ci sdraiamo sui materassi, quattro chiacchiere, quattro risate....dalla finestra guardo il cielo, vedo una stella cadente, mormoro un “grazie...”. La mattina dopo “scopriamo” che altri villaggi sono stati evacuati, altri campi di accoglienza sono nati. Nella notte il livello dell’acqua è cresciuto di 14 centimetri; Rast, Pasca, Bistret, Plosca, Negoi sono alcuni dei villaggi inondati o evacuati. Nei giorni passati il livello dell’acqua cresceva ad un ritmo di 10 centimetri al giorno. I villaggi distano dal Danubio 7 chilometri; tra Negoi e Rats (30 km di distanza) un miliardo di metri cubi d’acqua ha oltrepassato gli argini, in alcuni punti l’acqua è profonda 8 metri. Nella zona di Dolj, il 30 per cento delle case sono colpite e il 70 per cento dei campi inondati, distrutti. Rispetto all’alluvione dell’anno passato, che ha colpito la Moldavia, la protezione civile si è mossa in tempo. Non si è trattato di un fiume in piena, della furia delle acque; ma di una “lenta” e costante crescita del livello delle acque. In una settimana l’esercito ha costruito, sempre in questa zona, tre campi di accoglienza che ospitano 200 persone l’uno. La situazione muta di ora in ora. Ma l’acqua, quella si ritirerà in due anni, dicono. Sempre se si ritirerà.
Categoria: Risorse, Ambiente
Luogo: Romania