30/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Giornata mondiale contro l'Aids: il rapporto Unaids e Oms, e qualche buona notizia

Copyright - WHO/P. VirotQuest’anno l’Aids ha ucciso oltre tre milioni di persone: 500 mila non avevano ancora compiuto 15 anni. Fra adulti e bambini sono in quaranta milioni a vivere con il virus dell’immunodeficienza acquisita (Hiv): il 2004 ha visto quasi cinque milioni di nuove infezioni e l'aumento delle donne contagiate, che sono quasi la metà dei 37 milioni di adulti infettati. Sono alcuni dei numeri riportati dal nuovo rapporto del Joint United Nations Programme on Hiv/Aids (Unaids) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), uscito il 23 novembre, una settimana prima della giornata mondiale contro l’Aids proclamata per domani, 1 dicembre.

Sempre più Asia ed Europa. Rispetto a due anni fa, il numero di persone che vivono con l’Hiv è aumentato in tutto il mondo, ma soprattutto nelle zone dell’Est e del Centro dell’Asia e dell’Est Europa: nell’Asia orientale fra il 2002 e il 2004 è stato registrato un aumento del 50 per cento, attribuibile soprattutto alla Cina (ma anche ad Indonesia e Vietnam), mentre nelle altre due zone geografiche l’aumento è stato del 40 per cento (soprattutto Ucraina e Federazione Russa). Nonostante queste impennate, il primato della malattia rimane all’Africa sub sahariana, dove vivono quasi i due terzi delle persone con il virus (i tre quarti delle donne con Hiv di tutto il mondo).

La cifra più alta. Il numero delle persone infettate, che ha raggiunto il livello più alto rispetto agli anni passati ricorda che sono necessarie terapie mirate contro l’Hiv e trattamenti per altre infezioni che colpiscono con maggiore facilità questi pazienti (chiamate infezioni opportunistiche): “Non abbiamo ancora il vaccino, ma sappiamo quello che possono fare la prevenzione e il trattamento e abbiamo gli strumenti per diffonderli”, afferma Lee Jong-Wook, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. “I capi di governo, la società civile e il settore privato sono tutti coinvolti e devono mobilitarsi per salvare vite umane”.

Copyright - WHO/P. VirotRischi maggiori per le donne. Il rapporto del 2004 sottolinea anche la crescita di casi fra le donne, fisicamente più vulnerabili all’infezione: “Durante il rapporto sessuale, la trasmissione dell’Hiv dall’uomo alla donna è circa due volte più probabile di quella dalla donna all’uomo”, avverte l'Oms.
Peter Piot, direttore esecutivo dell’Unaids, afferma: “Sono necessarie azioni concrete per prevenire la violenza nei confronti delle donne e assicurare loro l’accesso ai diritti di proprietà ed eredità, all’educazione di base e alle opportunità di lavoro”. Di fatto, secondo il resoconto dell’Unaids e dell’Oms, sono ancora milioni le ragazze che ogni giorno diventano sessualmente attive senza avere accesso ai servizi di prevenzione e, soprattutto nell’Africa del Sud, molte donne utilizzano il sesso come merce di scambio per soldi, necessità di base e così via. Nell’Africa sub sahariana i tre quarti dei sieropositivi fra i 15 e i 24 anni sono ragazze.


Copyright - WHO/P. VirotQualche buona notizia. Nel panorama Aids ci sono anche notizie positive. Uno studio svolto in Zambia e appena pubblicato sulla rivista The Lancet ha dimostrato come l’utilizzo di un antibiotico (il cotrimossazolo) nei bambini con l'Hiv sia in grado di dimezzarne la mortalità e allungarne la vita. Il farmaco, poco costoso e alla portata dei Paesi in via di sviluppo, li proteggerebbe dalle infezioni opportunistiche.
Inoltre, l’Oms riporta i risultati di un’altra ricerca in 73 Paesi a media e bassa economia: fra il 2001 e il 2003 è triplicato il numero di studenti delle scuole secondarie che hanno ricevuto un’educazione in tema di Aids e raddoppiato quello di chi chiede consulenze o il test per l’Hiv. Sono aumentate del 70 per cento le donne che cercano di prevenire la trasmissione dell’infezione ai propri figli e del 56 per cento i malati che ricevono la terapia antiretrovirale.

Prevenire per poter curare. “La diffusione dell’Aids può essere fermata solo mettendo insieme prevenzione e trattamento. La prevenzione lavora meglio quando è collegata alla promessa di trattamento. Inoltre, se non impediamo nuove infezioni, ogni anno milioni di persone saranno aggiunte alla ‘lista di trattamento’, rendendo la terapia insostenibile”, conclude Lee Jong-Wook.

Valeria Confalonieri

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