26/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Cile, quattro attivisti Mapuche da quaranta giorni in sciopero della fame
scritto per noi da
Maurizio Campisi
 
Attivisti MapucheLo sciopero della fame dei quattro attivisti Mapuche condannati a dieci anni di carcere, perchè accusati di aver appiccato un incendio in un fondo forestale, ha superato ormai i quaranta giorni. I quattro – Juan e Jaime Marileo, Juan Henulao e Patricia Troncoso- hanno iniziato la loro protesta lo scorso 13 marzo, con l’intenzione di denunciare, con questa iniziativa, il comportamento delle autorità cilene che applicano, nel caso delle proteste Mapuche, le obsolete leggi antiterrorismo dettate dalla dittatura di Pinochet. Per i dirigenti e simpatizzanti Mapuche ogni atto di protesta si trasforma così in un’azione di terrorismo, con pesanti conseguenze per coloro che vengono arrestati. 
La protesta dei quattro detenuti ha avuto come prima ripercussione una spaccatura all’interno del blocco di governo.
 
Arte mapucheLa proposta per chiedere l’amnistia, presentata nei giorni scorsi dal senatore socialista Alejandro Navarro, non ha avuto ancora una specifica risposta da parte dei suoi compagni di partito responsabili del governo Bachelet. Vista con simpatia ed interesse dai governi europei, la Bachelet potrebbe trovare proprio nella causa dei Mapuche il primo serio ostacolo nelle relazioni estere. Le organizzazioni Mapuche in Europa, con sede in Belgio, Svezia e Gran Bretagna hanno inaugurato infatti una nuova campagna di sensibilizzazione perchè il Parlamento Europeo si decida finalmente a condannare lo Stato cileno. Per i dirigenti Mapuche è chiaro che il Cile continua con la sistematica violazione dei diritti umani della popolazione indigena. Nemmeno venerdì scorso, la manifestazione di Valparaíso, organizzata per sostenere lo sciopero della fame dei Mapuche prigionieri, è stata sciolta a manganellate dai Carabineros, che hanno anche provveduto al fermo di una decina di manifestanti.
 
Arte e simboli mapucheAttualmente sono dodici gli attivisti Mapuche rinchiusi nelle prigioni cilene sotto le leggi antiterrorismo. La richiesta di revisione dei casi, inviata dalle organizzazioni indigene a Michelle Bachelet, è rimasta per il momento lettera morta. La neo-presidente ha invece tentato di inviare al Congresso, con carattere d’urgenza, la legge sul riconoscimento dei Popoli autoctoni, fortemente osteggiata dalle principali organizzazioni indigene. Almeno su questo c’è stata marcia indietro da parte del governo, che è stato costretto a ritirare la proposta di legge a causa della decisa opposizione espressa nelle piazze dalle centrali sindacali ed indigene.
Invitata al dialogo e alla creazione di un tavolo di negoziati per rivedere gli articoli della Costituzione che interessano i diritti indigeni, la Bachelet finora non si è pronunciata, rimandando ogni dichiarazione dopo il 24 giugno, data fissata per un incontro tra le autorità governative e i dirigenti Mapuche.
 
Una volta i mapuche hanno combattutto una battaglia legale per il diritto alla terra con la nota azienda di abbigliamento BenettonI fatti di questi giorni fanno però intendere che il problema Mapuche continua ad essere qualcosa di più di un fastidioso sassolino nella scarpa del governo cileno. La legge sul riconoscimento dei Popoli autoctoni è stata fatta ad uso e consumo dei grandi proprietari della terra, e non prende in considerazione le pretese indigene. Nel testo controverso, non c’è infatti menzione alcuna della previa esistenza dei popoli indigeni sul territorio cileno, così come non si parla del carattere comunitario della proprietà, l’arcaica struttura economica e sociale che aveva mantenuto la coesione delle civiltà pre colombiane del meridione americano. I Mapuche, poi, lamentano che la proposta di legge non prenda in considerazione nessun meccanismo di partecipazione politica e di dialogo tra Stato e indigeni. Anche le Nazioni Unite, chiamate a pronunciarsi, hanno da tempo esortato il governo a trovare una formula partecipativa che coinvolga le comunità indigene alla vita politica attiva del Paese. Il Cile, infatti, pur avendo firmato il trattato internazionale sui Popoli indigeni nel 2000, si rifiuta da ben sei anni di ratificarlo al Senato, rendendolo praticamente inutile.
La negazione è stata finora la condizione con la quale i cileni hanno affrontato la politica verso gli indigeni. Alla Bachelet tocca ora il compito di dimostrare se esiste davvero la determinazione di cambiare finalmente le cose.
Categoria: Pace, Popoli
Luogo: Cile
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