25/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La questione del Sahara Occidentale pare uscire dall’agenda di Annan
“Negoziati diretti per cercare una soluzione mutuamente accettabile per prevenire all’autodeterminazione del Sahara mi sembra una proposta inaccettabile. Sembra un racconto di Kafka…che senso avrebbero questi negoziati sull’autodeterminazione, se la stessa continua a essere negata dal Marocco?”. Ahmed Bujari, rappresentante del Fronte Polisario (l’organizzazione politico – militare che rappresenta la popolazione saharawi) alle Nazioni Unite, commenta così la proposta del segretario generale dell’Onu Kofi Annan di dar vita a negoziati diretti tra saharawi e Marocco, finalizzati al riconoscimento dell’autonomia del Sahara Occidentale (l’ex colonia spagnola occupata dal Marocco a metà degli anni Settanta).
 
il re del marocco mohammed VIGioco delle parti. Il 20 aprile scorso Annan e Peter Van Walsum, il rappresentante dell’Onu per il Sahara Occidentale, hanno diffuso un documento nel quale invitano il Fronte Polisario, affiancato dall’Algeria, e il Marocco, affiancato dalla Mauritania che nel 1975 partecipò all’invasione del Sahara Occidentale ritirandosi poco dopo, a “trovare una soluzione politica giusta, duratura e mutuamente accettata, che preveda l’autodeterminazione del Sahara Occidentale”. La richiesta pare per lo meno eccentrica. Le Nazioni Unite, dal cessate il fuoco ottenuto nel 1991, hanno sempre tentato di trovare una soluzione che non ha mai dato un risultato concreto, e adesso chiedono praticamente alle parti in causa di risolversi da soli la vicenda.
La disputa territoriale per il controllo del Sahara Occidentale nasce nel 1975. Il territorio africano era una colonia spagnola, ma il governo di Madrid, impegnato a gestire il tramonto del franchismo, si ritira senza chiarire il futuro del territorio. Il Marocco dal nord e la Mauritania dal sud occupano immediatamente il Sahara Occidentale tentando l’annessione. L’invasione costringe migliaia di saharawi a rifugiarsi nella vicina Algeria, in 5 campi profughi nel deserto, mentre il Fronte Polisario comincia una guerriglia di resistenza contro gli invasori e riuscendo a liberare una parte del Sahara Occidnetale.
Nel 1979 la Mauritania, alle prese con un colpo di stato interno, ritira la sue truppe, ma è solo nel 1991 che l’Onu riesce a far tacere le armi. Il Palazzo di vetro istituisce la missione Minurso, che ha il compito di vigilare sulla cessazione delle violenze e d’istituire un referendum con il quale la popolazione del Sahara Occidentale deciderà per l’indipendenza o per l’aggregazione al Marocco.
Il cessate il fuoco, dopo 15 anni, resta l’unico risultato ottenuto dalla Nazioni Unite rispetto alla questione del Sahara Occidentale. Il referendum infatti non si è mai tenuto. Ogni volta che la Nazioni Unite fissavano una data, il Marocco provvedeva a stravolgere gli equilibri demografici della regione con massicci trasferimenti in massa di cittadini per alterare la maggioranza dei votanti.
Intanto la monarchia marocchina ha provveduto a isolare le zone occupate da quelle liberate del Sahara Occidentale costruendo, nel mezzo del deserto, un muro di circa 2500 chilometri. Senza che l’Onu potesse impedirlo.
 
una tendopoli saharawi a tindoufGraduale disimpegno. In questo senso, dopo tanti anni, la proposta di Annan pare una sorta di resa diplomatica. Non è infatti credibile l’ipotesi secondo la quale il Marocco e il Fronte Polisario, dopo decenni di contrapposizione, riescano a risolvere la questione da soli. I primi segnali di una sorta di presa di distanza dalla questione del Sahara Occidentale da parte dell’Onu erano arrivati nell’ultimo anno e mezzo, quando il rinnovo del mandato della Minurso, che viene rinnovato ogni 6 mesi, si è fatto progressivamente meno scontato.
Le Nazioni Unite, dall’inizio della guerra in Iraq, vivono un periodo tra i più difficili della loro storia. Gli scandali che hanno travolto lo stesso figlio di Annan e gli sprechi finanziari dei quali vengono accusate le missioni Onu, ha portato l’Onu a voler dare un segnale di austerità economica che potrebbe portare all’eliminazione delle missioni non strettamente necessarie. La Minurso, secondo le Nazioni Unite, sarebbe una di queste, ma la situazione dei profughi è ancora drammatica e, dopo anni di relativa calma, l’ultimo anno è stato caratterizzato da una serie di scontri e violenze nel Sahara Occidentale. La questione è tutt’altro che risolta e lo scambio di prigionieri tra saharawi e Marocco, con gli ultimi 48 miliziani del Fronte Polisario liberati dal re Mohammed VI proprio in questi giorni,  non sembra un segnale sufficiente di apertura al dialogo.
In un discorso a El Aiun, la principale città del Sahara occupato, lo stesso re ha ribadito che l’unica soluzione possibile per Rabat è la concessione di una forte autonomia ai saharawi, ma all’interno della monarchia marocchina. Il Fronte Polisario insiste invece per l’applicazione del cosiddetto Piano Baker, dal nome dell’ex inviato di Annan, che prevedeva un’amministrazione transitoria di 5 anni fino al referendum sull’autodeterminazione.
La situazione è dunque bloccata, ma le condizioni dei profughi saharawi che vivono nel deserto algerino da 30 anni e le violazioni dei diritti umani dei quali si macchiano le truppe marocchine nel Sahara occupato continuano. Solo che alle Nazioni Unite hanno altro a cui pensare.

Christian Elia

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