24/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il governo degli Emirati taglia Syriana: mostra dei lavoratori schiavizzati
“Non permetteremmo mai la visione di qualcosa che, in qualsiasi modo, offenda il nostro paese o il nostro sovrano, che possa causare disordini, che insulti la religione, che mostri immagini immorali o promuova il vizio dell’alcool o il consumo di droga”. Commenta così Aleem Jumaa, il responsabile dell’ufficio censura di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, la decisione di censurare una parte dell’ultimo film di George Clooney, il discusso Syriana.
 
wassim, al centro, in una scena di syrianaA colpi di censura. Il film verrà regolarmente trasmesso, ma ne mancherà una parte. La struttura dell’ultima fatica di uno degli attori più amati di Hollywood, con la regia di Stephen Gaghan, racconta in parallelo una serie di storie che ruotano attorno alla trama del film. Una di queste storie è quella di Wassim, un giovane operaio pakistano, che vive e lavora in un non meglio specificato paese del Golfo Persico ricco di petrolio. Il ragazzo, dopo essere stato avvicinato da un terrorista, diventerà un attentatore suicida. Ma non è questo che ai censori degli Emirati Arabi Uniti non è andato bene, bensì le condizioni di vita di Wassim. Il giovane, con il padre, rappresenta uno dei migranti dell’Estremo Oriente che nelle ricche monarchie del petrolio, in particolare negli Emirati, vengono sfruttati per far arricchire i loro padroni. Condizioni di vita terribili, paghe da fame, orari di lavoro inumani e, come mostra una scena del film, botte e violenze subite dalla polizia se si permettono di protestare.
Le principale organizzazioni non governative internazionali che si battono per il rispetto dei diritti umani, in particolare Human Rights Watch, denunciano da anni le condizioni dei lavoratori stranieri in paesi come gli Emirati Arabi Uniti, definendole vere e proprie forme moderne di schiavitù. “Dubai sta vivendo un boom economico senza precedenti”, ha dichiarato tempo fa Sarah Keah Whitson, responsabile per Hrw del Medio Oriente, “ma questo avviene sulla pelle dei lavoratori stranieri, che non vengono trattati come esseri umani”.
 
un gruppo dilavoratori stranieri a dubaiSeduti su una polveriera. Facile immaginare il rischio ‘immedesimazione’ che il film conteneva. Qualunque operaio straniero negli Emirati poteva vedere nella storia di Wassim una riproduzione della propria vita e magari sentirsi spinto a una forma di ribellione. Il rischio diventava ancora maggiore in questo periodo. Circa un mese fa, per la prima volta nella storia degli Emirati Arabi Uniti, i lavoratori stranieri impegnati nella costruzione di quella che sarà la più alta torre del mondo hanno scioperato. Un fenomeno inconsueto che il governo, dopo un primo momento nel quale ha usato la forza per costringere gli operai a tornare al lavoro, ha deciso di affrontare con le pinze. La popolazione residente nel Paese è formata per metà da operai stranieri. Provenienti da tutti i paesi dell’Estremo Oriente, molto diversi tra loro, ma accomunati dallo sfruttamento e dalle terribili condizioni di vita. In poche ore infatti, dopo l’esiguo numero iniziale di migranti che erano entrati in sciopero, erano diventati circa 4mila gli operai che avevano incrociato le braccia. L’effetto di questo sciopero poteva rivelarsi devastante per l’economia e per l’ordine pubblico negli Emirati. Il governo si è attivato, intavolando una trattativa e promettendo una serie di riforme delle leggi sui lavoratori stranieri. Gli operai chiedono di poter formare delle associazioni che tutelino i loro diritti e che difendano i loro interessi. Per il momento le trattative proseguono e i lavori sono ricominciati. Le immagini di Wassim potevano diventare un nuovo detonatore del malcontento serpeggiante tra gli operai stranieri e il governo ha voluto quindi censurare Syriana, almeno in parte. Solo che, dopo il grande sciopero, gli operai si sono resi conto di avere uno strumento per lottare contro lo sfruttamento che subiscono. La censura potrebbe non bastare per fermarli.

Christian Elia

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