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A colpi di censura. Il film verrà regolarmente
trasmesso, ma ne mancherà una parte. La struttura dell’ultima fatica di uno
degli attori più amati di Hollywood, con la regia di Stephen Gaghan, racconta
in parallelo una serie di storie che ruotano attorno alla trama del film. Una
di queste storie è quella di Wassim, un giovane operaio pakistano, che vive e
lavora in un non meglio specificato paese del Golfo Persico ricco di petrolio.
Il
ragazzo, dopo essere stato avvicinato da un terrorista, diventerà un
attentatore suicida. Ma non è questo che ai censori degli Emirati Arabi Uniti
non è andato bene, bensì le condizioni di vita di Wassim. Il giovane, con il
padre, rappresenta uno dei migranti dell’Estremo Oriente che nelle ricche
monarchie del petrolio, in particolare negli Emirati, vengono sfruttati per far
arricchire i loro padroni. Condizioni di vita terribili, paghe da fame, orari
di lavoro inumani e, come mostra una scena del film, botte e violenze subite
dalla polizia se si permettono di protestare.
Seduti su una polveriera. Facile immaginare il
rischio ‘immedesimazione’ che il film conteneva. Qualunque operaio straniero
negli Emirati poteva vedere nella storia di Wassim una riproduzione della
propria vita e magari sentirsi spinto a una forma di ribellione. Il rischio
diventava ancora maggiore in questo periodo. Circa un mese fa, per la prima
volta nella storia degli Emirati Arabi Uniti, i lavoratori stranieri impegnati
nella costruzione di quella che sarà la più alta torre del mondo hanno
scioperato. Un fenomeno inconsueto che il governo, dopo un primo momento nel
quale ha usato la forza per costringere gli operai a tornare al lavoro, ha
deciso di affrontare con le pinze. La popolazione residente nel Paese è formata
per metà da operai stranieri. Provenienti da tutti i paesi dell’Estremo
Oriente, molto diversi tra loro, ma accomunati dallo sfruttamento e dalle
terribili condizioni di vita. In poche ore infatti, dopo l’esiguo numero
iniziale di migranti che erano entrati in sciopero, erano diventati circa 4mila
gli operai che avevano incrociato le braccia. L’effetto di questo sciopero
poteva rivelarsi devastante per l’economia e per l’ordine pubblico negli Emirati.
Il governo si è attivato, intavolando una trattativa e promettendo una
serie di riforme delle leggi sui lavoratori stranieri. Gli operai chiedono di
poter formare delle associazioni che tutelino i loro diritti e che difendano i
loro interessi. Per il momento le trattative proseguono e i lavori sono
ricominciati. Le immagini di Wassim potevano diventare un nuovo detonatore del
malcontento serpeggiante tra gli operai stranieri e il governo ha voluto quindi
censurare Syriana, almeno in parte. Solo che, dopo il grande sciopero,
gli operai si sono resi conto di avere uno strumento per lottare contro lo
sfruttamento che subiscono. La censura potrebbe non bastare per fermarli.Christian Elia