stampa
invia
Narcos. Tutto a un tratto compaiono degli uomini che, molto velocemente attraversano
il fiume. Si distinguono nettamente degli zaini sulle loro spalle. Si capisce
dai loro volti che sono cittadini sud americani o addirittura emigranti messicani.
Il sombrero, il colore della pelle e i baffi tipici dei messicani danno conferma
di tutto questo. Dallo zaino che portano sulle spalle sporgono decine di piantine
verdi, sicuramente di marijuana. A fermarli, bloccando anche il traffico di stupefacenti,
ci pensa un colpo di fucile sparato dall’alto di una collinetta da un Border Patrol.
Il sangue esce copioso dai corpi lacerati di questi uomini, che inevitabilmente
muoiono nel bel mezzo del deserto senza riuscire a portare a termine il loro compito.
Polleros o madre di famiglia? Poco dopo la scena è sempre la stessa, cambiano solo gli interpreti. Questa
volta a correre attraverso il fiume è una donna. In evidente e avanzato stato
di gravidanza tiene per mano altri due bambini. Si potrebbe trattare di una trafficante
di bambini, un polleros. Oppure di una semplice madre di famiglia con figli (entrambi stereotipi messicani).
Anche in questo caso la sua vita è destinata a finire in maniera tragica. E non
solo la sua. Decine di colpi di fucile falciano la speranzosa corsa della trafficante
che, esanime, cade a terra. Insieme a lei i corpicini di due bambini: un neonato
con il pannolino e un bambino più grandicello con l’immancabile sombrero che ne
caratterizza la provenienza. Tutt’intorno una pozza di sangue. Nemmeno loro sono
riusciti nell’intento di raggiungere gli Usa. Anche loro sono caduti sotto i colpi
dei Border Patrol.
Nazionalisti messicani? Infine loro, i messicani in generale, portatori sani di delinquenza di ogni tipo.
Armati di pistole e di bandiera nazionale messicana entrano in territorio Usa con delle vere e proprie scorribande, degne dei migliori film di Bud Spencere
e Terence Hill. La loro fine è segnata come quella delle persone che li hanno
preceduti. Raffiche di mitra trapassano i loro corpi, il sangue macchia le poche
pietre che giacciono nel terreno desertico. Le armi che posseggono non sono sufficienti
per riuscire a combattere contro le forze dell’ordine di frontiera. Inevitabilmente
dovranno morire, per il bene degli Usa e la sicurezza nazionale.
E’ solo un gioco. E’ raccapricciante tutto questo. Soprattutto se si pensa che si tratta solo
di un nuovo video gioco di cattivo gusto, molto realistico e alquanto inquietante,
che gira in rete da qualche tempo. Alessandro Grandi