24/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La comunità ebraica in Marocco celebra la Pasqua con i musulmani
Il 20 aprile, dopo il tramonto, alcune case in Marocco schiudono le loro porte, per accogliere i visitatori. La tradizionale ospitalità marocchina c’entra fino a un certo punto, perché i padroni di casa sono sudditi del re Mohammed VI a tutti gli effetti, ma un po’ particolari in un Paese islamico: sono ebrei.
 
una donna prepara la 'muffaleta' per la festa del mimounaAprire le porte. Sono circa 4mila gli ebrei sefarditi (quelli di origine spagnola che, dopo la cacciata del 1492, si dispersero in Europa e in Africa del nord) che vivono ancora in Marocco e l’occasione per aprire la loro casa a tutti i musulmani è la festa di Mimouna, quella che segna la fine della Pesach, la Pasqua ebraica. Gli ospiti sono accolti da tavole imbandite secondo un antico rituale che prevede una tovaglia bianca, riccamente addobbata con fiori e spighe di grano, sulla quale fanno bella mostra di loro recipienti ricolmi di latte, burro, farina, uova, miele, frutta, nocciole, torte, caramelle, 5 datteri, vino e le muffaleta, dolci simili alle crépes, da mangiare calde con il burro e il miele. Gli ospiti saranno ricevuti con il saluto tradizionale: "Tarbah, Alallah Mimouna, Ambarka Mas'uda", che significa ‘che ci siano prosperità e felicità’ . Le origini di questa festa non sono molto chiare. Secondo una corrente di pensiero, la festività deve il suo nome al vocabolo ebraico-aramaico ‘mammon’, che significa ‘ricco, prospero’, e in questo senso la festività è un momento di buon augurio e di felicità che le due comunità si scambiano. Secondo un’altra ipotesi, il termine Mimouna deriva dal nome grande filosofo ebreo Maimonide, vissuto a Fez, in Marocco. La festività coinciderebbe quindi con la data della morte o della nascita dell’intellettuale, simbolo di convivenza culturale tra ebrei e musulmani. Altri ancora sostengono che derivi dalla parola araba che significa fortuna. Ma in fondo l’origine della festa passa in secondo piano rispetto all’esempio di convivenza e rispetto, di condivisione e fratellanza interreligiosa. La festa è solo il simbolo della convivenza tra ebrei e musulmani in Marocco che, per ovvii motivi, va ben aldilà della ricorrenza del Mimouna. La comunità ebraica marocchina è la più grande di quelle dei paesi islamici, anche perché è quella che vive la situazione più serena. La comunità di ebrei sefarditi in Marocco ha una storia antica e anche coloro che hanno abbandonato il Marocco per raggiungere Israele hanno mantenuto un forte legame con la terra d’origine. In contemporanea, la festa di Mimouna si celebra anche in Israele, dove è diventata una sorta di festa nazionale e un’occasione per una gita fuori porta.
 
la tavola imbandita per la festività di mimounaCombattere il terrore. La vita degli ebrei in Marocco però non è tutta in discesa, anzi. La convivenza secolare non ha evitato momenti di tensione e di scontro, che sono diventati più aspri dopo la nascita dello stato d’Israele nel 1948. Molti marocchini, come in tutti i paesi islamici, non hanno salutato con favore l’evento e le comunità ebraiche in giro per il mondo arabo e islamico hanno vissuto momenti molto duri. L’esodo verso Israele ha ridotto significativamente la presenza ebraica in nord Africa, ma la comunità marocchina è rimasta quella più numerosa, segnale di un rapporto meno conflittuale che altrove o anche grazie all’impegno che la famiglia reale del Marocco ha sempre profuso per il rispetto della comunità ebraica nel Paese. Il momento più duro degli ultimi anni per i marocchini di religione ebraica è stato il 2003. Il 16 maggio di quell’anno, a Casablanca, 14 attentatori suicidi si fecero esplodere colpendo cinque obiettivi, per lo più ebraici. Le esplosioni, che causarono la morte di 45 persone, avvennero al consolato belga e al vicino ristorante ebraico (forse il vero obiettivo), il circolo dell'Alleanza israelita, l'hotel Farah Maghreb e il centro culturale spagnolo. Già nel 1994, il fondamentalismo islamico aveva progettato un attentato contro la sinagoga di Casablanca, ma all’ultimo momento l’attacco era fallito per il ripensamento di un attentatore, ma il 2003 ha segnato un momento di grande paura per la comunità ebraica in Marocco. I problemi restano e sono anche tanti, ma la festività di Mimouna resta un simbolo di come si possa convivere in pace, aprendo le porte di casa agli ‘altri’, senza permettere, a coloro che diffondono la cultura dell’odio, di vincere. 

Christian Elia

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