26/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Ancora nessuna certezza sugli effetti a lungo termine dell'incidente nucleare del 26 aprile 1986

L'esplosione che la notte del 26 aprile 1986 distrusse il reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl ha fatto dell'incertezza sulle vittime la sua cifra più indelebile.

Il reattore distruttoFino a 70 mila vittime. Dopo 20 anni, il reale impatto sulla salute delle popolazioni colpite dalle radiazioni rimane ancora oggetto di contesa tra le varie organizzazioni che hanno prodotto studi in proposito. Leucemia, cancro alla tiroide, malattie cardiovascolari mieteranno nei prossimi anni 4 mila vittime, secondo l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea). Uno studio pubblicato nei giorni scorsi dal Centro internazionale per la ricerca sul cancro (Circ) dell'Organizzazione mondiale della sanità eleva a 16 mila i probabili decessi. I morti saranno tra i 30 mila e i 60 mila per i Verdi europei, 70 mila per Greenpeace. Due 'schieramenti' si fronteggiano, nel diffondere versioni dei fatti così inconciliabili: da una parte gli ambientalisti, accusati di voler approfittare del ventennale della tragedia per riaprire il dibattito sull'opportunità del nucleare in Europa; dall'altra, vi è invece chi crede ad una lobby pro-nucleare sostenuta dall'Aiea con la complicità dell'Oms. Il problema è che oggi la verità non sta nemmeno in mezzo. E che probabilmente non basteranno le nostre vite a testimoniare le conseguenze definitive sulla salute umana del più grave disastro nucleare della storia.

I 'liquidatori'Come 200 bombe atomiche. Il reattore numero 4 andò distrutto in seguito ad una prova: stabilire se la turbina potesse continuare a produrre energia per inerzia anche quando il circuito di raffreddamento fosse stato inattivo. L'energia prodotta fu 100 volte superiore al normale, ed il nocciolo esplose, liberando nell'aria tonnellate di materiale radioattivo. E' stato stimato che la radioattività sia stata almeno 200 volte superiore alle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki. L'incidente venne alla luce solo perché alcuni tecnici svedesi della centrale di Forsmark, a centinaia di chilometri di distanza, si accorsero che il loro livello di radioattività era superiore al normale. Non avendo riscontrato perdite in loco, ne ricercarono la causa altrove, individuandola in Chernobyl. Nei giorni e nei mesi successivi all'esplosione, 650 mila pompieri e 'liquidatori', incaricati di seppellire il reattore, lavorarono alacremente, in parte ignari dei rischi per la loro salute. Molti non indossavano tute protettive, né misuratori radioattivi. Mille di loro furono direttamente esposti alle radiazioni.

Una bambina durante un'analisi alla tiroide"Di fumo si muore di più". Cinque milioni di persone abitavano un'area classificata dalle autorità sovietiche come 'contaminata'. Di queste, erano 400 mila quelle considerate ad alto rischio: 116 mila, che vivevano entro 30 chilometri dalla centrale, nella cosiddetta 'area di esclusione', furono immediatamente sgomberate;  220 mila relocate nell'area negli anni successivi. In totale, dal 1986, sono 58 le vittime di Chernobyl. Durante l'esplosione morirono due tecnici travolti dei detriti. Ventotto, tra pompieri e liquidatori, morirono nel 1986, 19 persone nei vent'anni sucessivi.  Tra queste, 9 bambini, per cancro alla tiroide. Ciò che divide gli 'esperti' continuano a rimanere gli effetti a lungo termine dell'incidente. I risultati del 'Chernobyl Forum', consorzio composto da un centinaio di scienziati internazionali e creato su iniziativa dell'Aiea, che ha stimato in 4 mila i possibili decessi nel corso del tempo, continuano a venire duramente contestati dalle associazioni delle vittime e dai gruppi di ricerca locali. Yelena Burlakova, presidentessa del Consiglio di Radiobiologia dell'Accademia delle Scienze russa, commenta come 'inaccettabile e disgustoso' il fatto che l'Aiea abbia addotto una "mancanza di prove per stabilire un'effettiva incidenza della leucemia e del cancro nei residenti": "La Iaea - sostiene la Burlakova - è una lobby dell'industria nucleare che ha interesse a non mostrare quali reali conseguenze ha avuto il disastro". 'Il numero delle persone che moriranno di cancro a causa del fumo di sigaretta sarà enormemente superiore', riporta l'ultimo rapporto dell'Oms. Chissà che ne pensano i bambini della regione di Gomel, in Bielorussia, dove tra il 1991 e il 1994 l'incidenza del cancro alla tiroide è aumentata di cento volte. Senza mai aver fumato una sigaretta.

Luca Galassi

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità