22/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



E cosi' finalmente oggi c'e' aria di festa!
Scritto per noi da
Barbara Monachesi* 
25 aprile. E cosi' finalmente oggi c'è aria di festa!
Il popolo nepalese canta vittoria e i 19 giorni di sciopero, coprifuoco, scontri e grandi tensioni sembrano già lontani.
Ieri notte, intorno alle 23.30, mentre ancora per la città si snodavano decine di suggestive fiaccolate di protesta, il Re Gyanendra ha annunciato alla nazione di accettare le richieste del suo popolo, e di voler totalmente ritornare all'ordinameto democratico che aveva lui stesso soppresso nell'ottobre del 2002.
L'era di una monarca dispotico, cominciata in maniera cruenta nel 2001, con l'irrisolto mistero dell'assassinio del fratello, legittimo regnante, sembra che stia per chiudersi.
Le due giornate di  grandi manifestazioni proclamate dai leader dei sette partiti dell'alleanza di opposizione per oggi e domani avranno luogo ugualmente. Ma non saranno più ritmate da slogan antimonarchici quanto da canti di gioia.
Dalle proteste ai festeggiamenti. Questo e' quello che i nepalesi si auguravano da tempo. Certo il cammino è ancora impervio, e molti sono gli interrogativi privi di risposta, in primis il ruolo che avranno i maoisti in questo nuovo assetto, ma il primo passo, il più arduo, è stato fatto.
Loktantra Jindabaad ossia lunga vita alla democrazia del popolo!
 
Due manifestanti giacciono feriti e sanguinanti
24 aprile, il pugno di ferro del re. La diffusa inosservanza degli ordini di coprifuoco emanati nei giorni scorsi ha portato ad un inasprimento delle misure restrittive.
Il governo ha annunciato che durante il coprifuoco sarà consentito allontanarsi dalla propria abitazione solo tre volte durante tutta la durata della "misura di sicurezza", anche se il coprifuoco dovesse durare per diversi giorni.

La polizia che piantona le strade è chiamata a controllare che le misure vengano rispettate ed è stata nuovamente autorizzata a sparare a chi contravviene agli ordini impartiti.
Ieri si sono consumati nuovi scontri in diverse aree della città e la polizia ha fatto abbondante uso di gas lacrimogeni causando la perdita della vista ad almeno due dimostranti.
Si contano oltre un centinaio di feriti, il cui soccorso è reso arduo dall'impossibilità del personale sanitario di monitorare la situazione in loco. Continuano infatti ad essere negati i permessi per medici, giornalisti e difensori dei diritti umani di osservare le manifestazioni.
I leader dei sette partiti politici che fanno parte dell'alleanza di opposizione, dopo aver rifiutato l'invito del Re Gyanendra di limitarsi a nominare di comune accordo il nuovo primo ministro,  hanno annunciato per le giornate di domani e dopodomani nuove proteste e manifestazioni. In sette diversi punti della città, infatti, i laeder dell'opposizione terranno comizi, al termine dei quali la gente riprenderà a sfilare per le strade della capitale.
Si registra, intanto, un altra importante nostiza. I maoisti avrebbero attaccato le forze armate a Chautara, una città a circa 100 km ad est di Kathmandu. Non si hanno notizie precise sull'entità dello scontro e sul numero di persone coinvolte nell'attacco. Le comunicazioni, infatti, sono state tagliate.
  
23 aprile. E così come c'era da aspettarsi l'ennesimo coprifuoco è arrivato anche oggi.
Dalle 9 alle 20 non si potrebbe uscire, ma la gente si sta già radunando.
C'è ormai una diffusa consapevolezza che non e' il momento di lasciarsi intimidire, tanto dai fucili e dai bastoni di esercito e polizia, quanto dalla carenza di verdure, acqua e gas.
Ieri, per ore, ho atteso fuori dalla casa di Mr. Koirala (laeder del Nepali Congress) dove i leader dei partiti dell'alleanza di opposizione al sovrano si sono incontrati per decidere sulla proposta avanzata dal re.
Abbiamo visto sfilare le auto degli inviati speciali di diverse nazioni, dell'ONU e dell'Unione Europea.
La gente sospettava che si trovassero lì per convincere i partiti ad accettare l'offerta del Re Gyanendra, quella di nominare un primo ministro di loro gradimento, ed è stata fuori per ore, anche sotto pioggia e grandine, perché non ci fossero dubbi: non basta questo timido tentativo di accomodare le cose.
E ormai si è capito che non si tratta più di una "semplice" politica di vertici, non è più una questione riservata ai leader, è la gente del Nepal che non accetta alcun compromesso con un sovrano che si è dimostrato oltremodo dispotico.

Re GyanendraCosì, mentre alcune centinaia di persone si radunanvano nel luogo del summit, a decine di migliaia sfidavano il cordone creato dalle forze dell'ordine con autocarri e carriarmati per evitare che la protesta si avvicinasse al palazzo reale.
A centinaia sono stati feriti e ancora non si sa quanti siano i morti (sembra che si tratti di tre persone), ammazzati da soldati che hanno aperto il fuoco sui loro stessi connazionali.
Quando è giunta notizia che i leader dei partiti non hanno ceduto alle facili lusinghe di un monarca che appare sempre più isolato, si sono aperti i festeggiamenti.
La decisione ormai è ufficiale: si continua con proteste e dimostrazioni.
Il futuro del piccolo regno himalayano è ancora incerto, ma la gente del Nepal vuole farlo da sé. 
 
22 aprile. Dopo 16 giorni di proteste, sciopero e coprifuoco, re Gyanendra  ha parlato ai nepalesi dichiarando il ritorno alla democrazia. In un discorso televisivo il sovrano ha offerto ai partiti politici di nominare di comune accordo un nuovo primo ministro, ma non ha fissato alcuna data per le future elezioni, né parlato di abbandonare il trono.
Per le strade è stata data una tiepida accoglienza al proclama reale e molti dimostranti si sono detti disposti a continuare le agitazioni per le strade del regno fino a quando il re non deciderà di abbandonare lo stato.
Per gran parte della gente che si è riversata per strada, sfidando il coprifuoco con ordine di sparare a vista, il discorso del monarca sembra essere poco credibile e arrivato in ritardo.
 
Opposizioni insoddisfatte. ll discorso di ieri del re Gyanendra continua a lasciare insoddisfatte la folla di protestanti che anche oggi è scesa per strada. Gli slogan pro-democrazia intonati nelle oltre due settimane di sciopero generale indetto dall'alleanza dei sette partiti politici, si sono negli ultimi giorni trasformati in slogan antimonarchici e non sembrano affatto sedati dall'intervento televisivo del sovrano.
Le reazioni iniziali quindi continuano a non essere di benvenuto ed i partiti politici, a lungo allontanati dalla scena politica del paese, non sembrano soddisfatti dei risultati appena ottenuti. In molti, infatti, dubitano della genuinita' della decisione reale, considerandola l'ennesima mossa strategica per mantenere il potere e calmare gli animi.
Da mesi ormai i leader dei maggiori partiti nepalesi si battono affinche' venga eletta un'assemblea costituente capace di modificare la costituzione del 1990 ed eventualmente anche l'ordinamento monarchico. Domande queste che non hanno trovato alcuna risposta nelle parole del monarca dell'unico regno induista del mondo. Inoltre e' prevedibile che ci saranno grosse difficolta' nell'indicare unanimamente un candidato  da parte di partiti politici che han trovato punti di contatto solo nel far fronte al "nemico" comune.
Anche i maoisti hanno fatto sentire la loro voce, complimentandosi con il popolo nepalese per la determinazione dimostrata fino ad oggi e chiamando martiri coloro che hanno perso la vita nelle agitazioni di questi giorni. Cosi', pregando il popolo di non desistere, hanno suggerito di cominciare ad distruggere tutte le foto e le statue raffiguranti il sovrano.  
 
Manifestanti bastonati dalla polizia200 mila manifestanti verso il palazzo il re. Sabato, all’indomani delle aperture del re rigettate dai partiti d’opposizione come insufficienti, sfidando il coprifuoco reimposto dalle autorità, almeno 200 mila manifestanti sono confluiti dalle periferie della capitale Kathamndu per convergere verso il palazzo reale, in quello che orami appare un vero e proprio assedio a re Gyanendra. La folla urlava: "Il discorso del re è una vergogna", "Nessun compromesso con il re", "Vogliamo la democrazia completa", “Gyanendra deve lasciare il paese”. La polizia ha reagito con durezza, impiegando blindati e lacrimogeni, sparando sui manifestanti e bastonandoli con pertiche di bambù. Fonti mediche locali parano di centinaia di ferite, di cui decine – colpiti dai proiettili – versano in gravissime condizioni.
Per il piccolo regno himalayano sembra arrivato il momento della resa dei conti.
 

 
 
Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Nepal
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