In vista delle presidenziali, bilanci e prospettive di un popolo deluso ma pronto a ripartire
Il 25 aprile, nella cittadina nordestina di
Recife, oltre quindimila attivisti dei vari movimenti, con in testa il
Movimento Senza Terra, hanno riconfermato l'appoggio a Lula in vista
delle prossime presidenziali. Ma con molte differenze rispetto al 2003,
prima fra tutte la mancanza di entusiasmo e cieca fiducia nell'uomo del Pt. Anzi,
sottolineando che la scelta di sostenere Lula
è arrivata in seguito alla necessità di evitare a tutti i costi il ritorno delle
destre, i movimenti
hanno lanciato un Progetto di Sviluppo Nazionale, che sarà discusso
dalle varie organizzazioni di base nei prossimi tre mesi. Si tratta di
un programma vero e proprio che stabilirà i cambiamenti necessari e
urgenti del Paese e che dovrà essere rispettato dal prossimo governo,
in cambio dell'appoggio elettorale. Della serie: Luiz Inácio Lula da Silva, da
uomo
della Speranza a Male minore.
Scritto per noi da
Emerson Fontinelle*
La Speranza non abbandonerà
mai il quotidiano dei brasiliani e delle brasiliane. Ma questo è un bene o un
male nel nostro contesto?

Quasi quattro anni fa ci siamo fatti
coinvolgere da una vera e propria ondata, sicuri che fosse quella
della Speranza. Così è nato il grande movimento che ha mosso cieli e
terre ed è
stato così che finalmente le lavoratrici ed i lavoratori brasiliani si
sono
visti rappresentati dalla più alta carica del nostro Paese. Finalmente,
siamo
riusciti a eleggere Luís Inácio Lula da Silva come presidente del
Brasile, un
Paese con una delle più grandi economie del pianeta ma con una grande
disuguaglianza tra i ricchi e i poveri. Un Paese dove il salario minimo
mensile
era

equivalente a 100 $, salario questo della stragrande maggioranza
della
popolazione economicamente attiva. Un Paese dove 32 milioni di persone
vivevano
in una situazione di miseria o, ancora peggio, di estrema miseria. Il
Brasile
che esportava qualsiasi tipo di prodotto alimentare raggiungendo così
buoni
risultati a livello di bilancia commerciale, non era in grado di far
arrivare
questi stessi prodotti sul tavolo di tutti i brasiliani.

Con l’elezione di Lula, il Paese pronto a
grandi cambiamenti, a veder corrette le grandi lacune di miseria, fame,
ingiustizia, a veder sanare le piaghe che infestano il nostro popolo. Ma
abbiamo fatto festa prima di gustare le vivande.
Sono passati praticamente 4 anni e
poco, davvero molto poco è stato fatto, senza considerare la marea di fango che
ha colpito il Governo Lula e il Pt, il suo partito. Una alla volta sono cadute
le maschere e le teste dei cacicchi del Pt e dei partiti alleati del governo.
Il tutto avvolto da tanta corruzione, con molto denaro pubblico utilizzato per
fini elettorali, cariche e pagamenti in cambio di favori ai grandi politici e
imprenditori.

E la nostra Speranza? Dov’è finita
questa nostra vecchia amica? Non sarà che anche lei ha ricevuto la sua
valigetta di soldi ed è sparita? Non sarà che anche lei faceva parte del gioco
politico del “Partito dei lavoratori”? Sono tanti gli interrogativi che ci
poniamo oggigiorno, ma non vogliamo credere che la nostra amica Speranza
abbia preso parte a questo complotto contro di noi, il popolo brasiliano. Noi
brasiliani continuiamo a credere come non mai, abbiamo intrapreso il cammino
giusto, abbiamo solamente preso male la mira al momento di sparare i nostri
voti su di un partito e su di un uomo che pensavamo rappresentassero la strada
per un Paese più dignitoso per tutti.

Certo, oggi, dopo tanto lottare,
qualcosa è pur cambiato. Nelle università ci sono più posti per neri, indios e
per coloro che non avevano possibilità di frequentare una buona università.
Circa 9 milioni di famiglie possono oggi contare su un aiuto per acquistare alimenti
e andare avanti grazie alla Bolsa Família. Siamo finalmente riusciti a
raggiungere la tanto sognata autosufficienza petrolifera nonostante la grande
crisi mondiale. Abbiamo un’economia forte e in crescita. Durante il
Governo Lula sono stati creati 4 milioni di posti di lavoro rispetto ai 700
mila del Governo di FHC (Fernando Henrique Carodos) e il salario minimo nel
Brasile è oggi di circa 150 $.

Ma non cambia il fatto che il Governo,
scelto dalla Speranza, viene oggi chiamato “corrotto”. Non si è riusciti
ancora a provare un coinvolgimento effettivo di Lula in atti di corruzione,
anche se tutti i suoi amici più vicini, i suoi deputati più agguerriti, i suoi
ministri di maggior fiducia e persino suo figlio sono stati colpiti da questa
grande ondata di fango che copre di vergogna l’intero popolo brasiliano. Cosa
ci vuole per poter riconoscere l’errore di aver giocato tutte le carte su un
partito e su un uomo? Il Partido Popular Socialista de Brasil (Pps), prima
alleato, sta tentando di convincere la gente a firmare una petizione per
chiedere la destituzione di Lula. Sono molti coloro che stanno saltando fuori
dalla nave prima che affondi completamente. Credo che Lula, come sul Titanic,
è
colui che rimarrà appeso alla prua, sperando di affondare per ultimo,
aggrappato alla sua vecchia scusa di non saper nulla.

L’incredibile è che nonostante la
corruzione, visibile e invisibile, del governo, tutto indica che Lula sarà il
possibile presidente rieletto in Brasile. È difficile crederci ma è vero.
Sappiamo che la mossa del Pps non è altro che una manovra politica
dell’opposizione, ma resta difficile credere che la nostra amica Speranza
condurrà nuovamente migliaia di persone verso lo stesso errore, perché privi di
prospettive, di alternative possibili. Ogni partito e ogni politico brasiliano
è stato trascinato da questa marea di fango e pietre. Ci scherniscono
danzandoci buffamente in faccia, prendendoci in giro come se avessimo dato
origine a una spettacolare pagliacciata.

Fino a quando, sorella Speranza,
continuerai a ingannarci? Oppure sono questi nostri politici del Planalto
brasiliano che stanno imbrogliando anche te? Mia cara Speranza lascia
Brasilia, percorri il Brasile alla ricerca di un’alternativa e dicci finalmente
qual è, affinché possiamo vederla e costruire un nuovo Brasile figlio della
forza, del lavoro e tuo, dolce amica di questo immenso popolo.