20/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La polizia di Kathmandu spara su una folla di migliaia di manifestanti antimonarchici
Scritto per noi da
Barbara Monachesi* 
 
Nonostante l'ordine reale di non uscire in strada per tutta la giornata di oggi, dalle 2 del mattino alle 8 di sera, decine di migliaia di persone continuano a riunirsi in tutto il paese, intonando slogan antimonarchici. Nella capitale Kathmandu, in diversi punti chiave sulla ring road (la strada che circola esternamente al centro), migliaia di persone sono uscite sfidando il coprifuoco e l'ordine di sparare a vista su eventuali dimostranti.
  Scotri di oggi
Vittime della polizia. A Kalanki, area particolarmente calda in queste settimane di scioperi e proteste, le forze dell'ordine avrebbero aperto il fuoco sugli intervenuti, ferendo decine di persone ed uccidendole almeno due. Un altro dimostrante sarebbe morto mentre veniva trasferito in ospedale a causa delle contusioni riportate durante un pestaggio della polizia. La situazione è resa ancora piu' tragica dal rifiuto del governo alla richiesta di un permesso per monitorare gli avvenimenti avanzata dal personale medico e da quello della rete di organizzazioni (tra cui le Nazioni Unite) che si muovono in difesa dei diritti umani. Anche ambulanze e mezzi della stampa non possono muoversi lungo le strade della capitale.
  Ferito nella manifestazione di oggi
Come sotto assedio. Fino ad oggi, la libertà di movimento e l'incolumità assicurata a giornalisti, difensori dei diritti umani e personale sanitario ha assicurato in diverse occasioni un intervento tempestivo e provvidenziale. Un crescendo di violenza ed una sensazione di assedio hanno scandito le ultime due settimane nel piccolo regno himalayano. Mentre le file di persone alle fonti d'acqua e ai distributori di gas e cherosene (per alimentare i fornelli) continuano ad ingrossarsi e le provviste a scarseggiare: da ieri è stato chiuso il maggiore mercato ortofritticolo della capitale a Kalimati. Anche il numero dei feriti sembra aumentare senza sosta. Ieri, durante quella che doveva essere una dimsotrazione pacifica a Chandragadhi, è stata denunciata la morte di 4 dimostranti e il ferimento di circa 60.
 
Centinaia di feriti. Da moltissime parte sono giunti fondi per assicurare le cure mediche alle centinaia di feriti che riempiono tutti gli ospedali delle più grandi città nepalesi. E mentre la cooperazione continua a crescere tra la gente, preoccupata per i concittadini feriti negli scontri con le forze dell'ordine, giunge notizia che oggi la polizia avrebbe fatto irruzione in un centro medico dove venivano apprestate le prime cure ai moltissimi feriti. Ieri, da quando si è sparsa la notizia che il re Gyanendra, in risposta alla manifestazione generale chiamata per oggi dall'alleanza dei sette partiti politici, aveva indetto il coprifuoco, è stato diffuso un sms che chiede a chiunque abbia sangue nepalese nelle vene di uscire per strada sfidando gli ordini reali per gridare "lunga vita alla democrazia del popolo".
 
Le intenzioni del re. Mentre le notizie sull'uso eccessivo della violenza da parte della polizia e dell'esercito hanno fatto giungere la richiesta di sanzioni nei confronti dei responsabili, sollevata da Amnesty International di concerto con Human Rights Watch e International Commission of Jurists, sembra che all'interno del consiglio di gabinetto sia in atto un incontro che prevede la ridistribuzione dei compiti e dei poteri e che verso sera il re parlerà alla nazione. Siamo in attesa di sapere cosa accadrà nei prossimi giorni.
Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Nepal
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