La polizia di Kathmandu spara su una folla di migliaia di manifestanti antimonarchici
Scritto per noi da
Barbara Monachesi*
Nonostante l'ordine
reale di non uscire in strada per tutta la giornata di oggi, dalle 2 del
mattino alle 8 di sera, decine di migliaia di persone continuano a riunirsi in
tutto il paese, intonando slogan antimonarchici. Nella capitale Kathmandu, in
diversi punti chiave sulla ring road
(la strada che circola esternamente al centro), migliaia di persone sono uscite
sfidando il coprifuoco e l'ordine di sparare a vista su eventuali
dimostranti.

Vittime della polizia. A Kalanki,
area particolarmente calda in queste settimane di scioperi e proteste, le forze
dell'ordine avrebbero aperto il fuoco sugli intervenuti, ferendo decine di
persone ed uccidendole almeno due. Un altro dimostrante sarebbe morto mentre
veniva trasferito in ospedale a causa delle contusioni riportate durante un
pestaggio della polizia. La situazione è resa ancora piu' tragica dal rifiuto
del
governo alla richiesta di un permesso per monitorare gli avvenimenti avanzata
dal personale medico e da quello della rete di organizzazioni (tra cui le
Nazioni Unite) che si muovono in difesa dei diritti umani. Anche ambulanze e
mezzi della stampa non possono muoversi lungo le strade della capitale.

Come sotto assedio. Fino
ad oggi, la libertà di movimento e l'incolumità assicurata a giornalisti,
difensori dei diritti umani e personale sanitario ha assicurato in diverse
occasioni un intervento tempestivo e provvidenziale. Un crescendo di violenza
ed una sensazione di assedio hanno scandito le ultime due settimane nel piccolo
regno himalayano. Mentre le file di persone alle fonti d'acqua e ai
distributori di gas e cherosene (per alimentare i fornelli) continuano ad
ingrossarsi e le provviste a scarseggiare: da ieri è stato chiuso il maggiore
mercato ortofritticolo della capitale a Kalimati. Anche il numero dei feriti
sembra aumentare senza sosta. Ieri, durante quella che doveva essere una
dimsotrazione pacifica a Chandragadhi, è stata denunciata la morte di 4
dimostranti e il ferimento di circa 60.

Centinaia di feriti. Da moltissime parte sono giunti fondi per
assicurare le cure mediche alle centinaia di feriti che riempiono tutti gli
ospedali delle più grandi città nepalesi. E mentre la cooperazione continua a
crescere tra la gente, preoccupata per i concittadini feriti negli scontri con
le forze dell'ordine, giunge notizia che oggi la polizia avrebbe fatto
irruzione in un centro medico dove venivano apprestate le prime cure ai
moltissimi feriti. Ieri, da quando si è sparsa la notizia
che il re Gyanendra, in risposta alla manifestazione generale chiamata per oggi
dall'alleanza dei sette partiti politici, aveva indetto il coprifuoco, è stato
diffuso un sms che chiede a chiunque abbia sangue nepalese nelle vene di uscire
per strada sfidando gli ordini reali per gridare "lunga vita alla
democrazia del popolo".
Le intenzioni del re. Mentre le notizie
sull'uso eccessivo della violenza da parte della polizia e dell'esercito hanno
fatto giungere la richiesta di sanzioni nei confronti dei responsabili,
sollevata da Amnesty International di concerto con Human Rights Watch e International
Commission of Jurists, sembra che all'interno del consiglio di gabinetto sia in
atto un incontro che prevede la ridistribuzione dei compiti e dei poteri e che
verso sera il re parlerà alla nazione. Siamo in attesa di sapere cosa accadrà
nei prossimi giorni.