Armi in cambio di denaro. Chavez dice no alla violenza
Anche in Venezuela è iniziata la corsa al disarmo della popolazione. Il governo
della Repubblica Bolivariana ha infatti deciso di destinare circa due milioni
di euro per il piano di disarmo di parte della popolazione.
Missione disarmo. Si chiama ‘Mision Desarmo’ il progetto del governo di Chavez che prevede la consegna
di denaro alla popolazione, in cambio di armi. E non solo. Il progetto vuole anche
cercare di annullare la vendita illegale delle armi e, una volta recuperate quelle
in circolazione, distruggerle.
‘Mision Desarmo’ dovrebbe avere il suo inizio (una specie di progetto pilota)
nella capitale Caracas, città molto violenta e pericolosa. Duecentocinque euro
in cambio di una rivoltella riconsegnata, la metà (circa) per la restituzione
di un’arma automatica. Lo scopo di tale sforzo, anche economico, è quello di diminuire
in modo considerevole le violenze e i morti causati dalle armi da fuoco e a questo
proposito stanno lavorando il Banco de Desarrollo Economico y Social de Venezuela
e la Subcomisión de la Fuerza Armada Nacional.
I dati, confermati anche dalle forze dell’ordine di Chavez, dimostrano che ogni
anno muoiono in scontri a fuoco circa 10mila persone. Ma la cosa impressionante
sono i dati degli ultimi sette anni. In questo periodo in Venezuela hanno perso
la vita in modo violento almeno 67mila persone.
Ma esiste anche un’oggettiva difficoltà nel recupero e nella classificazione
delle armi.
Il programma entrerà in vigore non appena si decideranno i termini e i modi della
cessione delle armi. Ma se dovessero essere consegnate armi “sporche”, utilizzate
ad esempio per compiere omicidi irrisolti, o senza il numero di matricola? A questo
il governo di Chavez deve pensare abbastanza in fretta.
Hernandez Behrens, del Banco de Desarrollo Economico y Social de Venezuela, ha
fatto sapere di essere felicissimo e di “ringraziare Dio” per l’accettazione del
progetto di disarmo e di essere anche soddisfatto dell’appoggio ottenuto dai ministeri
dell’Interno e della Giustizia, ma anche di quello di tutti gli organismo di sicurezza
venezuelani.
Armi e petrolio. Ma non è solo il disarmo della popolazione civile a turbare il sonno di Hugo
Chavez. Un altro problema sembra affacciarsi sulla stabile democrazia venezuelana.
Dal Paraguay, dove era in visita, Chavez ha fatto sapere di essere disposto a
bruciare i giacimenti petroliferi se gli Usa decidessero di attaccare il Venezuela.
Nella popolazione venezuelana c’è un filo di timore: “Considerando quello che
è successo in Iraq, e presumibilmente quello che accadrà in Iran, a questo punto
iniziamo a preoccuparci anche noi venezuelani che abbiamo moltissimo petrolio.
Pensiamo che gli Usa vogliano il nostro petrolio”, racconta Hector, gestore di
un ristorante, dal Venezuela. Anche lo stesso presidente Chavez, commentando dal
Paraguay il dispiegamento delle navi da guerra Usa nel Mar dei Caraibi, è dello
stesso avviso “Non avremmo alternative, faremo saltare in aria i nostri campi
petroliferi, non si impossesseranno del petrolio”. Gli Usa smentiscono le notizie
riportate anche dai quotidiani di Caracas.
Gli esempi. Guardano anche oltre confine i venezuelani, e cercano di capire cosa è successo
negli altri paesi latino americani in merito al tema del disarmo. L’esempio più
importante è stato quello riferito al Brasile. Alla corte di Lula, nello scorso
mese di ottobre, il 70 per cento dei brasiliani ha detto no al disarmo della popolazione
civile.
Milioni di brasiliani, una volta alle urne, si sono schierati a favore della
legittima difesa e del diritto a difendersi.
E’ stata monitorata anche la situazione colombiana, molto diversa da quella del
resto del continente, ama allo stesso tempo molto importante. La Colombia vive
una guerriglia e il disarmo dei paramilitari potrebbe essere solo una mossa politica
in previsione delle prossime elezioni presidenziali.