22/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Armi in cambio di denaro. Chavez dice no alla violenza
 
Anche in Venezuela è iniziata la corsa al disarmo della popolazione. Il governo della Repubblica Bolivariana ha infatti deciso di destinare circa due milioni di euro per il piano di disarmo di parte della popolazione.
 
DisarmoMissione disarmo.  Si chiama ‘Mision Desarmo’ il progetto del governo di Chavez che prevede la consegna di denaro alla popolazione, in cambio di armi. E non solo. Il progetto vuole anche cercare di annullare la vendita illegale delle armi e, una volta recuperate quelle in circolazione, distruggerle.
‘Mision Desarmo’ dovrebbe avere il suo inizio (una specie di progetto pilota) nella capitale Caracas, città molto violenta e pericolosa. Duecentocinque euro in cambio di una rivoltella riconsegnata, la metà (circa) per la restituzione di un’arma automatica. Lo scopo di tale sforzo, anche economico, è quello di diminuire in modo considerevole le violenze e i morti causati dalle armi da fuoco e a questo proposito stanno lavorando il Banco de Desarrollo Economico y Social de Venezuela e la Subcomisión de la Fuerza Armada Nacional.
I dati, confermati anche dalle forze dell’ordine di Chavez, dimostrano che ogni anno muoiono in scontri a fuoco circa 10mila persone. Ma la cosa impressionante sono i dati degli ultimi sette anni. In questo periodo in Venezuela hanno perso la vita in modo violento almeno 67mila persone.
Ma esiste anche un’oggettiva difficoltà nel recupero e nella classificazione delle armi.
Il programma entrerà in vigore non appena si decideranno i termini e i modi della cessione delle armi.  Ma se dovessero essere consegnate armi “sporche”, utilizzate ad esempio per compiere omicidi irrisolti, o senza il numero di matricola? A questo il governo di Chavez deve pensare abbastanza in fretta.
Hernandez Behrens, del Banco de Desarrollo Economico y Social de Venezuela, ha fatto sapere di essere felicissimo e di “ringraziare Dio” per l’accettazione del progetto di disarmo e di essere anche soddisfatto dell’appoggio ottenuto dai ministeri dell’Interno e della Giustizia, ma anche di quello di tutti gli organismo di sicurezza venezuelani.
 
Chavez con alle spalle Simon BolivarArmi e petrolio. Ma non è solo il disarmo della popolazione civile a turbare il sonno di Hugo Chavez. Un altro problema sembra affacciarsi sulla stabile democrazia venezuelana. Dal Paraguay, dove era in visita, Chavez ha fatto sapere di essere disposto a bruciare i giacimenti petroliferi se gli Usa decidessero di attaccare il Venezuela. Nella popolazione venezuelana c’è un filo di timore: “Considerando quello che è successo in Iraq, e presumibilmente quello che accadrà in Iran, a questo punto iniziamo a preoccuparci anche noi venezuelani che abbiamo moltissimo petrolio. Pensiamo che gli Usa vogliano il nostro petrolio”, racconta Hector, gestore di un ristorante, dal Venezuela. Anche lo stesso presidente Chavez, commentando dal Paraguay il dispiegamento delle navi da guerra Usa nel Mar dei Caraibi, è dello stesso avviso “Non avremmo alternative, faremo saltare in aria i nostri campi petroliferi, non si impossesseranno del petrolio”. Gli Usa smentiscono le notizie riportate anche dai quotidiani di Caracas.
 
Simbolo del disarmoGli esempi. Guardano anche oltre confine i venezuelani, e cercano di capire cosa è successo negli altri paesi latino americani in merito al tema del disarmo. L’esempio più importante è stato quello riferito al Brasile. Alla corte di Lula, nello scorso mese di ottobre, il 70 per cento dei brasiliani ha detto no al disarmo della popolazione civile.
Milioni di brasiliani, una volta alle urne, si sono schierati a favore della legittima difesa e del diritto a difendersi.
E’ stata monitorata anche la situazione colombiana, molto diversa da quella del resto del continente, ama allo stesso tempo molto importante. La Colombia vive una guerriglia e il disarmo dei paramilitari potrebbe essere solo una mossa politica in previsione delle prossime elezioni presidenziali.

Alessandro Grandi

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