La Corte Suprema indiana ha decretato che i lavori per l'innalzamento di una
diga
sul fiume Narmada, nell’India centrale, verranno interrotti se non si provvederà,
in tempi brevi, a dare una casa e a fornire assistenza alle persone sfollate per
la costruzione dell’imponente progetto. Si tratta di un'importante conquista per
gli attivisti del Save the Narmada Movement che è soprattutto da attribuirsi al
clamore suscitato dal prolungato sciopero della fame della loro guida, Medha Patkar,
che anche dal letto di un ospedale ha continuato il digiuno.
Scioperi della fame. Medha Patkar è la più nota attivista indiana per i diritti civili. A marzo ha
iniziato lo sciopero della fame insieme ad altri attivisti
in concomitanza con l'avvio dei lavori per l’innalzamento della diga
di Sardar Sarovar,
nel Gujarat, da 110 a 121 metri. La protesta punta a salvaguardare la
popolazione dello stato di Madhya Pradesh dove 35 mila famiglie, con l'arrivo
dei monsoni, si troveranno senza casa. Inizialmente gli scioperi avevano suscitato
un interesse marginale da parte dell'opinione pubblica, ma con il
passare dei
giorni e con l'aggravarsi delle condizioni di salute della Patkar i giornali hanno
cominciato a dedicare ai fatti uno spazio sempre più ampio, tanto che le autorità
sono state costrette a prendere provvedimenti. Il 6
aprile la polizia ha condotto con la forza la leader della protesta in
ospedale, dove però i medici non l’hanno costretta a nutrirsi. In India
esiste un grande rispetto
nei confronti delle pratiche di resistenza pacifica. Anche Narendra
Modi, Primo ministro dello stato del Gujarat che fortemente appoggia la
costruzione della
dighe, ha deciso di sostenere le proprie idee (opposte a quelle della
Patkar) con uno sciopero della fame, durato però appena 30 ore. Forse
Modi - che l’anno
scorso ha dovuto annullare un viaggio in Inghilterra a causa della
richiesta,
formulata da gruppi per la difesa dei diritti umani, del suo arresto
per crimini
contro l'umanità relativi ai massacri avvenuti nel Gujarat nel 2002 -
non si è
trovato a suo agio nel mettere in atto una protesta non violenta.
La questione dighe. La disputa sulla costruzione delle dighe inizia tra gli anni quaranta e cinquanta,
durante il primo governo indiano del premier Jawaharlal Nehru. Il progetto prevede
la costruzione lungo il fiume Narmada di migliaia di dighe: 30 di grandi
dimensioni, 135 medie e 3000 piccole. Dopo ritardi e interruzioni, il vero
e proprio via ai lavori si ha nel 1979. Da allora, a chi sostiene l'urgenza di
infrastrutture sul Narmada che permettano agli stati di Gujarat, Maharashtra,
Rajasthan e Madhya Pradesh di ricavare energia idroelettrica e di combattere la
scarsità d'acqua, si oppongono gli attivisti guidati dalla Patkar, a cui si sono
affiancate celebrità come la star di Hollywood Aamir Khan e la scrittrice Arundhati
Roy, arrestata e poi
rilasciata nel 2000 insieme ad altri 500 attivisti. Da una parte, quindi,
l'emergenza causata dalla carenza d'acqua che ha portato centinaia di contadini
al suicidio davanti al fallimento dei loro raccolti e le esigenze energetiche
di
un paese emergente come l'India, dall'altra la disperata situazione di chi deve
lasciare la propria casa e ricominciare da zero senza, come hanno denunciato
gli attivisti, alcuna tutela da parte dello stato. Gli oppositori sottolineano
che la questione riguarda prevalentemente persone disagiate costrette a lasciare
le
proprie case, e che quella in atto è una profonda trasformazione ambientale.
Sfollati. Messo sotto pressione dalle proteste e dalle accuse secondo cui i problemi degli
sfollati vengono ignorati perché si tratta di gente povera, il governo ha inviato
una squadra sul posto per verificare lo stato della situazione. Giunti sul luogo
dove la maggior parte delle famiglie sono state trasferite, gli esperti sono rimasti
attoniti nell'osservare la totale assenza
di strutture igienico-sanitarie, acqua potabile, fognature e strade. Lo stato
offre invece come unico contributo alle famiglie denaro contante, soggetto a imposta
e quindi in parte da restituire. Ora che la Corte Suprema ha condizionato il proseguimento
dei lavori a un trattamento umano degli sfollati, Medha Patkar ha interrotto lo
sciopero della fame, ma non vuole sentire parlare di vittoria: i lavori alla diga
infatti continueranno almeno finché la Corte
tornerà a esprimersi sulla questione il primo maggio.