27/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La Corte Suprema indiana ha ascoltato Medha Patkar, in sciopero della fame contro l'innalzamento di una diga
scritto per noi da
Ernesto Galli 
 
La Corte Suprema indiana ha decretato che i lavori per l'innalzamento di una diga sul fiume Narmada, nell’India centrale, verranno interrotti se non si provvederà, in tempi brevi, a dare una casa e a fornire assistenza alle persone sfollate per la costruzione dell’imponente progetto. Si tratta di un'importante conquista per gli attivisti del Save the Narmada Movement che è soprattutto da attribuirsi al clamore suscitato dal prolungato sciopero della fame della loro guida, Medha Patkar, che anche dal letto di un ospedale ha continuato il digiuno.

Medha Patkar
Scioperi della fame. Medha Patkar è la più nota attivista indiana per i diritti civili. A marzo ha iniziato lo sciopero della fame insieme ad altri attivisti in concomitanza con l'avvio dei lavori per l’innalzamento della diga di Sardar Sarovar, nel Gujarat, da 110 a 121 metri. La protesta punta a salvaguardare la popolazione dello stato di Madhya Pradesh dove 35 mila famiglie, con l'arrivo dei monsoni, si troveranno senza casa. Inizialmente gli scioperi avevano suscitato un interesse marginale da parte dell'opinione pubblica, ma con il passare dei giorni e con l'aggravarsi delle condizioni di salute della Patkar i giornali hanno cominciato a dedicare ai fatti uno spazio sempre più ampio, tanto che le autorità sono state costrette a prendere provvedimenti. Il 6 aprile la polizia ha condotto con la forza la leader della protesta in ospedale, dove però i medici non l’hanno costretta a nutrirsi. In India esiste un grande rispetto nei confronti delle pratiche di resistenza pacifica. Anche Narendra Modi, Primo ministro dello stato del Gujarat che fortemente appoggia la costruzione della dighe, ha deciso di sostenere le proprie idee (opposte a quelle della Patkar) con uno sciopero della fame, durato però appena 30 ore. Forse Modi - che l’anno scorso ha dovuto annullare un viaggio in Inghilterra a causa della richiesta, formulata da gruppi per la difesa dei diritti umani, del suo arresto per crimini contro l'umanità relativi ai massacri avvenuti nel Gujarat nel 2002 - non si è trovato a suo agio nel mettere in atto una protesta non violenta.

La diga incriminataLa questione dighe.
La disputa sulla costruzione delle dighe inizia tra gli anni quaranta e cinquanta, durante il primo governo indiano del premier Jawaharlal Nehru. Il progetto prevede la costruzione lungo il fiume Narmada di migliaia di dighe: 30 di grandi dimensioni, 135 medie e 3000 piccole. Dopo ritardi e interruzioni, il vero e proprio via ai lavori si ha nel 1979. Da allora, a chi sostiene l'urgenza di infrastrutture sul Narmada che permettano agli stati di Gujarat, Maharashtra, Rajasthan e Madhya Pradesh di ricavare energia idroelettrica e di combattere la scarsità d'acqua, si oppongono gli attivisti guidati dalla Patkar, a cui si sono affiancate celebrità come la star di Hollywood Aamir Khan e la scrittrice Arundhati Roy, arrestata e poi rilasciata nel 2000 insieme ad altri 500 attivisti. Da una parte, quindi, l'emergenza causata dalla carenza d'acqua che ha portato centinaia di contadini al suicidio davanti al fallimento dei loro raccolti e le esigenze energetiche di un paese emergente come l'India, dall'altra la disperata situazione di chi deve lasciare la propria casa e ricominciare da zero senza, come hanno denunciato gli attivisti, alcuna tutela da parte dello stato. Gli oppositori sottolineano che la questione riguarda prevalentemente persone disagiate costrette a lasciare le proprie case, e che quella in atto è una profonda trasformazione ambientale.

Fermate la digaSfollati. Messo sotto pressione dalle proteste e dalle accuse secondo cui i problemi degli sfollati vengono ignorati perché si tratta di gente povera, il governo ha inviato una squadra sul posto per verificare lo stato della situazione. Giunti sul luogo dove la maggior parte delle famiglie sono state trasferite, gli esperti sono rimasti attoniti nell'osservare la totale assenza di strutture igienico-sanitarie, acqua potabile, fognature e strade. Lo stato offre invece come unico contributo alle famiglie denaro contante, soggetto a imposta e quindi in parte da restituire. Ora che la Corte Suprema ha condizionato il proseguimento dei lavori a un trattamento umano degli sfollati, Medha Patkar ha interrotto lo sciopero della fame, ma non vuole sentire parlare di vittoria: i lavori alla diga infatti continueranno almeno finché la Corte tornerà a esprimersi sulla questione il primo maggio.
Categoria: Diritti, Risorse, Ambiente
Luogo: India
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