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Caccia al cinese. Le violenze sono scoppiate martedì 18 nella capitale Honiara con obiettivo la
minoranza cinese, che ha in mano il commercio nelle Isole. Circa 1.500 persone
hanno preso d’assalto i negozi di Chinatown, in molti casi appiccando il fuoco
agli edifici, e costringendo molte persone a gettarsi dalle finestre per mettersi
in salvo. Secondo un portavoce del governo, il 90 per cento del quartiere cinese
è stato distrutto. Diciassette poliziotti australiani (un contingente è nell’arcipelago
da tre anni) e due neozelandesi sono stati feriti nel tentativo di sedare la rivolta.
I manifestanti hanno anche assediato la sede del Parlamento, dove per tutta la
giornata di martedì è rimasto rinchiuso il neo premier Rini, che è entrato ufficialmente
in carica oggi, nell'imprecisata località dove si è rifugiato. La polizia ha imposto
il coprifuoco per la notte appena passata, nella quale sono arrivati i rinforzi
australiani e neozelandesi, e nelle ultime 24 ore non si sono registrate violenze.
"Con il coprifuoco il Paese è paralizzato", racconta a PeaceReporter padre Luciano
Capelli, un salesiano da sette anni nell'arcipelago, mentre in sottofondo si sentono
gli elicotteri australiani che sorvegliano Honiara dall'alto. "Banche e scuole
sono rimaste chiuse, per strada non c'è nessuno e le fiamme a Chinatown sono state
domate. Ma l'annuncio dell'insediamento di Rini qui alla radio non l'hanno ancora
dato. Appena si saprà, potrebbero ricominciare gli scontri".
Contro il nuovo premier. Il risentimento verso la comunità è sfociato in violenza perché molti considerano
Rini una pedina dei cinesi troppo legato all’ex governo di Allan Kemakeza, uscito
ridimensionato nelle elezioni parlamentari del 5 aprile dopo cinque anni al potere.
Molti ministri di quell’esecutivo sono stati accusati di corruzione. E anche se
Snyder Rini non è tra questi, la scelta per l’incarico di primo ministro caduta
su di lui ha esasperato gli animi. Una delle colpe maggiori che gli vengono attribuite
è l'aver fatto il gioco della comunità cinese in particolare nell'esportazione
di legname, l'attività principale delle Isole. Alcuni partiti dell’opposizione
hanno accusato Rini di essere al soldo della Cina e di Taiwan, e un deputato appena
eletto ha dichiarato a un quotidiano che il neo premier avrebbe comprato i voti
di alcuni membri del Parlamento per farsi eleggere.
Tensioni latenti. “La nostra società multiculturale ha un grande problema”, ha detto alla Reuters
il governatore generale Nathaniel Waena. “Non si riesce mai ad accontentare tutti,
come si potrebbe fare in una società omogenea”. Oltre al risentimento verso i
cinesi, fin dalla seconda guerra mondiale nelle Salomone ci sono state tensioni
tra la comunità indigena di Guadalcanal, l’isola principale di questo arcipelago
di 500.000 abitanti, e i coloni provenienti dall’isola di Malaita. Le lotte per
la proprietà terriera e la distribuzione del lavoro avevano portato a una serie
di violenze tra le opposte milizie culminata nel 1998, quando gli scontri causarono
centinaia di morti e oltre 20.000 sfollati. Dopo un tentato colpo di stato (da
parte della polizia, ora praticamente smantellata) e la firma di un trattato di
pace grazie alla mediazione australiana, sembrava che potesse tornare la calma.
Ma nel 2003 la situazione precipitò ancora, e il governo di Kemakeza chiese l'intervento
di Australia e Nuova Zelanda. Ora il film si ripete. "E' un peccato", conclude
padre Capelli, "dopo le violenze degli anni passati si stava lentamente tornando
verso la normalità. L'economia non è mai stata florida qui, ma con l'arrivo degli
aiuti economici si stava rimettendo in sesto. Questi ultimi scontri mostrano che
c'è ancora molto lavoro da fare".Alessandro Ursic