20/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Olmert rinuncia alla ritorsione per l'attentato, ma una punizione collettiva è già in atto
Dopo l’attentato di lunedì a Tel Aviv, uno dei più sanguinosi degli ultimi due anni, il governo israeliano si è riunito per decidere il da farsi e ha annunciato che per il momento non ci saranno ritorsioni.
 
Il Premier israeliano Ehud OlmertRitorsioni. Il Premier israeliano Olmert, ha dichiarato che non ci saranno ritorsioni nel senso che non ci saranno attacchi diretti contro esponenti del nuovo governo di Hamas. Una scelta il cui scopo sarebbe quello mostrarsi compassionevoli, isolando ulteriormente l’Autorità Palestinese. Ma non solo. Ehud Olmert è anche alle prese con la formazione del nuovo governo, una dura offensiva militare avrebbe potuto incrinare la trattative con il Labour di Amir Peretz. Ufficiali israeliani hanno dichiarato che il governo considera Hamas responsabile per l’attentato, anche se lo stesso è stato rivendicato da una formazione rivale, la Jihad Islamica. A differenza da quanto fatto dal Presidente Abu Mazen, i leader di Hamas non hanno condannato l’attentato: lo hanno definito un atto di autodifesa e hanno accusato i leader della comunità internazionale per non aver condannato allo stesso modo anche gli attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza, che nelle ultime settimane hanno ucciso oltre 20 palestinesi tra cui due bambini. Secondo gli esponenti di Hamas dunque, l’attentato sarebbe una reazione alla scia di uccisioni mirate e di bombardamenti su aree abitate delle ultime settimane, ma allo stesso tempo Dan Gillerman, l’ambasciatore israeliano all’Ue, ha fatto notare che da gennaio a oggi l’esercito e la polizia israeliana ritengono di aver sventato 11 attacchi suicidi e di aver arrestato 90 potenziali kamikaze. Secondo Gillerman l’attentato sarebbe un segnale pericoloso della nascita di un nuovo “Asse del terrore, composto da Iran, Siria e dalle organizzazini terroristiche da loro ospitate e finanziate: Hamas e Hezbollah”. Lunedì, dopo l’attentato, le forze armate israeliane hanno arrestato una trentina palestinesi, tra cui anche il padre del sedicenne kamikaze, hanno abolito i permessi di residenza a Gerusalemme per tutti gli affiliati a Hamas e hanno autorizzato l’esercito a incrementare gli omicidi mirati di “chiunque sia legato al terrorismo”.
 
Haniyeh con le forze di sicurezza palestinesiL’embargo dell’Ue. Le dichiarazioni degli esponenti di Hamas in sostegno dell’attacco di Tel Aviv vanno a sconfessare la linea proposta dal il ministro degli Esteri Israeliano, Tzipi Livni, che aveva proposto di considerare atti di terrorismo, non gli attacchi contro i militari israeliani, ma solo quelli contro civili. Quella di lunedì è stata un’azione terrorista a tutti gli effetti, e ha avuto l’effetto di rendere ancora più difficile la trattativa in corso con l’Unione Europea e gli altri finanziatori internazionali, spaventati dalla nuova linea che Hamas sta cercando di imporre all’Autorità Palestinese. Usa e Ue hanno congelato gli aiuti che sono necessari alla sopravvivenza dell’Autorità Nazionale, solo Russia e Iran hanno promesso danaro. L’europarlamentare Luisa Morgantini, ha lanciato un appello dalla Palestina, per segnalare la gravità di una situazione che “non danneggia solo i leader di Hamas, ma tutta la popolazione palestinese. L’Ue –si legge nell’appello – non solo ha sospeso i nuovi finanziamenti ma ha anche bloccato i progetti già in corso nei settori vitali: infrastrutture, sanità, istruzione e altro”. In questo modo, conclude la Morgantini, si indeboliscono le strutture del futuro stato palestinese. La delegazione dei parlamentari europei in visita nei Territori Occupati, ha incontrato gli esponenti di Hamas, i quali hanno ribadito di essere pronti a riconoscere i confini del ’67 e il ruolo dell’Olp (il che implicherebbe anche il riconoscimento di Israele, anche se sabato scorso Khaled Meshaal, capo dell'ufficio politico di Hamas in esilio a Damasco, ha dichiarato che i palestinesi non riconosceranno mai il diritto all'esistenza di Israele nella regione. Ndr). Gli esponenti di Hamas hanno anche ribadito che da oltre 18 mesi il gruppo rispetta una tregua e che continuerà a rispettarla. Il 20 aprile si terrà a Bruxelles una riunione dei responsabili Ue per la cooperazione con la Palestina, in cui gli esponenti della delegazione chiederanno all’Unione di rivedere la propria posizione, per scongiurare la crisi umanitaria a Gaza e per non dare un messaggio politico pericoloso.

Naoki Tomasini

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