20/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Già mille sfollati dopo l'ultima settimana di tensioni nel porto orientale dello Sri Lanka
  Donna costretta a lasciare la propria casa
La situazione è sempre più tesa a Trincomalee, città portuale sulla costa est dello Sri Lanka, dopo le violenze dell’ultima settimana. Circa mille persone sono state costrette a lasciare le loro case e a rifugiarsi in alcune scuole e templi dopo l’attentato a un mercato il 12 aprile scorso, che ha causato 16 morti e che è stato attribuito dalle autorità cingalesi ai ribelli delle Tigri tamil, attivi nel nord e nell’est del Paese. Nonostante i guerriglieri abbiano respinto queste accuse, bande di estremisti cingalesi hanno cominciato a bruciare, per rappresaglia, diverse case abitate dai tamil, provocando decine di feriti. La multietnica Trincomalee, popolata da indù, buddisti e musulmani, è così caduta in una spirale di tensioni comunitarie che hanno reso necessaria l’imposizione del coprifuoco e costretto alcuni operatori di organizzazioni non governative straniere, che si occupano della ricostruzione nel dopo-tsunami, ad abbandonare almeno temporaneamente la zona.
 
Lavoro difficile per le Ong. Abbiamo raggiunto al telefono Chiara Carli, volontaria della protezione civile che da alcuni giorni  si trova a Negombo, nel sud, senza la possibilità di tornare a Trincomalee, dove da agosto segue un progetto del Volontariato internazionale per lo sviluppo (Vis): “In questo momento tutto il personale del Vis ha lasciato Trincomalee in attesa che la situazione si calmi. Dieci giorni fa sono partita per il sud, in occasione del capodanno srilankese,  poi mi è arrivato un messaggio della sicurezza che annunciava l’uccisione di un leader tamil. Nei giorni seguenti i messaggi che riportavano violenze si sono moltiplicati e non sono più potuta tornare indietro. Abbiamo dovuto affidare il nostro progetto di costruzione ai locali con cui siamo in costante contatto telefonico. A Trincomalee la situazione è sempre stata un po’ precaria, ma non ci aspettavamo un tal aumento dei disordini”.
 
Soldati nel luogo dell'attentato del 12 aprileNegoziati in stallo. Si attende di vedere cosa accadrà nei prossimi giorni e soprattutto se ripartiranno i negoziati tra il governo cingalese e i ribelli. Dopo un incontro a Ginevra nel febbraio scorso, un secondo round, previsto inizialmente per ieri e oggi, è stato posticipato ai prossimi 24 e 25 aprile. Il mediatore norvegese del processo di pace, Jon Hanssen-Bauer, ieri ha incontrato esponenti dell’esecutivo e oggi dovrebbe recarsi nel quartier generale delle Tigri a Kilinochchi, nell’estremo nord, per convincerle a riprendere il dialogo. Diversi motivi, tuttavia, le tengono lontane dal tavolo delle trattative. I leader ribelli del nord vorrebbero prima incontrare quelli dell’est, passando liberamente dai territori controllati dal governo. Hanno rifiutato, così, di essere trasportati da una nave sorvegliata dalla marina, ma anche da un elicottero privato, perché ritenuto troppo poco sicuro. Secondo alcuni analisti ed esponenti della comunità internazionale, tuttavia, le Tigri stanno solo cercando di rimandare i negoziati fino a quando Colombo non esaudirà alcune loro richieste. E prima fra tutte, il disarmo dei paramilitari e dell’esercito di Karuna, una frangia di guerriglieri distaccatasi nel marzo 2004, che potrebbe, secondo loro, aver trovato l’appoggio del governo. Le Tigri hanno anche chiesto la cessazione degli attacchi contro la popolazione tamil, minoranza che si trova in prevalenza nel nord e nell’est, le zone teatro del conflitto.
  Donne attendono i corpi dei propri cari morti nell'esplosione al mercato
Rischio di guerra civile. Le violenze, però, che dall’inizio d’aprile hanno causato oltre 70 morti, non sembrano fermarsi. Ieri sono stati trovati i corpi di quattro tamil presso Giafna e solo lunedì 17 aprile almeno otto persone hanno perso la vita in due diversi attentati. Cinque soldati sono saltati su una mina vicino a Vavuniya e tre persone, tra cui un ribelle, sono morti in un’esplosione nei pressi di Giafna. Cinque uomini dell’aeronautica, inoltre, sono rimasti feriti, sempre per una deflagrazione, intorno a Batticaloa. Sempre lunedì scorso, secondo il sito Tamilnet vicino ai ribelli, cinque civili tamil sarebbero stati uccisi dai paramilitari e dai soldati regolari in diversi attacchi. Si teme, dunque, la ripresa della guerra civile, dopo la proclamazione del cessate il fuoco nel 2002, che renderebbe ancor più difficile la vita degli sfollati dello tsunami nelle zone costiere orientali e settentrionali. “Spero che la situazione si risolva presto per la popolazione, già afflitta dalla catastrofe naturale del 26 dicembre 2004”, aggiunge la Carli. “Da allora le cose sono migliorate, ma ci vuole altro tempo. La ricostruzione non si fa in pochi giorni”. Nella zona di Trincomalee gli sfollati hanno ricominciato a entrare nelle nuove case, ma non è chiaro cosa accadrà adesso che altre persone sono rimaste senza un tetto a causa del conflitto.
 

Francesca Lancini

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