24/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo il golpe contro Jammeh, si scatena la reazione del governo
Le promesse, una volta fatte, vanno mantenute. E’ quanto si sarà detto Yahya Jammeh, l’ex-lottatore di wrestling e, dal 1994, presidente del Gambia, che poche settimane fa ha sventato in extremis un colpo di stato ai suoi danni ordito da alcuni membri delle Forze Armate. Dopo aver promesso una “punizione esemplare” per i colpevoli, Jammeh non ha perso tempo. Tra sparizioni misteriose e attacchi alla stampa, l’aria nel piccolo paese africano si è fatta davvero pesante.
 
Il golpe. Esercito e polizia non hanno perso tempo, arrestando in pochi giorni 27 persone, sei delle quali, apparse in televisione, hanno pubblicamente confessato le proprie colpe chiedendo misericordia al presidente. L’ideatore del fallito golpe sarebbe l’ex-capo di stato maggiore Mbure Cham, probabilmente rifugiatosi nel vicino Senegal. Per gli altri 27, Jammeh ha promesso una poco rassicurante “punizione senza pietà”, salvo poi lasciarsi sfuggire cinque dei maggiori indiziati, salvatisi grazie a un colpo di scena degno dei migliori film d’azione hollywoodiani: il 5 aprile scorso, il convoglio militare che li stava trasportando dal Banjul a una prigione a circa 200 km dalla capitale, ha avuto un incidente stradale, che ha permesso ai cinque di darsela a gambe. Una figuraccia per la polizia, o un’abile messinscena per nascondere qualcosa di più grave?
 
Il presidente gambiano Yahya JammehCoperture e depistaggi. PeaceReporter ha contattato Leonard Vincent, responsabile del desk Africa di Reporters Sans Frontieres. “Al momento non abbiamo elementi per smentire o confermare la versione ufficiale, ci limitiamo a constatare che in passato spiegazioni del genere furono utilizzate per coprire sparizioni di persone scomode, o vere e proprie esecuzioni sommarie. Di cui potrebbe essere stato vittima anche il generale Cham”. In effetti, i rapporti tra Jammeh e l’esercito hanno conosciuto momenti difficili in passato, in occasione delle periodiche epurazioni al vertice delle Forze Armate. Salito al potere nel 1994 proprio grazie a un golpe, Jammeh è stato confermato alle presidenziali del 2001. Le prossime consultazioni si dovrebbero tenere quest’anno, e il fatto che il golpe sia stato organizzato proprio adesso non è sicuramente un caso.
 
Jammeh passa in rassegna un contingente dell'esercitoLa repressione. Jammeh si presenterà alle prossime elezioni con un bilancio piuttosto controverso: questo ex-sottufficiale dell’esercito, con un passato da lottatore, è stato l’uomo che ha reintrodotto il multipartitismo nel Paese prima delle elezioni del 2001, ma è stato più volte accusato dall’opposizione di monopolizzare la scena politica, e di avere interrotto, con il golpe del 1994, un processo democratico che durava dall’indipendenza ottenuta nel 1965. A dimostrarlo sarebbero anche i frequenti attacchi alla stampa, a cominciare da quelli contro il quotidiano Independent, i cui uffici sono stati perquisiti dalla polizia pochi giorni dopo il fallito golpe. A oggi il giornale non ha ancora ripreso le pubblicazioni, visto che i suoi uffici rimangono chiusi, mentre tre dei suoi maggiori giornalisti, tra cui il direttore Mady Ceesay e il caporedattore Musa Saidykhan, sono in prigione da quasi due settimane senza accuse formali.
 
Manifestazione in sostegno al presidente JammehStampa sotto tiro. Non è la prima volta che l’Independent finisce sotto il tiro delle autorità, tanto che la sua sopravvivenza è a rischio. “C’è il sospetto che l’operazione contro il giornale sia stata dettata dalla volontà di dare un giro di vite alla libertà di stampa, approfittando del clima particolare del dopo golpe” conclude Vincent. Secondo le autorità, il giornale potrebbe essere implicato nel colpo di stato, ma più probabilmente nei palazzi di Banjul non è stata gradita la pubblicazione di una lista dei presunti golpisti, tra cui figuravano anche personalità non indagate. L’Independent è stato costretto a rettificare, ma evidentemente non è bastato. Rsf ha così chiesto ai membri dell'Unione Africana di fare pressione su Banjul per la liberazione dei giornalisti, se necessario boicottando proprio il prossimo summit dell'Ua, in programma a inizio luglio in Gambia. Basterà? 

Matteo Fagotto

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